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Il papà di God of War non vede l’ora di giocare Assassin’s Creed Valhalla

Assassin's Creed Valhalla, Assassin's Creed, Ubisoft, Cory Barlog

Di fatto, il nuovo episodio di Assassin’s Creed, Valhalla, sarà il primo videogioco a portare sui nostri schermi l’ambientazione vichinga dopo God of War, che dell’immaginario nordico ha fatto una sua colonna portante. Ebbene, se qualcuno si è chiesto cosa Cory Barlog abbia pensato della decisione di Ubisoft di riproporre il tema in qualche modo, eccovi accontentati:

Da brava super star del videogioco, Barlog non ha esitato a intervenire su Twitter elogiando il lavoro di Ubisoft e parlando di come sia curioso di vedere la stessa ambientazione di quello che è tutt’oggi il suo capolavoro autoriale riletta dal punto di vista di altri creativi.

In effetti, parlare di una “somiglianza” fra i due progetti può essere fuorviante, soprattutto se andiamo oltre il fatto palese che Ubisoft abbia scelto lo stesso “tema” di GoW. Come infatti argomentava il nostro Michele Longobardi nel suo speciale sulla questione, mentre God of War raccontava l’aspetto mitologico del popolo vichingo, l’approccio di Assassin’s Creed sembra essere molto più vincolato alla narrazione di un episodio storico, ovvero le incursioni dei popoli scandinavi nelle isole britanniche nel periodo altomedioevale.

Cory Barlog, God of War, Santa Monica Studio

Molto più interessante sarà constatare quanto Assassin’s Creed Valhalla saprà rielaborare l’immaginario di una delle serie storiche più famose dell’ultimo decennio, quel Vikings che, seppur giustamente criticato per le numerose imperfezioni storiche, ha appassionato milioni di spettatori.

Ubisoft riuscirà a proporre una sua visione originale della vicenda dei raid vichinghi in terra inglese o i fan di Vikings si troveranno davanti la sagra del deja-vù (sempre che questo non sia in effetti ciò che vogliono)?

FONTE DualShockers

Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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