Vichinghi e Covid-19? Ubisoft ci è riuscita in qualche modo

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Assassin’s Creed Valhalla potrebbe essere il primo videogioco di forte impatto a menzionare il Coronavirus al suo interno.

Dalle prime indiscrezioni di coloro che l’hanno giocato sembra infatti che esplorando il mondo al di fuori dell’Animus (cosa possibile fra le diverse sezioni di gioco) Layla, la nostra alter-go, possa imbattersi in una mail in cui l’interlocutore precisa di “Non avere il Covid”,un riferimento certo minore e che non impatta sulla storia, ma che colpisce.

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Di fatto, si potrebbe trattare della prima traccia storica del terribile Covid-19 in un’opera videoludica, cosa resta ancor più d’impatto dal fatto che l’epidemia è (ahinoi) ancora in corso e che il gioco era in corso di produzione o post-produzione proprio nei mesi di maggior virulenza del virus. E fa impressione il fatto che a scegliere di “trattare” la questione sia stato una delle serie più popolari, diffusi e amate.

Ma crediamo che i giochi che lo faranno saranno sempre di più, in futuro.


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FONTE Dualshockers

Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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