Il Simbolo del Clan

Di Brujah ne ho conosciuti tanti, ruolisticamente parlando, eppure di questi pochi mi hanno davvero colpito. Se mi sforzo riesco a contarne quasi cinque.
Che vuol dire questo? Che pochi, davvero pochi, hanno capito cosa sia un Brujah e ancor meno si sono degnati di leggere il Clanbook dedicato a questo Clan.
A contrario molti, troppi, credono di sapere perfettamente cosa sia un Brujah: un testadicazzo vestito di pelle e catene che “siccome ha la Frenesia facile” può giocare come cazzo gli pare.

No, ne ho conosciuti troppi di Chiare, Sare, Aurelii, Andrei, Franceschi etc. etc. etc. per confidare in una razza umana che sappia cosa voglia rappresentare questa “famiglia” di vampiri; eppure non è cosi difficile: il Brujah è una creatura tormentata e dominata dalle proprie emozioni.

Perché dico questo?
No, prima che ci pensiate, non mi sto arrogando nessun diritto di giudicare il gioco degli altri. Mi attengo piuttosto ai fatti. Volete capire perché? E va bene, vi accontento subito… ma poi non dite che avevo ragione: sono stufo di avere ragione.

Nonostante molti di voi possano star pensando che “ecco, ora tirerà fuori l’esempio di Cristof Romuald, il crociato protagonista di Vampiri Redemption“, ed aver quindi già vinto a mai basse, farò di più: mi atterrò a fonti “ufficiali” cosi che i vari suddetti non possano attaccarsi alla fandonia che “il videogioco non è canonico” (per’altro argomento sterile, Redemption è assolutamente canonico, romanzato forse in alcuni tratti per facilitare lo scorrere di un videogioco, ma assolutamente canonico).

Dopo questo lungo, ma necessario, preambolo possiamo iniziare.
Avrei tanto voluto scrivere una battuta alla “se io vi dicessi un nome, che so… e aggiungere il nome in questione del protagonista della storia che sto per raccontarvi ma purtroppo un nome non posso fornirvelo perché costui un nome non lo ha, perché, dopotutto, questa è “Una notte come un’altra“, la narrazione introduttiva del “Libro dei Clan: Brujah” e al protagonista di una storia con un titolo simile non serve un nome, serve un fatto, un fatto che “inizia in una notte buia e tempestosa”.

Siamo alla fermata di un autobus.
Il nostro “Eroe” ha fatto incidente con l’auto e ora si trova costretto ad attendere  il bus alla fermata. Vicino a lui un “Silenzioso Uomo” con cui cerca di scambiare il minimo del contatto umano. Forse qualcosa dentro di lui gli sta suggerendo di non attirare l’attenzione, forse il suo subconscio gli sta consigliando di fingersi morto come un opossum perché ha capito di essere una preda, forse semplicemente non vuole davvero che provi a vendergli qualcosa come una “multiproprietà o altra cianfrusaglia del genere”. Non lo sapremo mai, il “Silenzioso Uomo” rompe il silenzio con un “non succederà mai!

Proviamo a fare un po di “retroengineering” (da quando i miei amici ingegneri mi hanno insegnato questa parola tendo ad abusarne, eheh mi piace il suo significato e il come lo dico) ed immaginatevi voi ora a quella fermata.
Siete li seduti per i fatti vostri mentre state pensando che riuscireste ad arrivare al bar dall’altro lato della strada, comprare un panino, e tornare indietro in tempo per prendere l’autobus quando la persona vicino a voi esordisce cosi: “non succederà mai!“. Beh, io mi cacherei sotto spaventerei molto, ma il nostro “Eroe” no. Rimane stupito, certo, ma razionalizza la cosa ed intavola una discussione con il “Silenzioso Uomo” da cui riceve una serie di complimenti sul fatto che lui sia una persona che sa quello che vuole.
E pensare che dai pensieri del nostro “Eroe” si sa per certo che lui voleva solo mandarlo al diavolo e tornare a casa per vedere la puntata di “Grande Fratello” in TV.
Eh, va beh, anche i Vampiri sbagliano; che poi diciamocela tutta, i Brujah hanno Ascendente, Potenza e quell’altra li, si, Velocità ecco… mica Auspex come Disciplina. Capita che capiscano fischi per fiaschi anche loro.
Poi buio.

Il racconto reinizia a casa del nostro “Eroe“.
Nuovamente la pioggia è l’elemento atmosferico protagonista, un elemento che ha sempre caratterizzato i momenti più importanti della sua vita protagonista, come lui stesso ha sottolineato, e che quindi non poteva mancare in questo momento.
Una figura alla finestra attira la sua attenzione. E’ il “Silenzioso Uomo” che è appollaiato sul cornicione e, in una posizione innaturale eppur che sembra a lui comoda, attende quando la sua preda gli aprirà la finestra e lo inviterà ad entrare (le vecchie abitudini sembrano dure a morire).
Il racconto prosegue piuttosto velocemente. Il “Silenzioso Uomo” sembra muoversi in modo assolutamente meccanico, come se replicasse delle operazioni fatte infinite volte o comunque che già conosca a menadito. Qualche battuta melodrammatica con l'”Eroe” mentre traspira l’unica emozione che sin ora sembra aver voluto mostrare, anzi no, non si respira alcuna emozione, o meglio non si respira alcuna emozione provenire dal “Silenzioso Uomo“. Il nostro “Eroe” è infatti preoccupato, ha un intruso dentro casa, non gli è ben chiaro perché gli abbia aperto (ah, potenza dell’Ascendente) e quindi l’unica reazione sensata è quella di afferrare un coltello da cucina e piantarglierlo nella schiena appena questi si reca in direzione del bagno per preparargli “la vasca“.

Prendi quel coltello e fai quello che devi. Io vado a prepararti il bagno!
In realtà il “Silenzioso Uomo” ha tutto ben chiaro in mente. Il piano è: sbigottire la propria vittima con un ingresso a sorpresa, buttarla con un calcio in una posizione di inferiorità e dunque scatenare una reazione, stordire la sua vittima con frasi a effetto, farsi colpire dal coltello e distruggere cosi sua sospensione di incredulità davanti all’inutilità del gesto, abbassare le sue difese psichiche ormai in preda all’incomprensione di quanto sta avvenendo e soggiogare la sua volontà convincendolo che suicidarsi nella vasca è la cosa migliore da fare. Mai uso più sottile di Potenza ed Ascendente fu scritto in un manuale. Signori. Se mi fermo ancora una volta a pensarlo posso dire solo “insegnami maestro“.

Quel che succede dopo è un grande classico: “Eroe” si riprende, ha fame, è palese, ma fortunatamente ha mangiato qualcosa. La sua vicina di casa è riversa a terra con la gola squarciata. Il primo pasto ha saziato la sua prima fame e la Frenesia Alimentare non sembra volerlo cogliere. Manca solo la voce fuori campo dell’Imperatore Palpatine che ci sussurra in un orecchio “sembra che tu l’abbia uccisa in preda alla furia, ma il “Silenzioso Uomo” non è uno sprovveduto e si limita ad un “Benvenuto fra noi!“.

L’incredulità della sua nuova condizione lascia presto il campo alla necessità di muoversi in fretta. Veloci e sterili frasi come “Sei stato tu a volerlo!” chiudono la questione morale. La Bestia viene messa facilmente a tacere con questo scambio di argomentazioni e lascia il campo alla constatazione di aver ucciso una persona per cibarsi del suo sangue e ad un annesso conato di vomito, figlio della situazione e motore della prima lezione impartita dal suo nuovo sire: “Non sprecarlo, idiota!” seguito da un “Mandalo giù. Ti servirà dove stai per andare!“.

Il racconto finisce cosi e sono certo vi starete chiedendo: ma dove è la Rabbia? Dove sono le Frenesie e gli scellerati eccessi? Perché Andrea hai voluto collegare questo articolo a questa emozione?
E’ inutile che vi chiediate se vi siete persi qualcosa. No, non vi siete persi nulla perché la Rabbia arriverà qui, in questo momento, quando vi svelerò il segreto di questo racconto.

Vedete, ho mentito quando vi ho detto che non sarei ricorso all’esempio di Cristof Romuald quale miglior esempio per un Brujah dominato dalle proprie passioni piuttosto che dalla sconsiderata furia: Cristof Romuald è il miglior esempio che mi è venuto in mente e credo che sia la cosa che si avvicini di più ad un idea di Brujah.

Ma allora perché tutto questo papiro? Per spiegarvi cosa è un Brujah e cosa è un Vero Brujah.
Si, avete capito bene: “Eroe” e “Silenzioso Uomo” sono due Veri Brujah e non lo avevate mai capito. La sentite? Sta salendo la Rabbia, eh? Tutto quel tempo li, sotto gli occhi e non lo avevate mai visto. Tranquilli, non lo avevo notato nemmeno io sino a qualche giorno fa.

E’ infatti successo che mentre mi preparavo a scrivere quanto leggete mi soffermassi su alcuni dettagli snocciolati qui e li nel romanzo, ma prima di arrivare a questo serve un breve inciso. Leggendo la narrazione è chiaro che qualcosa non quadra: il “Silenzioso Uomo” è sempre troppo calmo, si comporta sempre come se sapesse perfettamente cosa sta pensando “Eroe“. E se invece non fosse cosi, non leggesse nella mente, ma fosse in grado di prevedere il futuro? Sento Temporis dire li in fondo? Tranquilli, non è l’unico elemento a supporto di questa teoria, perché si,è una teoria, una mia personale interpretazione che mi sento di voler condividere con voi. A questa si aggiunge la costante sensazione che quei due tizi non hanno emozioni, hanno una Bestia sopita. Il loro modo di reagire alle cose è distante, asettico, fin troppo sopito per “bestie” che dovrebbero andar in frenesia ogni tre per due.

E poi la ciliegina sulla torta. Il racconto è tempestato di richiami temporali.
Eroe” ne cita molti durante il suo racconto: “diedi un occhiata al mio orologio – 18:27“; “almeno nove minuti buoni prima che l’autobus si facesse vedere“; “essere di ritorno in tempo per la prossima corsa“; “tornare qui in tempo per prendere l’autobus“; “arrivare a casa in tempo“; “non ha senso perdere altro tempo“; “la sveglia dardeggiava ancora e ancora un irritante 00:00“; “è tempo che tutti gli altri ti conoscano“.

Certezza non l’avremo mai se “Eroe” e “Silenzioso Uomo” sono davvero due Veri Brujah o solo semplici Brujah. Ciò che sappiamo per certo, però, è che Cristof Romuald è un ottimo esempio di cosa è un Brujah e sopratutto che voi in questo momento, che voi siate d’accordo o in disaccordo con quanto sostengo voi ora…

state sperimentando Rabbia, molta Rabbia.

Ed io mi ritengo molto soddisfatto di questo.

P.S. Ora fate un test: recuperate questo manuale, leggete il racconto e fatemi sapere se, alla luce di quanto vi ho detto, anche voi ora la pensate come me.

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