Scheda Tecnica di Death Stranding

Disponibile su: PC, PS4, PS5
9.5

TI PIACERÀ SE

NON TI PIACERÀ SE

Dettgli:
Sviluppatore: Kojima Productions
Publisher: Sony Interactive Entertainment, 505 Games
Disponibile per: PC | PS4 | PS5
Genere: Action | Avventura
Data di rilascio: 08/11/2019
Tempo di gioco stimato: 40/50 ORE

Ultime guide

Le vostre recensioni!

La recensione di Claudio Albero
(9/10)

Un tripla A con le meccaniche di un indie, o un indie con il budget di un tripla A, a voi la scelta. Fatto sta che Death Stranding è uno di quei giochi di cui si parla ora e, soprattutto, di cui si parlerà negli anni a venire. Non fatevi ingannare dal semplice "portare pacchi a destinazione", la creatura di Kojima è molto più di un semplice simulatore di consegne.

In Death Stranding vi troverete a passare ore a trovare il passaggio più sicuro, evitando i pericoli dell'immenso mondo di gioco, cercando di recuperare i pacchi dispersi in cui vi imbatterete e, soprattutto, collaborando con altri giocatori per ricollegare ciò che rimane del genere umano.

Non fatevi ingannare dalle tante critiche: Death Stranding è uno di quei giochi che divide il pubblico e la critica, ma che va assolutamente giocato.

La recensione di Michele Longobardi
(9/10)

Non mi preme stare qui a dire che dal punto di vista tecnico e artistico siamo su livelli mai raggiunti in questa generazione di console e che forse dovremo aspettare PS5 e Xbox Series X per rivedere una bellezza del genere, non è importante dire che il doppiaggio fa paura e che l'intreccio narrativo è una sega a due mani al cervello, sono nozioni da recensione che non fregano più nulla a nessuno adesso. Ciò che mi preme dire è che Death Stranding ha riscritto una nuova pagina della storia dei videogiochi grazie alla connessione che instaura tra il giocatore e il personaggio. C'è chi dice che è noioso, è ridondante: ebbene, in molte situazioni è così, Death Stranding è sfiancante, è quasi debilitante e in alcune sezioni è noioso, ma il bello sapete dov'è? Nel fatto che la ripetitività non è dettata da errori nel game design, proprio il contrario, questa ridondanza è ricercata, è una scelta autoriale: Death Stranding DEVE essere seccante e pedante perché crea una connessione giocatore/protagonista totale. Mi spiego meglio: quando giochiamo a Resident Evil 2, per dirne uno, ci divertiamo, ma Leon Kennedy non si sta minimamente divertendo a fare quello che fa, lui avrebbe preferito starsene a casa o che a Raccoon City non fosse successo nulla. Anche noi, certo, possiamo spaventarci, ma durante il gameplay ci divertiamo, andando così a rompere la connessione giocatore/personaggio - e no, non sto parlando di immersione esperienziale o immedesimazione - ma di vera e propria empatia che nasce dal fatto che entrambi NON vogliamo fare quello che stiamo facendo. Sam spesso, durante il tragitto, pensa ad alta voce: "Che palle", "Spero che un giorno mi rimpiazzino" ed è esattamente quello che diciamo noi mentre giochiamo perché stanchi di portare quegli ordini, anche se, in realtà, non stiamo portando un bel nulla, stiamo solo tenendo il joypad in mano. Death Stranding è un'opera magnificente, sperimentale direbbe qualcuno, "strana", "non per tutti". Invero, DS È per tutti perché vuole connettersi con tutti e ci riesce. Non dico che non possa non piacere, è un videogioco e può non attrarre i gusti di molti, ma si prefigge un obiettivo ben preciso e lo raggiunge e lo tiene saldo fortemente, su questo non ci possono essere dubbi.

La recensione di Graziano Salini
(8/10)

Proviamo a parlare di Death Stranding in modo rapido.

Tema: Death Stranding è bello ed imperfetto.

Svolgimento: Death Stranding è bello bellissimo, ma bello del tipo che la sindrome di stendahl fa capolino più e più volte durante una run (la mia è durata tipo 45 ore, fatta moooooolto di corsa).

Farsi prendere dal magone quando partono i low roar e si osserva lo sterminato fallimento americano è naturale, quasi quanto lo è sedersi ogni tanto mentre fuori piove (giusto perché ci sono robe molto "comfy" nel gioco) o sentire il gelo che ti scava nelle ossa mentre tenti di fare delle consegne a gente che abita letteralmente sulla cima del monte "vai a fare in culo".

Questa sindrome di stendahl è alimentata da un comparto tecnico/artistico ai massimi assoluti della generazione, con un titolo per Playstation 4 che sembra provenire dal futuro ed uno Yoji Shinkawa e soci in stato di grazia divina. Le musiche originali scritte per il gioco fanno il loro lavoro splendidamente e gli artisti per i featuring scelti per il gioco (ovvero Low Roar, Silent Poets o i Chvrches, lasciamo da parte quelli di DS: Timefall) ci stanno parecchio.

Il gameplay del titolo, diviso grossolanamente in due frangenti vola mediamente molto in alto: le parti legate alle consegne e all'aspetto survival sono le migliori cose mai partorite da Kojima. Sam per sopravvivere può fare mille cose diverse, tutte molto belle e divertenti ed il gioco non fa altro che aggiungere nuove meccaniche con cui rimpolpare il piatto sino a tre ore prima del finale.

I momenti "alpinisti" del titolo sono tra le cose più care che mi porterò nel cuore videoludico per quest'anno, momenti di perfetto equilibrio tra lo "spacco tutto" e "chissà che cazzo c'è sulla cima di quel monte". Ancora una volta a farla da padrone è l'equilibrio che Kojima ha messo in queste meccaniche, malleabili al punto giusto per qualunque tipo di giocatore, in grado di andare incontro al completista o allo speedrunner wannabe del caso.

A scricchiolare sotto il peso delle idee kojimiane sono state tre cose:

1) le bossfight, le più brutte di sempre per un titolo con Hideo alla guida. Kojima non si è manco avvicinato alla bossfight più brutta di un qualsiasi metal gear, dal punto di vista puramente ludico. Le bossfight sono tutte prove di resistenza in cui dover semplicemente schivare gli attacchi (pochi e semplici, a prescindere dal livello di difficoltà) e in alcuni casi sono semplici specchietti per le allodole (tipo le bossfight improvvise che compaiono in uno dei capitoli prima della fin si possono skippare semplicemente uscendo dal catrame).

2) Le sezioni di "shooting" (volendo evitare spoilers) semplicemente sono zavorrate da un sistema di controllo non sempre all'altezza, non abbastanza reattivo e troppo "pesante"
per un esperienza di gioco divertente.

3) Il flusso della narrativa è un casino: certe cose sono state spiegate fin nei minimi dettagli, altre lasciate al caso. È pieno di simbolismi un po' tirati per le orecchie, pieno di scene che ripetono cose già detto, pieno di spiegoni (specie verso la fine) che potevano essere resi decisamente più semplici. Da una parte mi rendo conto del perché sono state fatte determinate scelte (non voler ripetere gli errori fatti con MGSV,) ma dall'altra l'ho trovata una soluzione semplicemente inelegante

Molto belli i personaggi , molto bella la regia, magistrale l'interpretazione (Mikkelsen mostro assoluto e Norman Reedus onestamente incredibile, una monoespressione in grado di comunicare TANTISSIMO) degli attori/personaggi e super carino il multiplayer asincrono (che merita un discorso a parte).

TLDR: COMPRATE DEATH STRANDING e SPOLPATELO SECONDO IL VOSTRO GUSTO. E' UN TITOLO CHE PLAUSIBILMENTE GENERERA' TANTI PICCOLI SEGUITI SPIRITUALI E RIEMPIRA' IL MERCATO DI "STRANDINGLIKE". STIAMO PARLANDO DI UN GIOCO CHE RIEMPIRA' LE CHIACCHIERATE DI MOLTI TIPO DARK SOULS PER ALMENO UN PAIO D'ANNI.

Lo sapevi che?

Il cast per il gioco presenta una selezione diversificata di attori e attrici di tutti i media, essi forniscono le loro voci e/o phisique du role per il gioco.
Con loro ci sono attori televisivi (Norman Reedus, Lindsay Wagner), star di Hollywood (Mads Mikkelsen, Léa Seydoux), registi (Guillermo del Toro, Nicolas Winding Refn), attori di teatro (Tommie Earl Jenkins), e un doppiatore di fama mondiale (Troy Baker).

Death Stranding è il primo gioco originale su cui Kojima ha lavorato in 13 anni ed è il primo gioco non Metal Gear che ha diretto in 22 anni.

Secondo questa intervista , Death Stranding è la prima volta di Earl Jenkins nel motion capture.

Hideo Kojima e Norman Reedus erano presenti ai Game Awards del 2017 e sono saliti sul palco dopo la premiere del nuovo trailer di Death Stranding.
In questa occasione dissero che i due lavoravano di nuovo insieme, e nello specifico Norman disse: "And nothing is gonna stop us this time!"

Il discorso si riferiva al maltrattamento di Konami nei confronti di Kojima e al progetto Silent Hills, che purtroppo è stato cancellato.

Kojima ha dichiarato di essere un fan di "The Bionic Woman" da quando aveva 13 anni e Lindsay Wagner è stata la sua prima scelta per quel ruolo.

Il concetto del nome è anche il suo tema chiave, ovvero l'arenamento dei cetacei.
L'evento ovviamente è più interessante da seguire nel gioco che nella realtà, tuttavia Kojima si è fatto carico del tema ambientale mostrando le rive delle spiagge con i diversi crostacei, pesci e cetacei arenati.

Tutte le torte apparse in Death Stranding sono fatte a mano.
Sono stante scansionate e poi se le sono mangiate. Capito i furbetti?

Il gioco è in lista tra i migliori giochi per Playstation 4 di sempre!

Il gioco ha un Playerscore di 9.2 tra i migliori giochi di Avventura!

Video Recensione Death Stranding


Dal creatore della saga di Metal Gear Solid, Hideo Kojima torna con un gioco particolare e controverso sviluppato dal team della Kojima Productions con la collaborazione di Guerrilla Games.

Sam è un corriere scomparso dalla circolazione per anni, il quale torna per scoprire che le Città Unite d’America hanno bisogno di lui.

La popolazione è divisa, isolata in città sotterranee atte ad evitare gli effetti di un evento noto come Death Stranding, ma c’è bisogno di unione se si vuole sopravvivere.

Sam è l’individuo adatto a questo compito e sarà accompagnato da un variegato cast di personaggi pronti a fornirgli supporto e istruzioni per affrontare i pericoli della superficie e raggiungere Edge Knot City oppure ad ostacolarlo nei modi peggiori.



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Scheda tecnica a cura di:

Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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