Dieci anni di caos e fusa: perché Exploding Kittens ci ha fatto tornare al tavolo

Locale allestito per il decimo anniversario di Exploding Kittens
Exploding Kittens

Varcare la soglia del Crazy Cat Café di Milano porta con sé un’aspettativa ben precisa: abbassare i ritmi. Trovare un momento per sé lontano dalla frenesia cittadina e limitare l’uso dello smartphone a realizzare un book fotografico dei veri padroni di casa. Eppure, l’occasione che ha riunito me e altri in questo salotto urbano per festeggiare con Asmodee Italia è, sulla carta, tutt’altro che pacifica: i dieci anni di Exploding Kittens, il “party game” che dal 2015 ha trasformato la roulette russa in un fenomeno pop a base di felini esplosivi.

Ammetto di non essere mai stata una vera e propria “cat person”. Tuttavia, o forse proprio per questo, l’impatto con la location è stato spiazzante e affascinante al tempo stesso. Trovare un gatto pacificamente acciambellato o di pattuglia quasi a ogni angolo, sempre pronto a farsi accarezzare con un atteggiamento di totale e invidiabile relax, ha creato fin da subito un contrasto surreale con l’adrenalina e l’umorismo cinico che animano le carte da gioco.

Serata per i dieci anni di Exploding Kittens.

Un cinismo confermato dai fatti fin dalle prime battute: basti pensare che, per aggiudicarsi un piccolo mazzo esclusivo per le sfide a due giocatori, l’esilarante rito di iniziazione prevedeva di recuperarlo infilando coraggiosamente la mano… nel morbido fondoschiena di un gatto di peluche. Chi mi accompagnava in questa serata conosce bene la mia natura piuttosto schiva: l’espressione sul suo viso nel suggerirmi di compiere l’impresa, e soprattutto nel vedermi cedere all’assurdità del momento, parlava tanto quanto la mia.

Mentre fuori la città corre e i nostri smartphone ci abituano a interazioni veloci e filtrate, all’interno del locale il tempo si è improvvisamente dilatato. Tutti noi ospiti ci siamo ritrovati seduti fisicamente attorno a diversi, pronti a tradirci a vicenda per disinnescare un gattino esplosivo, ma immersi in un’atmosfera dove a dettare i veri tempi erano i padroni di casa a quattro zampe. A dominare la scena, sfilando con elegante indifferenza tra le nostre carte, è stata soprattutto Amy Winehouse. Nel locale, infatti, ogni felino vanta un nome peculiare – la sorella di Amy, non a caso, si chiama Lana del Rey – un dettaglio assolutamente pop che si incastrava alla perfezione con il tono della serata. La sua presenza, capace di fermare o deviare le nostre spietate strategie con una semplice passeggiata sul tavolo, è stata un inizio emblematico per un evento che, ben oltre la celebrazione di un decennale, ci ha ricordato il valore di un’esperienza tangibile, imperfetta e analogica.

Perché abbiamo bisogno di perdere il controllo

Negli ultimi anni, mentre il tempo passato online cresceva a dismisura, è emersa una contro-tendenza sempre più evidente: il desiderio di tornare a esperienze condivise, tangibili e, soprattutto, imperfette. È un’esigenza che sento molto vicina. Mi piace giocare in ogni sua declinazione – partecipo anche a sessioni virtuali di D&D – ma non ho la fortuna di avere un gruppo di giocatori vicino a me. Il risultato? Compro giochi da tavolo sull’onda dell’entusiasmo, riesco a intavolarli di rado in famiglia, e poi li guardo languire a lungo sugli scaffali in attesa di riuscire a incastrare un incontro di persona con i miei amici.

Eppure, forse è proprio la rarità di questi momenti a renderli così preziosi e viscerali. Ricordo ancora una sessione di Zombicide Gear Up in cui mi sono presa talmente bene da fermare la partita per interi minuti: dovevo calcolare al millimetro le azioni mie e dei miei compagni per strappare la vittoria, sapendo che il turno successivo ci avrebbe visti inesorabilmente sconfitti se non avessimo eseguito tutto a regola d’arte.

La serata dedicata a Exploding Kittens, però, ha avuto un valore ancora diverso, legato proprio all’abbandono di quel controllo maniacale. In mezzo a tutto il digitale nel quale siamo immersi ogni giorno, c’è stata una genuinità quasi disarmante nell’interfacciarsi dal vivo con altre persone – per la maggior parte perfetti sconosciuti – attorno a un gioco che è, per sua stessa natura, meravigliosamente “bastardo”.

Vivere un’esperienza del genere in un luogo ibrido come il Crazy Cat Café ne amplifica il significato. I tempi della partita non sono mai del tutto gestibili: un gatto che decide di attraversare il tabellone o di fermarsi a ispezionare le tue carte interrompe il flusso. La socialità diventa meno strutturata, meno filtrata e molto più spontanea. Ed è forse questo il punto di contatto più profondo tra il gioco e l’evento: se Exploding Kittens funziona così bene da dieci anni è perché costringe a guardarsi negli occhi introducendo il caos nelle dinamiche sociali. I gatti veri fanno esattamente la stessa cosa, solo in modo molto più elegante. Si perde il controllo, è vero, ma si guadagna un’autenticità rara.

Da esperimento indie a icona pop: un decennio di record

Ma come ha fatto una variante felina – e ad alto tasso strategico – della roulette russa a diventare il catalizzatore perfetto per questa ritrovata socialità da tavolo? La risposta sta in una genesi fuori dagli schemi e in un’idea di game design tanto semplice quanto geniale.

Nato nel 2015 dall’intuizione di Elan Lee (ex Xbox Design Chief) e Shane Small, unita alle inconfondibili illustrazioni di Matthew Inman (la mente dietro il celebre webcomic The Oatmeal), Exploding Kittens ha letteralmente riscritto la storia del crowdfunding. È diventato leggenda su Kickstarter raccogliendo 8,7 milioni di dollari in soli 30 giorni, spinto dall’entusiasmo di oltre 219.000 sostenitori che avevano intravisto il potenziale di questa follia.

Il segreto di un trionfo che in dieci anni ha portato a vendere oltre 35 milioni di copie in tutto il mondo – dominando le classifiche da Amazon ai retail internazionali in oltre 50 paesi – risiede in una formula infallibile: si impara in due minuti e una partita dura al massimo un quarto d’ora. Il che lo rende il “party game” definitivo per l’era dei social, capace di abbattere istantaneamente qualsiasi barriera all’ingresso anche per i giocatori meno esperti. A questo si aggiunge un linguaggio estetico che ha fatto scuola. Lo stile inconfondibile e “Ugly-Cute” di Inman ha sdoganato un umorismo cinico, assurdo e irresistibile che ha catturato trasversalmente Millennials e Gen Z.

Oggi, guardando a questo decennale nel 2026, i traguardi si sprecano: con 8 tra espansioni e spin-off ufficiali (da Zombie Kittens a Good vs. Evil), una linea di merchandising onnipresente e lo sbarco trionfale nell’entertainment a 360 gradi – complice la serie animata su Netflix e il popolarissimo gioco mobile – Exploding Kittens ha smesso da un pezzo di essere solo un mazzo di carte. È diventato un pilastro della cultura pop globale.

Dalla torta per festeggiare alla guerra aperta per vincere

Se c’è un’immagine che riassume alla perfezione la natura “bipolare” di Exploding Kittens, è il passaggio repentino dalla dolcezza dei festeggiamenti alla spietatezza del torneo organizzato per quella serata. La prima parte, infatti, è culminata con il taglio di una torta a tema per celebrare questo primo decennio: fette distribuite tra sorrisi, chiacchiere rilassate e brindisi, in un clima di totale armonia.

Poi, i piatti sono stati sparecchiati. I mazzi sono stati mescolati. E la convivialità è finita.

La transizione dalla “fase torta” alla “fase guerra aperta” è stata istantanea. Mi sono ritrovata seduta a un tavolo con persone che, fino a cinque minuti prima, discutevano del più e del meno e che ora mi scrutavano con il sospetto di chi è convinto che io nasconda un Disinnesco nella manica (non saprete mai se lo avessi o meno). La magia di questo gioco, del resto, emerge in tutta la sua diabolica cattiveria proprio quando il mazzo si assottiglia e le probabilità di pescare il fatidico gattino esplosivo diventano una certezza matematica.

Le partite si sono rivelate un susseguirsi di infamate strategiche. In una mano particolarmente tesa, con il mazzo centrale ormai ridotto all’osso, qualcuno ha giocato un “Prevedi il futuro”, sbirciare le prime tre carte e sbiancare impercettibilmente. Il suo disperato tentativo di salvarsi passando il turno con un “Attacco” è stato fulminato da un tempestivo “No!” scagliato da un altro giocatore. Ne è nato un botta e risposta di carte calate sul tavolo con la foga di un duello western, conclusosi con un’inevitabile pescate fatale e un’esplosione accolta da risate generali.

Il tutto, ovviamente, sotto lo sguardo placido e vagamente giudicante di uno dei felini del locale che, comodamente acciambellato su una sedia vuota accanto a noi, pensava ai fatti propri ignorando del tutto le nostre umane miserie.

Uscendo dal Crazy Cat Café e riimmergendomi nell’aria anche troppo frizzante di Milano, ho capito che questo anniversario celebra molto più di un semplice record editoriale. Celebra il nostro insopprimibile bisogno di stare insieme in modo non filtrato, rumoroso e divertente. In un’epoca in cui cerchiamo di ottimizzare ogni secondo della nostra vita, farsi rubare la carta vincente da uno sconosciuto per poi consolarsi accarezzando un gatto di passaggio resta, senza dubbio, la mossa più strategica che possiamo fare.