Assassin’s Creed Rogue – Recensione


Recensione testuale a cura di Giulia Ambrosini

Lasciamo per un attimo la Parigi infiammata dalla prima Rivoluzione per iniziare una nuova avventura fra le gelide acque del Nord Atlantico. Assassin’s Creed Rogue chiede di compiere un passo indietro, sia in termini di hardware che di meccaniche, tornando a focalizzarsi sulle vicende lasciate in sospeso nei precedenti capitoli per chiudere il cerchio sulla famiglia Kenway e i suoi alleati. Non siamo ancora certi che si tratti dell’ultimo capitolo per vecchia generazione, e la scelta di rilasciare solo successivamente la versione PC sembra un po’ un pretesto per separarlo nettamente da Unity pur inserendo i dovuti riferimenti.

DA ASSASSINO A CACCIATORE
La nuova avventura targata Ubisoft si colloca tra il 1752 ed il 1761 quando ancora Templari ed Assassini lottavano fra loro per aggiudicarsi la possibilità di influenzare e governare le colonie inglesi. Il protagonista è Shay Patrick Cormac, giovane adepto della Confraternita degli Assassini affascinato dal Credo della Fratellanza ma troppo ostinato per sottostare di buon grado alle rigide regole dell’Ordine. Di fronte al tragico epilogo della missione che gli era stata affidata, Shay rivaluta le intenzioni dei suoi confratelli e presto decide di passare alla storica fazione nemica. L’elemento cruciale di Assassin’s Creed Rogue consiste infatti nell’evoluzione del protagonista, che si trasforma da Assassino a vero e proprio Cacciatore di coloro che hanno tradito le sue speranze. Questa importante novità negli equilibri della serie introduce delle sfumature interessanti nelle missioni legate alla storia, che naturalmente si evolvono in maniera differente rispetto al passato, ma non riesce a sfruttare in maniera avvincente le possibilità offerte. Indossare gli abiti di un Templare consente al giocatore di utilizzare per la prima volta un arsenale più evoluto tecnologicamente, in particolare per quanto riguarda le armi da fuoco, pur senza stravolgere nulla in termini di meccaniche. Da questo punto di vista infatti, Rogue recupera quasi integrale le meccaniche già consolidate ampiamente con i capitoli precedenti, finendo addirittura per riciclare molti elementi presenti in Assassin’s Creed III e Black Flag, come la struttura dei menù, la gestione ed il potenziamento della nave Morrigan, le sequenze di caccia nella frontiera e i dardi soporiferi e del furore, utilizzabili in questo capitolo con il fucile ad aria compressa anziché la cerbottana. La componente navale, che in Black Flag era ampiamente giustificata dalle avventure piratesche vissute da Edward, qui appare un po’ forzata, soprattutto nella parte iniziale della campagna dove viene riservato pochissimo spazio alla presentazione dei personaggi e in men che non si dica ci si ritrova incaricati di una missione importante e costretti a recarsi da un capo all’altro della mappa navigando per mare. Le battaglie navali e la realizzazione tecnica del mare mantengono ancora un altissimo livello, e certamente contribuiscono a rendere Rogue un titolo godibile e divertente, ma va anche osservato come Shay non sia né un marinaio, né un pirata e ad un certo punto si senta la mancanza di un po’ d’azione sulla terraferma.


MOLTI CONTENUTI MA NESSUNA NOVITA’
Sul fronte dei contenuti Assassin’s Creed Rogue si dimostra estremamente ricco, proponendo come da tradizione un numero elevato di missioni secondarie e moltissime attività da svolgere in ogni angolo della vasta mappa di gioco, ancora più grande rispetto a quella del precedente capitolo. Molte delle attività consistono comunque nella raccolta dei collezionabili, nella risoluzione di enigmi legati alle pitture rupestri nelle grotte delle isole e in quelli legati ai totem. Non si può certo dire che il gioco sia povero di cose da fare, ma se siete alla ricerca di un titolo sostenuto da una narrazione avvincente potreste rimanere delusi. La necessità di portare a conclusione troppe vicende rimaste in sospeso tra le sequenze del passato e gli intermezzi del presente presso l’Abstergo, impedisce di creare un background narrativo sufficientemente forte e molte azioni vengono giustificate in modo sbrigativo e poco coerente. Non assistiamo ad una conclusione definitiva sulle vicissitudini millenarie tra Templari ed Assassini, e questa avventura vissuta tutta d’un fiato alla fine non lascia pienamente appagati, pur offrendo qualche colpo di scena interessante e alcune sequenze ben costruite. La varietà non è comunque il punto di forza di questo nuovo capitolo, e assistiamo ancora una volta all’utilizzo come riempitivo delle discutibili missioni di pedinamento, in cui si è costretti tutto il tempo a mantenere il contatto visivo con il bersaglio per non essere desincronizzati. Risultano invece interessanti le missioni in cui oltre a dover portare a termine un obiettivo dovremo prestare attenzione agli Assassini nascosti nell’area, che risulteranno più difficili da controbattere e più scaltri. I combattimenti con gli altri nemici invece risultano sottotono per via di un sistema ancora troppo coreografato e automatico che non introduce nessuna novità e propone ancora una intelligenza artificiale mediocre.


LE ULTIME CARTE DELLA VECCHIA GENERAZIONE
Nonostante la forte sensazione di Dejà Vu, Assassin’s Creed Rogue si distingue per l’introduzione di un’ambientazione ricca di fascino mai esplorata prima, ossia il Nord Atlantico, con i suoi ghiacci e le splendide aurore boreali che rendono la navigazione un’esperienza godibile. Sono invece meno carismatiche le città coloniali come New York, che non proponendo particolari strutture che svettano verso il cielo, risultano piuttosto piatte e anonime. Il motore grafico riesce comunque a restituire ancora scorci ambientali suggestivi e una fluidità in game molto soddisfacente. Permane comunque il classico popup di elementi e texture, spesso sacrificate per riuscire a gestire tutto ciò che è presente a schermo e numerosi glitch sempre piuttosto divertenti legati alla ciurma e alla Morrigan, oltre ad alcune azioni non volute nei movimenti. Il titolo non nasconde un po’ di superficialità in fase di sviluppo. Si tratta infatti del primo capitolo che non possiede una soundtrack caratteristica bensì recupera e modifica lievemente il Main Theme del secondo capitolo, mentre l’accompagnamento sonoro generale è piuttosto assente. Grosse lacune sono percepibili anche nel doppiaggio italiano, che purtroppo si conferma come poco impegnato e avvincente con alcuni errori nell’assegnazione della lingua ai nemici.


CONCLUSIONE
Assassin’s Creed Rogue parte da premesse molto promettenti cercando di offrire per la prima volta al giocatore un’avventura nei panni di un Templare. Questa scelta tuttavia non si riflette in una maggiore profondità nel rapporto tra le due fazioni e in maniera un po’ sbrigativa cerca di portare a conclusione una storia fatta di scelte poco ponderate. Il titolo presenta la metà delle sequenze che componevano la campagna del precedente capitolo e costituisce una sorta di riassunto o espansione di quanto offerto con gli altri capitoli della saga americana. Forte di meccaniche ormai consolidate e sempre divertenti, Rogue è comunque un titolo consigliato per i fan della serie, anche se il prezzo di vendita attualmente non giustifica pienamente l’acquisto.

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Articolo a cura di Redazione Player.it

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