Hideo Kojima e le similitudini tra Death Stranding e la nostra pandemia

In molti ci avranno sicuramente pensato: Death Stranding ha praticamente portato sui nostri schermi, in maniera quasi profetica, una situazione dannatamente simile alla pandemia che ci ha regalato questo fantastico 2020. Anche Hideo Kojima, celebre autore del videogioco, ha parlato di queste similitudini durante un’intervista con i colleghi di IGN.

Secondo la visione di Kojima, quando lui ha iniziato a concettualizzare Death Stranding e a lavorarci sopra, il mondo stava vivendo una situazione di divisione e isolamento nonostante la tecnologia avesse permesso connessioni con tutti in tutto il globo: dalle infrastrutture come il world wide web e il Wi-Fi fino ai media nati in questo contesto come i social, tutto è entrato a far parte della vita di ogni giorno cercando di metterci sempre più in stretto contatto.

Eppure, Kojima vedeva che tutto ciò non ha fatto altro che isolare le persone e dividerle. La sovrabbondanza di connessioni ha portato spesso a ricorrere al conflitto, al bullismo, allo scherno e così via, amplificando sentimenti negativi tra le persone piuttosto che unirle. Lo scopo di Kojima quindi, creando Death Stranding, era quello di creare connessioni positive.

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Kenji Yano, uno degli sceneggiatori di Death Stranding, ci racconta che all’epoca della scrittura della storia ancora non si parlava di Brexit, e ovviamente ancora non era in corso la pandemia che stiamo vivendo oggi causata dal coronavirus. I primi eventi “divisivi sono iniziati ad accadere durante la lavorazione della sceneggiatura, tra il 2016 e il 2017: sovranismi al potere, Gran Bretagna in uscita dall’Unione Europea, e si vociferava addirittura la stessa sorte per la California con gli Stati Uniti d’America. È in questo contesto che gli sviluppatori di Death Stranding credevano di star fotografando esattamente il mondo sull’orlo di una grande divisione.

Ironia della sorte, Kojima ha consigliato agli sceneggiatori uno scrittore sci-fi giapponese, Sakyo Komatsu, autore di un romanzo chiamato Virus. Anche questa opera è stata ovviamente di ispirazione per il titolo: una minaccia in grado di decimare la popolazione, e persone sempre più isolate e impossibilitate a uscire fuori dalle proprie abitazioni.

Ovviamente nessuno si sarebbe mai aspettato l’arrivo di una pandemia, sia prima che dopo la pubblicazione di Death Stranding. Le similitudini tra il nostro mondo reale e quello dell’universo narrativo immaginato da Kojima e dai suoi collaboratori sono sorprendenti, ma non sono sicuramente dovute a una profezia. Sebbene menti come quelle di Kojima e di Komatsu siano in grado di leggere fra le righe di ciò che succede attorno a loro nel mondo, ha giocato un ruolo importante anche la casualità.

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Articolo a cura di Alessandro Colantonio

Game designer in erba e chitarrista a tempo perso. Nasce all'ombra del Vesuvio nel 1991, muove i suoi primi passi nel mondo dei videogiochi su un Windows 95 all'età di 5 anni, e diventa presto un Allenatore di Pokémon.

Bazzica tra radio web e band durante i suoi studi universitari tra Napoli, Roma e Milano, per diventare un mittente di mail professionista per annunci di lavoro che non avranno mai risposta.

Prima di approdare a Player.it si è distinto nella fan-community di Pokémon Millennium diventandone rapidamente editorial supervisor e simultaneamente PR, garantendo alla redazione del portale un flusso costante di videogiochi per Nintendo Switch da recensire.

I suoi generi preferiti sono i gestionali, gli strategici, i tattici e i GDR. Tuttavia, essendo un accumulatore seriale di videogiochi, cerca sempre di giocare ogni titolo che gli capita sotto mano.

Ha una perversione per le pratiche fandom, i cani e la birra artigianale. Adora D&D, va in ira e carica.

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