5 motivi per cui Judgment è uno dei migliori giochi della generazione

perché bisogna acquistare judgment

Difficile mettere d’accordo tutti quando si stilano classifiche del tipo “i migliori giochi della generazione”, qualcuno va escluso, anche dolorosamente, però ci sono titoli che hanno il triste destino di finire tra gli esclusi più spesso di altri.

Giochi come The last of Us, Red Dead Redemption e God of War un posto lo troveranno sempre, e ci mancherebbe, mentre Prey non sempre viene considerato, nonostante sia la massima espressione del lavoro di Arkane Studios. Allo stesso modo, è raro trovare in queste classifiche una delle IP più avvincenti degli ultimi anni, Judgment.

Lo spin-off poliziesco della serie Yakuza è stata una vera e propria rivelazione (anche se la qualità dei giochi di Ryu Ga Gotoku Studio non è una sorpresa), e ha messo d’accordo la critica (qui la nostra recensione). Eppure, non viene celebrato come meriterebbe, ancor più sorprendentemente se si pensa che ha i sottotitoli in italiano, una mancanza che ha fatto desistere molti ad acquistare i capitoli della serie “principale”.

Il 24 settembre, sarà disponibile il suo sequel, Lost Judgment, di cui è stato da poco mostrato un corposo story trailer. In attesa di tornare nei panni di Takayuki Yagami, vi spieghiamo cinque motivi per cui Judgment è uno dei migliori giochi della generazione.

Combat System

Judgment presenta una serie di arricchimenti alla struttura di gioco della serie Yakuza, dovendo proporre una storia poliziesca. Il combat system, pur rimanendo invariato nella sua formula centrale, è anch’esso stato rivisto per offrire un’esperienza nuova, ma comunque impressa nella memoria dei veterani della saga di Kazuma Kiryu.

Il combat system di Judgment è infatti più variegato, grazie a una serie di combo del tutto inedite che sfruttano la maggiore agilità di Takayuki. Queste rendono i combattimenti più veloci, meno legnosi nelle animazioni e, soprattutto, fanno in modo che sia gli affezionati sia i nuovi giocatori possano prendere parte alla violenta repressione della criminalità.

La curva di apprendimento è poco ripida, dopo pochi minuti si è già in grado di compiere azioni spettacolari switchando tra i vari stili di combattimento proposti. Judgment è profondo e immediato allo stesso tempo.

Una storia tra cinema e videogioco

Se c’è una cosa in cui Ryu Ga Gotoku Studio eccelle è senz’altro la costruzione di plot affascinanti, con una sceneggiatura sempre coerente e in grado di far rimanere il giocatore/spettatore incollato allo schermo, grazie alla capacità di non lasciare mai nulla al caso, punti morti inesistenti e totale assenza di buchi narrativi.

Judgment non è un’eccezione, la storia riesce a collegare perfettamente la tematica della criminalità organizzata giapponese a un soggetto poliziesco di stampo hard boiled, cioè quel sottogenere che va a rappresentare in maniera realistica la criminalità con dettagli molto violenti e crudi.

Il materiale messo sul tavolo dal team di sviluppo è originale, non riprende tipici canovacci inserendoli nella cultura giapponese; difatti, la tematica investigativa proposta in Judgment si connette ad argomenti propri del settore scientifico, affrontando anche spinosi temi medici e genetici.

Takayuki Yagami

È molto facile cadere nello stereotipo del detective ombroso da romanzo noir, ma fortunatamente RGGS sa bene quanto sia importante la caratterizzazione dei personaggi in opere con una struttura narrativa complessa.

Kazuma Kiryu è entrato nel cuore di tutti gli appassionati di Yakuza, eppure questi sono rimasti affascinati anche dal suo “sostituto”, Ichiban Kasuga, protagonista di Like a Dragon, dimostrazione del fatto che tutti i personaggi creati dal team nipponico riescono a trasmettere magnetismo e carisma.

Non è da meno Takayuki Yagami, il detective chiamato a sbrogliare la matassa dei brutali omicidi che terrorizzano la luminosa e lussuriosa Kamurocho. Non è il classico eroe senza sfumature, il buono travolto in una spirale di violenza in cui tutti intorno a lui sono cattivi, l’ultimo baluardo della verità. Per Takayuki la verità è stata per lungo tempo un’opzione che non paga, un dettaglio irrilevante se confrontato alla soddisfazione personale.

Judgment è anche una storia di redenzione e ricerca di un senso da dare alla propria vita, un senso che Takayuki ha trovato e perso più volte.

Non solo uno spin-off

Anche noi lo abbiamo definito spin-off, tecnicamente lo è, ma è davvero riduttivo farlo perché se è vero che riprende la struttura generale della serie Yakuza, è altresì essenziale dire che quella struttura viene rifinita e impreziosita con dinamiche del tutto peculiari che in Yakuza non trovavano posto per motivi di trama e caratteristiche del personaggio.

Judgment non è un gioco derivativo nel senso spregiativo del termine, deriva, certo, da una base solidissima, ma ci costruisce su un’ossatura del tutto propria che ci fa considerare, senza fare lesa maestà, il suo gameplay più divertente e fresco di quello di uno Yakuza.

Ogni cosa è funzionale al nuovo modo di approcciare alle missioni, non ci sono momenti fuori posto e situazioni meno riuscite di altre. Tutto funziona come un’orchestra ben diretta.

Unico nel suo genere

Judgment è un beat’em up moderno con una storia poliziesca di altissimo livello, trovare titoli dello stesso tipo con la medesima qualità è davvero arduo. Solitamente, i videogiochi action che vogliono anche inserire sezioni più ragionate non riescono a bilanciare perfettamente i due aspetti dell’avventura, viceversa i titoli investigativi peccano proprio quando decidono di diventare più dinamici, ad esempio The Sinking City di Frogwares.

Un titolo che potremmo accostare a Judgment è Sleeping Dogs, ma nonostante il gioco edito da Square Enix rappresenti una delle migliori declinazioni del genere action-poliziesco, non riusciamo a metterlo sullo stesso gradino del podio.

Judgment è unico nel suo genere e forse solo lui stesso potrà superarsi. Dovremo attendere il 24 settembre per capire se sarà così.

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Articolo a cura di Michele Longobardi

Laureato in Lettere moderne, scopro la passione per il giornalismo quasi per caso. I videogiochi sono il mio più grande amore e così decido di coniugare le due cose. Il giornalismo videoludico diventa la mia forma finale.

Per me i videogiochi sono una forma d'arte e guai a dirmi il contrario.

Appassionato di tutto ciò da cui sgorga sangue: cinema horror (registi preferiti Argento e Romero), letteratura gialla e dell'orrore (autori preferiti Christie, Poe e Lovecraft) e ovviamente i videogiochi del genere (Silent Hill e Resident Evil sopra ogni cosa).

Il mio videogioco preferito di sempre è Fahrenheit che ho finito un numero non precisato di volte, da lì scaturisce la mia ammirazione per tutti i lavori di David Cage.

La mia "carriera" videoludica è segnata da un marchio da cui non sono mai riuscito a staccarmi: PlayStation! In circa 20 anni di gaming, ho completato più di 600 titoli.

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