Cari gamer, combattiamo i troll tra noi

The Elder Scolls V: Skirim, SKyrim, Bethesda Softworks, Nonna Skyrim, Grandma Skyrim

AGGIORNAMENTO: nella serata di oggi, una risposta di Shirley Curry a un tweet di VG247 in merito alla questione che andrete a leggere ha precisato che le ragioni del suo allontanamento volontario da YouTube non sarebbero dipesi dall’attività di disturbatori di vario tipo, ma unicamente dal suo stato di salute. Aggiorneremo l’articolo in caso di ulteriori precisazioni.

Tuttavia, crediamo che l’episodio abbia suscitato comunque la giusta attenzione attorno al tema di fondo dell’articolo, dunque ci sembra di poter mantenere online la riflessione che il caso ci ha suggerito.

STORY ORIGINALE: Pochi sono gli argomenti che sono riusciti a far emergere le potenzialità della comunicazione digitale come ha fatto il videogioco, vero hot topic sempreverde di una piattaforma come YouTube, capace di funzionare come punto di ritrovo per giocatori e al contempo come palcoscenico per una serie di vere e proprie web stars legate al nostro passatempo preferito.

Capita, in questo contesto, che emergano veri e propri “fenomeni”, come la celeberrima Nonna Skyrim, che dal 2007 porta avanti un canale nel quale documenta la sua passione per i videogiochi. Ebbene, proprio di lei parleremo oggi, e non per una bella ragione, perché Shirley Curry, questo il suo vero nome, ha deciso da qualche settimana di appendere le cuffie e non fare più vide per un po’. Causa: commenti ingiuriosi da parte degli utenti.

Vi abbiamo tolto il sorriso dalle labbra, vero?

Buone vacanze, Nonna Skyrim

I fatti in breve: anche se le testate internazionali più importanti hanno messo in luce la cosa solo nelle ultime ore, il video nel quale Shirley annuncia il suo periodo di allontanamento da YouTube è di inizio maggio. Un video di congedo e motivazione della sua decisione.

Facciamone un riassunto: nonna Skyrim si è rotta le scatole dei maleducati, si è accorta che non li sopporta più e ogni volta che legge un commento da hater si innervosisce e la sua “provata” salute da ottantenne ne risente (e ci pare logico).

Vi lasciamo anche il video, giusto per farvi rendere conto del tono.

Ora, non so a voi ma a me questo video mette una tristezza infinita, e anche un po’ di tenerezza.

Ma soprattutto mi mette dentro rabbia, perché vedere una nonnina diventata beniamina di milioni di giocatori e utenti YouTube per la sua simpatia e la sua particolare passione dover andare in mondovisione e dire “Ragazzi la vostra maleducazione mi sta facendo saltare le arterie” è davvero una sofferenza.

In quel che le è successo, infatti, possiamo trovare anche qualche spunto per diventare un po’ più pessimisti in merito a come il mondo del gaming potrebbe essere visto dall’esterno.

Per dire, questa è la versione di Shirley in Skyrim, creata in omaggio a lei.

Un danno per tutti

Potrei a questo punto dare spago alla mia sociopatia, alla mia rabbia e al mio pessimismo cosmico e scrivere una lunga invettiva contro la decadenza sociale del gamer e dell’internettiano medio e in difesa di ciò che bello c’è nel web (nel senso di tutti quei contenuti e quelle figure che si spendono per dare contenuti di qualità o divertenti in modo genuino e pronti a soccorrerci quando abbiamo una giornata no).

Per fortuna eviterò una simile banalità e tenterò di essere razionale e tentare di far capire perché l’episodio di nonna Skyrim sia un brutto segnale per tutti, perché ha un impatto sul videogioco e sull’immagine che il videogioco ha.

Per il videogioco è un periodo delicato e difficile, ricco anche di cosine interessanti: solo la scorsa settimana ci eravamo ritrovati a celebrarlo, perché era stato in grado di farci passare un lockdown decente e di regalarci un po’ di contatto umano (ne avevamo parlato in questa lunga story). Al tempo stesso, ecco arrivare ieri l’ennesimo strafalcione dell’esponente politico italiano di turno che twitta orgoglioso che lui ha precluso i videogiochi ai suoi figli durante tutta la quarantena.

Ma vabbè, questo non è che uno dei tanti piccoli orrori culturali sui quali chi scrive si è stancato di soffermarsi, e che non si sente di voler approfondire.

E che succede a questo punto? Da-dan, Nonna Skyrim fugge da YouTube per scappare dai bulli. Ora, pensate soltanto a cosa potrebbe succedere se stasera la notizia arrivasse ad alcuni (non tutti) e telegiornali generalisti, di quelli peggiori.

Ecco, lasciamo perdere.

Rete e caos

Le modalità dello scandalo “nonna Skyrim” non sono dissimili da quelle di altri fenomeni che in modo ciclico sconvolgono il mondo del videogioco, fra sparatorie nei licei o supposti (molto supposti) casi di suicidio che sarebbero causati da una malvagia Nintendo Switch.

Come in tutti questi casi, attorno a una pratica sociale-il gioco-si instaurano dei fenomeni spiacevoli nei quali essa funziona da sfondo. Tuttavia, da un punto di vista comunicativo il videogioco finisce per fare la figura della “miccia” , della motivazione del comportamento scorretto, e diventa il solito capro espiatorio di situazioni più complesse.

Forza Nonna Skyrim!

Nel caso di nonna Skyrim o di altri fenomeni di “bullismo digitale” però è la questione è più problematica, perché fotografa un fenomeno in ambiente virtuale che può ripetersi con costanza e creare delle conseguenze comunicative terribili.

Una sparatoria, ringraziando qualsiasi Dio (Grandi Antichi inclusi), non accade tutti i giorni.

Atti di bullismo in rete si possono potenzialmente replicare di continuo e senza pietà alimentate da dinamiche psicologiche cicliche, fatte di pratiche come il trolling, lo sfogo di aggressività repressa e tutte quelle tendenze sociali negative che portano la rete a diventare una sorta di pozzo senza fondo.

E basta un niente per far sì che il comportamento di una minoranza danneggi tutti e danneggi un’arte, come arte è il videogioco.

Ma la cosa si risolve?

Va bene, abbiamo isolato forse un fattore di profonda problematica per il videogioco, ovvero il fatto che il web sia pieno zeppo di cretini che ne possono dare un’immagine a dir poco negativa, ma adesso? Che facciamo?

In realtà, e qui arriva il tasto dolente, non possiamo farci molto.

Intendiamoci, non possiamo fare molto in generale con la follia del web come la conosciamo oggi. La maleducazione e il caos comunicativo che ne consegue sono cose che riscontriamo in rete parlando di tutto, dallo sport alla politica per finire a momenti alle norme di comportamento al parco.

E’ triste dirlo, ma chi scrive non crede che se ne uscirà mai.

Fare affidamento sul semplice buonsenso dei singoli giocatori o delle community è sacrosanto e può dare risultati, anche se prima o poi arriva sempre l’ondata di inciviltà XY a travolgere quanto di buono è stato fatto. D’altro canto, la censura-fosse anche solo censura serrata di comportamenti abominevoli- è una parola terribile, oltre che inattuabile per le ragioni che tutti sappiamo.

Che fare allora?

Semplice: farci ascoltare come giocatori, isolare i comportamenti di questo tipo, parlarne in modo critico e severo, mettere in luce le cose positive e celebrare persone come Nonna Skyrim, che con i suoi video ci aveva quasi fatto dimenticare troll, odiatori seriali e imbecilli vari e ha affermato con forza che il videogioco è bellezza, divertimento, passione e, soprattutto nel suo caso, scoperta.

Farci sentire, per rispondere a coloro che cercano solo altri capri espiatori e non di risolvere problemi sociali. Farci sentire per ricordare all’opinione pubblica che la loro non è l’unica campana.

Se questa battaglia non può essere vinta, non significa che non vada combattuta.

FONTE Kotaku

Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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