I pionieri della nuova Kanto entrano in scena nella recensione di Pokémon Pokopia

key art Pokémon Pokopia
I pionieri della nuova Kanto entrano in scena nella recensione di Pokémon Pokopia (Player.it)

Il brand Pokémon non ha attraversato momenti troppo luminosi negli ultimi anni dal punto di vista videoludico: se da una parte i titoli della serie principale non hanno incontrato i favori del pubblico, dall’altra il mondo dei mostriciattoli tascabili ideati da Satoshi Tajiri ha sfornato grandi idee originali per quanto riguarda gli spin-off.

Mystery Dungeon, Ranger, Pokémon GO, Masters EX, New Pokémon Snap, Pocket sono solo esempi di spin-off che hanno avuto e stanno avendo successo e non è un caso se per il 30° anniversario del marchio, una cifra tonda, The Pokémon Company abbia deciso di lasciare il palcoscenico completamente sgombro per dare lustro a un altro prodotto laterale, ovvero Pokémon Pokopia.

ditto protagonista di Pokopia che salta

Pokopia unisce due macrocategorie che esistono da decenni nell’universo videoludico, ma che messe insieme danno vita a un connubio talmente funzionale che sembra davvero assurdo non ci abbiano pensato prima: stiamo parlando chiaramente delle creature di Pokémon con il genere del life simulator/gestionale o, per dirla in termini anglofoni, un cosiddetto “cozy game“.

L’ennesima declinazione del brand Pokémon

Come detto in precedenza sembra davvero strano non ci abbiano pensato prima: i Pokémon sono animali sociali per eccellenza, hanno delle proprietà intrinseche e controllano gli elementi naturali, possono interagire con gli ambiente e comportarsi da animali selvatici, ma sono comunque tanto intelligenti da poter capire le istruzioni degli umani ed essere ingranaggi di meccanismi più grandi, una descrizione perfetta per un gestionale.

Pokopia parte proprio da questa premessa abbastanza lineare, ovvero che Charmander essendo un tipo Fuoco può incendiare i falò mentre Bulbasaur essendo di tipo Erba può aiutare nella crescita della vegetazione, ma dopo questo piccolo assaggio ci si accorge che le meccaniche di gioco sono molto più profonde diventando un misto tra Animal Crossing, farm simulator come Stardew Valley e Story of Seasons e gestionali come Zoo Tycoon o Sim City.

I Pokémon non solo interagiscono con elementi naturali come appena detto, ma possono costruire, spianare terreni, trasportare oggetti in volo, craftare strumenti a partire da materiali di base, illuminare fonti energetiche e tanto altro ancora ed è proprio qui che si scopre il fulcro del gameplay loop di Pokopia.

screenshot pokemon pokopia
L’ennesima declinazione del brand Pokémon (Player.it)

Il protagonista è un Ditto trasformato in un umano quindi non può catturare i selvatici come nei giochi della serie principale, e quindi come si collezionano le creature? Il concetto è molto semplice: bisogna attirarli a sé costruendo il loro habitat ideale e successivamente fare amicizia con loro soddisfacendo le loro richieste.

Una volta attirato un Pokémon particolare, questo verrà registrato nel Pokédex, farà amicizia col Ditto protagonista, sbloccherà nuovi poteri o nuove specialità per creare nuovi habitat, per attirare nuovi Pokémon e così via: il gameplay loop è questo fino a collezionarli tutti come recita il motto del brand e allo stesso tempo costruire una società di creature ognuna col proprio ruolo e con la propria dimora, che sia essa naturale o artificiale.

Alla lunga potrebbe sembrare noioso dato che i Pokémon sono quasi 300 e gli habitat da scoprire sono oltre 200, ma ci sono due elementi che rendono questa meccanica meno pesante di quanto possa sembrare: le tracce di Pokémon, le quali ti svelano degli habitat non ancora scoperti, e soprattutto il fatto che le combinazioni di elementi naturali e/o artificiali da posizionare per creare un habitat sono abbastanza intuitive e a volte si scoprono anche senza volerlo.

Interazione con l’ambiente: sì, ma fino a un certo punto

I life simulator come Animal Crossing ci hanno insegnato l’importanza degli NPC che in questo gioco sono rappresentati dai Pokémon selvatici che vengono scovati all’interno degli habitat: l’interazione tra il protagonista e i personaggi non giocanti è importante, così come lo è ancor di più quella tra NPC e ambiente circostante.

I Pokémon sono da sempre creature molto particolari, da sempre indicati non come mere pedine da combattimento, ma come fulcri importanti dell’ecosistema del mondo di fantasia costruito da Game Freak, ma questo aspetto purtroppo è sempre stato solo teorico nei giochi della serie principale, mentre si è potuto vedere maggiormente in diversi spin-off della serie.

In Pokémon Pokopia, purtroppo, l’interazione con i Pokémon che popolano l’ambiente è davvero molto risicata: ciò che fanno è semplicemente gironzolare per la mappa senza una meta precisa, raccogliere qualche bacca ogni tanto e reagire alla vicinanza di altre creature, ma data la grande vastità di creature inserite nel gioco ci si poteva aspettare qualcosa di più da un titolo basato proprio sulla costruzione di una società Pokémon da zero.

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Interazione con l’ambiente: sì, ma fino a un certo punto (Player.it)

L’interazione tra Heracross e Pinsir, ad esempio, è un’idea carina: i due Pokémon rivali per natura si scozzano anche in Pokopia, ma il tutto si limita a qualche stringa di dialogo senza animazioni; stessa cosa accade per esempio con Combee e Vespiquen che dovrebbero interagire di più come raccontato dal Pokédex, ma in realtà non lo fanno praticamente mai nel gioco.

Povere anche le animazioni e le interazioni tra i Pokémon e il Ditto protagonista: compaiono solo ogni tanto a dare qualche regalo al giocatore, ma nulla di più, di base non reagiscono alle azioni che si compiono durante l’avventura.

Un level design molto interessante che si snocciola pian piano

Pokémon Pokopia è anche un gioco dove l’esplorazione diventa fondamentale: gironzolando per la mappa è possibile scoprire nuovi Habitat, raccogliere nuovi materiali, scoprire segreti, trovare oggetti rari per la propria collezione, conoscere molto di più sulla lore che circonda il titolo e soprattutto dare una costante e continua carezza ai fan storici dei Pokémon.

Pokopia può essere giocato anche da chi magari non ha mai toccato alcun titolo della serie principale dato che non c’è nessuna meccanica in comune, ma andare avanti con l’esplorazione e scoprire luoghi iconici della regione di Kanto ormai andata in rovina fa sempre scaldare il cuore a chi è cresciuto con questo brand, soprattutto perché tanti luoghi sono stati ricostruiti in maniera intelligente.

Nella seconda mappa del gioco, ad esempio, è presente una casetta in rovina senza pezzi di tetto e con buchi nella parete, al suo interno solo due Pokébambole e un tavolino: un luogo apparentemente senza troppe pretese, ma al suo interno si trova un vecchio manuale che ci fa capire dove ci troviamo, quello un tempo era il Pokémon Fan Club di Aranciopoli.

Granmuschio screenshot Pokopia
Un level design molto interessante che si snocciola pian piano (Player.it)

Scoprire la lore con i libri e i tablet che si trovano in giro per la mappa o semplicemente guardando l’ambiente circostante è davvero una delle parti più interessanti del gioco dato che da un titolo del genere non ce lo si aspetta: Pokopia invece ha una narrazione semplice, ma davvero molto efficace e che si lega a doppio filo con il level design delle mappe.

Libertà a 360°: un sandbox, ma anche un life simulator, ma anche un RPG

Definire Pokémon Pokopia con un singolo genere è davvero complesso dato che ci sono davvero tante strade da percorrere all’interno del titolo e, l’aspetto più interessante, è che ognuno sceglie quale percorrere maggiormente: il giocatore collezionista magari vuole scoprire quanti più habitat possibili e dunque creature, mentre il giocatore creativo dedica maggiormente il tempo di gioco alla costruzione e alla modifica della mappa.

Parlare di sandbox forse è eccessivo dato che, a differenza di giochi come Minecraft e Terraria, non è possibile modificare la mappa a proprio piacimento al 100%: ci sono dei limiti sia per la distruzione di blocchi che per la costruzione, ma nonostante questo c’è talmente margine di editing che ogni giocatore ha la possibilità di creare il proprio mondo diverso da quello di un altro giocatore.

Sebbene questi limiti possano non far piacere ad alcuni giocatori, a me non è dispiaciuto muovermi tra confini ben definiti: questo anche perché c’è talmente tanto da fare nel gioco che magari non è l’idea migliore quella di perdere ore e ore a rompere blocchi e piazzarli in continuazione.

Pokopia screenshot costruzione ponti
Libertà a 360°: un sandbox, ma anche un life simulator, ma anche un RPG (Player.it)

C’è davvero pane per ogni giocatore: le persone più creative possono come in Minecraft costruire abitazioni blocco per blocco con i tanti materiali presenti nel gioco, mentre magari chi preferisce dedicarsi ad altro può sempre utilizzare le case predefinite offerte dal gioco che vengono costruite dai Pokémon in un tot di tempo raccogliendo solamente i materiali necessari.

Sebbene il gioco abbia comunque un senso di progressione dato dal completamento delle missioni principali, dette Richieste importanti, e la ricostruzione delle città andate in rovina, Pokémon Pokopia è praticamente infinito dato che si può plasmare il mondo di gioco a proprio piacimento cambiandolo di continuo anche dove sembra che non ci sia più nulla da fare.

Conclusioni

Il brand Pokémon ha appena compiuto 30 anni, ma dopo tutto questo tempo continua a sfornare prodotti innovativi: non parliamo chiaramente di un genere originale dato che già esiste da anni, ma il connubio con i mostri tascabili di Game Freak rende il tutto più magico. Qualche interazione in più tra Pokémon e ambiente sarebbe stata gradita, ma tutto sommato è un prodotto grazioso, divertente e anche impegnativo per certi versi.

VOTO: 9