Syndicate – Recensione


Recensione di Alessandro Ranaldi ( ragazzo di Federica)

Eletronic Arts e Starbreeze Studio si sono presi la briga di riportare alla ribalta uno dei titoli di grande successo negli anni 90. Syndicate, nato come gioco di stategia in tempo reale per PC, diventa oggi, nella sue versione Reboot, uno sparatutto fantascientifico in prima persona, che cosa ne sarà venuto fuori? Il team di sviluppo che ha lavorato al progetto e che vanta nella sua carriera lo sviluppo di titoli come The Darkness ha promesso, soprattutto ai vecchi fan del celebre titolo,  che avrebbe realizzato un lavoro degno dell’antenato.
Ed io che con il buon vecchio Syndicate ci ho passato alcuni dei miei più lunghi pomeriggi adolescenziali, ieri sera, quando metto mano, in anteprima, al nuovissimo e attesissimo reboot ero quasi emozionato.

 “CHIPPIAMOCI IL CERVELLO”
Nel 2017 – adesso ci siamo quasi –  nasce  da una delle più grandi fusioni industriali la Eurocorp, una corporazione che produce il DART – un chip che implementato nella corteccia corticale – il cervello! – è  in grado di connettere chi lo porta a qualsiasi dispositivo wireless. Inutile dirvi come e quanto questa nuova invenzione abbia rivoluzionato la società, vi basti pensare che nel 2035 più della metà degli esseri umani è dotata di questo chip e la restante parte è, praticamente, quasi ghettizzata. Tutto questo ha, ovviamente, un impatto anche a livello politico tanto che i Governi scompaiono e vengono sostituiti da queste gigantesche multinazionali produttrici di chip che ben presto iniziano ad assoldare agenti, per evitare uno dei maggiori rischi in cui incorrere: lo spionaggio industriale. Passano trenta lunghissimi anni in cui la Eurcorp e le sue acerrime rivali si scontrano nello sviluppo di marchingegni sempre più evoluti, ma ad avere la meglio, infine, è proprio la Eurcorp con lo sviluppo del DART -6, l’ultimo e più evoluto prodotto della tecnologia moderna che consente di avere percezioni che i normali esseri umani, seppur “chippati”, non riescono ad avere. Ed è proprio a questo punto che ha inizio la nostra avventura in una iper-futuristica Los Angeles.
“Sono nel 2069 legato ad una sedia e qualcuno – che non conosco – sta cercando di svegliarmi a suon di cazzotti, ma in men che non si dica lo stendo a terra e riesco a fuggire verso l’esterno. Mi rendo presto conto di non essere più un Dirigente ma un agente di nome Miles Kiko e, a quanto pare, sono anche speciale”
A differenza del vecchio Syndicate in cui impersonavamo i panni di un Dirigente, questa volta vestiamo i panni dell’Agente Miles Kiko, l’unico ad avere impiantato nel cervello il nuovissimo DART 6. Triste, però, scoprire che sebbene nel corso del gioco la storia personale di Miles venga fuori gli sviluppatori hanno mantenuto come caratteristica chiave degli agenti – e quindi del protagonista – una freddezza e un mutismo tipici dei loro predecessori: strumenti dei loro datori di lavoro, semplici assassini senza personalità. In sostanza, senza grossi coinvolgimenti, quello che vi spingerà ad andare avanti sarà solo il gameplay e a dirla tutta il finale aperto è una chiara conferma di quanto poco si siano dedicati al plot tanto che, mancando una vera caratterizzazione del personaggio, è facile non sentirsi coinvolti a pieno.

PER COMBATTERE…USA LA TESTA!
Per mettere su un sparatutto degno di nota non ci si può limitare ad imitare l’inimitabile Call Of Duty e questo, forse, i ragazzi di Starbreeze l’hanno capito. In Syndicate hanno implementato una serie di nuove meccaniche di gioco che smorzano un po’ la linearità delle sparatorie. Il chip di cui siamo dotati ci consente, infatti, di controllare macchinari e avversari, e se con i macchinari ci si limita a disattivare scudi energetici piuttosto che aprire porte automatiche, con gli avversari ci possiamo davvero sbizzarrire.
E’ stato davvero esilarante vedere il nemico suicidarsi con una granata coinvolgendo nell’esplosione tutti quelli intorno a lui! Ma se le scene forti non sono il vostro genere, potrete scegliere di utilizzare la Scarica. Vi permetterà di  sovraccaricare le armi dei bersagli creando un ritorno di fiamma, che vi farà colpire l’avversario infliggendogli il doppio dei danni. Il mio preferito, però, forse preso dalla nostalgia del passato, è Persuasione, ispirato ad uno dei poteri del vecchio Syndicate. Vi consentirà di far passare dalla vostra parte un nemico che, come inebetito, inizierà a fare fuoco contro i suoi! Questi poteri, appresi in delle missioni tutorial, ovviamente, non sono illimitati e si ricaricano in base a quanti nemici uccidiamo e anche in base al modo in cui decideremo di farli fuori.
La struttura di gioco è tuttavia altalenante: alterna missioni abbastanza facili in cui ci sono da sconfiggere nemici discretamente forti a missioni che richiedono una strategia d’attacco un po’ più complessa nelle quali vi verrà in aiuto il DART OVERLAY, un’opzione che mette in evidenza tutti i nemici presenti nell’area, inclusi quelli nascosti. Per farla breve andare avanti è sempre troppo facile, tutti i nemici si possono eliminare usando il Dart per rallentare il tempo, facendo fuoco a ripetizione, e correndo in copertura. Quando poi ci mette lo zampino l’Intelligenza Artificiale o i potenziamenti acquisibili da Miles…posate pure il joypad!

SPARATORIE DI GRUPPO
Una delle modalità più attese per questo syndicate era quella multiplayer co-op, che richiamava a piene mani i nostalgici del primo titolo. Anche qui il giudizio è piuttosto altalenante: si possono scegliere 4 differenti classi di personaggio con diverse nuove abilità rispetto alla modalità single player,  per poi muoversi su nove differenti mappe. Questo però comporta che il gameplay risulti piuttosto lienare: con tanta potenza di fuoco e una cura discreta gli scontri scorreranno via tranquillamente.

TECNICA E AUDIO
Presentato e annunciato come un FPS fantascientifico mi aspettavo di poter scegliere le mie armi in un arsenale ricco di gingilli futuristici dalle scoppiettanti e innovative caratteristiche e invece a parte due particolari fucili automatici, uno Laser ed uno Gauss a tracciamento, ed un Lanciamissili a bersagli multipli, le altre armi sono tutte “roba vecchia”.
Dal punto di vista grafico è quasi perfetto, un’atmosfera resa interessante e davvero particolare da alcuni effetti di luce e da buone animazioni. Tutto però viene meno quando giochiamo in modalità co-op dove tutto sembra molto meno curato e dettagliato. Un vero peccato vista la grande attenzione che Starbreeze aveva dato al comparto multiplayer ispirato interamente al vecchio titolo.
Buono il doppiaggio completamente in italiano, accompagnato da una colonna che si distingue per la sua ottima fattura: musica dance elettronica, dubstep per l’esattezza. La durata del gioco, altra pecca del gioco, si allinea alla pericolosa tendenza dei giochi di ultimissima generazione: neanche 8 ore di gioco. Se siete molto bravi ve la caverete con 6 ore, in modalità ad elevata difficoltà invece potrebbero volercene al massimo 11.


CONCLUSIONE
In buona sostanza il ritorno di Syndicate non ci ha entusiasmato. Il gioco dal punto di vista del gameplay supera la sufficienza offrendo un buon arsenali e buone situazioni di gioco che però risultano spesso troppo facili. Gli avvenimenti infatti tendono a non essere mai troppo coinvolgenti. Dal punto di vista tecnico invece il gioco si difende più che bene: grafica, effetti luce e animazioni sono ad alto livello se si gioca in single player. Tutto cambia quando si passa alla modalità co-op che vede purtroppo perdere qualità e fluidità al comparto tecnico.

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Articolo a cura di Redazione Player.it

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