Il developer italiano Silent Chicken ha messo a punto una valida avventura-puzzle basata sulle meccaniche classiche di Sokoban: una sfida che vi metterà a dura prova!
Analizzare videogiochi ha i suoi lati affascinanti. Spesso si finisce per incappare in meccaniche di gioco che hanno radici molto profonde, e vanno rintracciate fino agli albori di generi specifici, per attribuirne correttamente la paternità. Sliding Hero, opera prima dello sviluppatore Silent Chicken, ne è un esempio perfetto poiché permette di andare a rispolverare un capitolo di storia videoludica oggi poco noto al grande pubblico, ma che ha avuto un impatto a dir poco fondamentale per l’evoluzione del game design.
Per comprendere da dove arriva la meccanica principale che giustifica anche il titolo stesso del gioco, ovvero lo “scivolamento” del suo protagonista, bisogna infatti tornare indietro nel tempo di molti decenni, fino ad arrivare nel Giappone del 1981. Fu nel corso di quella primavera che il giovane programmatore Hiroyuki Imabayashi sviluppò per puro passatempo Sokoban, un rompicapo in cui il giocatore veste i panni di un magazziniere impegnato nello spostare casse all’interno di un deposito, posizionandole nei punti giusti. Un compito non semplice dato che il nostro avatar può solamente spingere le casse e non tirarle, e una volta incontrato un ostacolo come ad esempio un’altra cassa o una parete, l’oggetto sarà inamovibile in quella direzione, rischiando così di rendere impossibile la risoluzione del rompicapo.
Sokoban fu la primissima iterazione di questa semplice e al contempo geniale intuizione di game design. Quando si rese conto delle potenzialità del gioco, Imabayashi lo pubblicò sul PC-8001 di NEC tramite la sua compagnia Thinking Rabbit, ottenendo da subito un grande successo e dando origine nel corso dei decenni a innumerevoli seguiti, porting e variazioni sul tema, tra cui l’applicazione dello scivolamento ovvero il fatto che imprimendo una direzione di movimento ad un oggetto, questo si muove automaticamente fino ad incontrare un ostacolo sul suo cammino. Forse non sarà celebre in tutto il mondo come Tetris, ma Sokoban ha nondimeno avuto un impatto enorme sulla storia dei videogiochi.

Quante volte avete visto una meccanica simile in un videogioco? Probabilmente troppo per poterle enumerare. Forse una delle prime in cui mi sono imbattuto nella mia carriera di videogiocatore fu la Via Gelata all’interno di Pokémon Argento: un grotta dalla superficie ghiacciata sulla quale il nostro protagonista scivola in linea retta senza possibilità di arrestarsi o cambiare direzione (applicazioni più sofisticate dello stesso principio le vissi in 3 dimensioni, nei livelli ghiacciati della trilogia di Crash Bandicoot per PlayStation). Pur essendo il medesimo principio di Sokoban, se ne ribaltava il concetto: non erano più gli oggetti del mondo a scivolare, ma l’avatar stesso del giocatore.
E torniamo al presente: Sliding Hero applica proprio questo principio, facendo scivolare il nostro eroe per mappe labirintiche con visuale top-down. Da questa semplice premessa concettuale si sviluppa un’avventura puzzle impegnativa e appagante, che offre un grado di sfida notevole e si rivolge agli amanti delle esperienze retrò.
Attenzione: eroe scivoloso!
Luca Sicomoro, capitano della marina veneziana nel ‘700, naufraga a seguito di una tremenda tempesta. Risvegliatosi come unico superstite, si ritrova su un’isola non mappata, popolata da strane creature non umane (o forse un tempo lo erano?). Ben presto Luca si imbatte in Ombrina, una misteriosa fanciulla che gli chiede aiuto per fini altrettanto oscuri. L’unica certezza è che, se vuole riuscire ad andarsene dall’isola, a Luca non resta che esplorare i meandri della misteriosa magione che si staglia sull’atollo roccioso.
Tuttavia l’impresa si preannuncia tutt’altro che una passeggiata di salute: la villa pullula di segrete labirintiche zeppe di mostri ostili, le architetture non sembrano avere senso alcuno, e il luogo custodisce artefatti magici di inaudita potenza. Armato solo della propria determinazione, delle armi racimolate in giro e di una pietra magica che gli consente di riavvolgere il tempo, il capitano Sicomoro dovrà risolvere l’enigma della villa, aiutare Ombrina e trovare una via d’uscita… ammesso che esista davvero!
Partendo dall’assunto di game design descritto in precedenza, si potrebbe inquadrare Sliding Hero come esponente del genere rompicapo. L’esplorazione della villa e dei suoi terreni è diviso in schermate, ciascuna delle quali rappresenta uno schema di movimento da risolvere per passare al successivo. Tuttavia Silent Chicken non si è limitato a un level design così basilare, e ha interconnesso l’intera mappa trasformando l’esperienza in quello che è a conti fatti un action-adventure Zelda-like.
Proprio come nella serie creata da Shigeru Miyamoto, infatti, la chiave dell’esperienza consiste nell’esplorazione scrupolosa delle mappe alla ricerca di oggetti specifici che ci consentono di progredire ulteriormente. Non solo maschere e artefatti per aprire porte altrimenti sigillate, ma anche armi e scudi per le fasi di combattimento, leve da premere per spostare blocchi che modificano i sentieri percorribili, fonti curative e altro ancora. La navigazione dei livelli, come se lo scivolamento non fosse abbastanza, è ulteriormente complicata da ostacoli ambientali che possono danneggiare il buon Luca, ad esempio dei buchi nel terreno.

In questi casi dovremo effettuare dei salti con il giusto tempismo per evitare di fare una fine molto dolorosa. In altri frangenti sarà sufficiente scegliere il momento giusto in cui scivolare, per evitare di finire affettati da pedane con spuntoni temporizzati in pieno stile Prince of Persia. La disposizione di ostacoli e nemici a volte può apparire caotica, ma ben presto vi accorgerete che non c’è mai nulla di casuale, e che il tutto risponde a una logica ben studiata. C’è sempre uno e un solo metodo per risolvere le schermate, sta a voi individuare la giusta sequenza di azioni da compiere, pena la necessità di resettare la stanza ai valori iniziali e provare di nuovo. In pieno stile Sokoban, insomma!
Se è vero che le ispirazioni di Silent Chicken sono prettamente nipponiche, questo è ancor più vero se inseriamo nel novero anche alcune istanze di derivazione metroidvania, a partire dalla mini-mappa di navigazione presente nell’angolo inferiore sinistro dell’HUD ed espandibile in qualsiasi momento: essa andrà ad ampliarsi di pari passo con il nostro avanzamento, segnalerà i collegamenti tra le varie stanze e terrà nota di alcuni oggetti o personaggi notevoli che abbiamo incontrato. Certo si poteva fare molto di più dal punto di vista della leggibilità della stessa, e a conti fatti si sente l’esigenza di un metodo di spostamento rapido più efficiente di quello che, da un certo punto in poi, sarà disponibile al giocatore.

In ogni caso, il backtracking si renderà spesso necessario non solo per racimolare oggetti opzionali, ma anche per avanzare nell’avventura principale, in virtù del fatto che l’ottenimento di oggetti avanzati renderà possibile sbloccare nuovi percorsi dapprima preclusi. Siamo comunque lontani dalle soluzioni più brillanti di interconnessione tra aree della mappa che ci sono state offerte dai migliori esponenti del genere (da questo punto di vista è forse anche scorretto qualsiasi paragone con Silksong, sebbene venga spontaneo farlo essendo entrambi i giochi usciti nella stessa stagione).
Uccide più lo sliding che la spada
Ho accennato alla presenza di creature ostili all’interno di Sliding Hero, e in effetti a tutte le meccaniche sin qui elencate va aggiunta quella di combattimento che, stante le basi di game design di cui si è discusso, non poteva certo ridursi a un sempre button smashing. In effetti il combat system del gioco è inteso come una componente degli stessi rompicapo ambientali che siamo chiamati a risolvere di stanza in stanza. Luca dispone di 3 punti vita, e scivolare contro un nemico ce ne fa perdere quasi sempre almeno uno. La quantità di danno inflitto o subito si può dedurre dai valori di attacco e difesa che sono sempre visibili sopra i nemici a schermo, nonché dai nostri punti vita attuali e dal nostro equipaggiamento.
Infatti Luca può portare con sé in qualsiasi momenti un numero finito di armi e armature, ciascuno con un diverso valore di danno/resistenza, e cambiare set in ogni momento. Subire o infliggere danno consuma la durabilità del nostro equipaggiamento secondo calcoli che siamo chiamati a compiere di volta in volta. Il rompicapo sta quindi nel calcolare esattamente l’ordine delle azioni da compiere in modo da riuscire a pulire l’intera stanza da tutti i nemici prima che le nostre armi e armature si usurino completamente, utilizzando quindi l’arma giusta contro il nemico giusto, e incassando i colpi con la giusta protezione.

Più facile a dirsi che a farsi, come potete intuire. Soprattutto quando ai nemici non si limiteranno più a incassare i nostri colpi, ma penseranno bene di esplodere al contatto o prenderanno a schioppettate non appena entriamo nel loro campo visivo; quando alle mappe di combattimento già complesse sommiamo anche gli ostacoli ambientali, ci troviamo di fronte a sfide tanto complesse quando appaganti da portare a termine. Decisamente però Sliding Hero si pone come un’esperienza non adatta al giocatore occasionale, bensì a chi del retrogaming apprezza anche i risvolti più impegnativi.
Il gioco fa pochi sconti e, sebbene sia possibile riavvolgere il tempo infinite volte, non esiste un sistema di aiuti che vi venga incontro se proprio non venite a capo della soluzione. Non vi resta che provare e riprovare, magari sperando che qualche tentativo casuale vi porti sulla strada giusta. Da questo punto di vista l’esperienza potrebbe essere giudicata fin troppo frustrante. Da ultimo va anche segnalata una scarsa pulizia generale, che al day one portò al pubblico un prodotto problematico, afflitto da bug game breaking importanti. Dopo una corposa patch di aggiornamento e un costante lavoro da parte di Silent Chicken la situazione è molto migliorata, ma rimaniamo lontani da un’esperienza priva di sbavature tecniche, e per un gioco così compatto questo rimane un limite non indifferente.
Giudizio finale
Al netto di alcune sbavature tecniche che minano l’esperienza complessiva, Sliding Hero è un esordio videoludico interessante da parte del developer italiano Silent Chicken. Partendo da alcuni assunti fondamentali del gaming quali sono le meccaniche di gioco sancite da Sokoban e affini, ha messo a punto un’esperienza che mescola le istanze puzzle proprie del genere con le dinamiche esplorative dei metroidvania, innestando il tutto su un impianto da action-adventure a sfondo fanta-storico. E funziona! Se amate le sfide complesse può essere il gioco che fa per voi, ma attenzione: la mancanza di un sistema di indizi e un layout non troppo chiaro possono complicarvi parecchio le cose. Se decidete comunque di dargli una chance vi aspetta una sfida tosta ma appagante. Buona esplorazione!
Voto: 7.5
