Assassin’s Creed Valhalla: 4 cose da sapere sull’epopea dei vichinghi

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Assassin’s Creed Valhalla è uscito da pochi giorni, portando migliaia di giocatori a ripercorrere le gesta del periodo delle razzie vichinghe nelle isole inglesi del IX secolo, un periodo molto affascinante di sicuro molto conosciuto dai fan di serie popolari come Vikings e The Last Kingdom, e… come? Non hai mai visto né The Last Kingdom né Vikings? Allora ti proponiamo un breve riassunto della cornice storica di Assassin’s Creed Valhalla, giusto per entrare nel mood giusto per affrontare la storia di Eivor anche i giocatori a digiuno delle storia di Ragnar Lothbrok o Uhtred di Bebbanburg.

Iniziamo!

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1. Chi erano i vichinghi?

La domanda può sembrare banale, dato che tutti conoscono l’epopea vichinga grazie ai tanti film, romanzi, fumetti e serie televisive su questo popolo leggendario, ma qualche dato storico può essere interessante.

Con “vichinghi” ci riferiamo a guerrieri della Scandinavia, della Danimarca e persino delle coste settentrionali della Germania che fra l’VIII e l’XI secolo si espansero verso varie parti d’Europa praticando una politica di conquista per sostentarsi.

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Raggruppati in clan organizzati rigidamente e su un’economia basata su caccia, pesca e ovviamente razzia, i vichinghi sono storicamente i praticanti della religione norrena (per intenderci, i loro dei Odino, Thor e Freya).

Al termine della loro epopea, i Vichinghi erano arrivati in Francia, parti dell’Europa orientale, ma anche Costantinopoli, Medio Oriente e Italia meridionale.

Oltre che, com’è ovvio, tutte le isole britanniche.

2. Com’era l’Inghilterra al tempo di AC Valhalla?

La storia di Eivor è una storia di invasione e conquista, con i clan vichinghi decisi a sbarcare su suolo britannico per accaparrarsi nuovi territori, ricchezze ed espandere la propria influenza militare e culturale.

All’epoca dello sbarco di Eivor e del suo clan, l’Inghilterra è già invasa da altri clan vichinghi (ricordiamo che gli eventi di Valhalla si collocano dopo l’epopea di Ragnar vista in Vikings, per esempio), ma a resistere all’invasione c’è ancora il Wessex, ultimo di sette regni cristiani (raggruppati in un sistema conosciuto come Eptarchia) retto dal leggendario Re Aelfred.

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Si tratta di un territorio selvaggio, fatto di piccoli villaggi o cittadelle isolate governati da signori locali, con una popolazione da discendenti dei romani, da quelli dei britanni di stirpe celtica e, ovviamente, dai sassoni.

3. Che tipo di invasione fu?

L’arrivo dei vichinghi in Inghilterra è passata alla storia come una vera e propria “stagione di assalti” continuata per circa un secolo e attraverso varie generazioni.

Non sappiamo ancora quali furono i veri motivi storici che portarono ad assaltare le coste inglesi per così tanto tempo, e anzi è un argomento molto dibattuto, ma oggi gli storici si dividono fra coloro che danno spiegazioni legate alle difficoltà di far prosperare un territorio difficile come la Scandinavia alla crescita dell’importanza del commercio per il suo popolo.

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Una cosa è certa: arrivati su suolo inglese, i vichinghi misero profonde radici su una terra che ancora non aveva un’identità unitaria né una forma di governo centrale, fatto che col corso del tempo fece sì che dessero un contributo culturale alla nascita dell’identità inglese.

4. Gli inglesi attuali possono dirsi un po’ “vichinghi”?

Le tracce degli insediamenti vichinghi in tutte le isole britanniche sono moltissimi e partono da una parte dalle tracce linguistiche lasciate nella lingua inglese (esempio banale: il suffisso “-son” al termine di molti cognomi, come “Johnson”, è un retaggio scandinavo, così come in vari toponimi (come quello della città di York, conosciuta all’epoca come Jorvic).

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Un segno di un passaggio profondo e prolungato nel tempo e di una presenza stabile degli ex-invasori nel corso del tempo.

Bene, speriamo a questo punto di avervi dato una buona infarinatura storica per lanciarvi nel mondo di Assassin’s Creed: Valhalla: in bocca al lupo, e che Odino vi guidi.

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Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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