Senua’s Saga: Hellblade II parlerà del rapporto fra psicosi e religione

Senua's Saga: Hellblade II, Senua

Nel corso dello stesso vlog in cui Ninja Theory ha presentato per la prima volta il suo Project: Mara, gli sviluppatori britannici hanno anche avuto modo di sbottonarsi un po’ su Senua’s Saga: Hellblade II, esclusiva Xbox prevista per Series X (a proposito: proprio ieri sono state diffuse in rete due fotografie della nuova console, le avete viste?).

Secondo quanto rivelato da Ninja Theory, il secondo capitolo delle vicende dell’ormai leggendaria guerriera celta sarà sì incentrato sulle stesse tematiche del primo, ma con un approccio meno introspettivo e più basato sul modo in cui la sofferenza psichica può alimentare miti, credenze e religioni.

“Il nostro obiettivo è quello di rendere l’esperienza [di Hellblade II, ndr) paragonabile ai miti epici e alle antiche saghe” ha spiegato il co-fondatore di Ninja Theory, Tameem Antoniades. Se ci pensiamo, un’impostazione logica, quasi “naturale”, per il sequel di una storia come quella che ci è stata narrata nel 2017: a cosa avrà portato quel “viaggio all’inferno”? Che conseguenze può avere un’esperienza del genere sulla vita di una persona?

Al di là di Hellblade e di Project Mara, all’interno dello stesso vlog Antoniades ha speso qualche parola per spiegare come il suo esiguo team (più grande rispetto ai tempi del primo Senua ma comunque più piccolo rispetto a quello dei tripla A) gestirà lo sviluppo dei suoi quattro progetti in corso, facendo riferimento a “tecnologie procedurali” e “strumenti intelligenti”.

L’obiettivo di Ninja Theory-portare avanti tanti progetti dalle tematiche e impostazioni così complesse è ambizioso, credete che riusciranno a completare la loro missione e a donarci ben quattro titoli all’altezza di Senua’s Sacrifice?

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FONTE DualShockers

Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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