Quando Justin Roiland è uscito di scena, prima con l’addio a Rick & Morty dopo la rottura con Adult Swim a gennaio 2023 e poi con le sue dimissioni da Squanch Games, il timore di un disastro annunciato era abbastanza comune: High On Life, l’FPS caciarone che aveva raccolto qualche milione di giocatori alla sua uscita sarebbe rimasto privo del suo creative director capace di rendere affascinante e naturale l’assurdo, con una mescolanza di battute argute e assurde molto vicina a quanto ha reso popolare la saga di Rick & Morty.

E invece High On Life 2 fa una cosa sorprendente: non vuole reinventarsi in favore della digeribilità, ma preferisce mantenere lo stesso registro quasi spingendo ancor di più sul suo lato comico, non sempre ben inquadrato ma quantomeno coerente con quanto dichiarato dallo studio. Il risultato finale è quello di un sequel con una scrittura abbastanza in linea con quella del primo capitolo pur senza quel vulcano di idee che era Roiland; tutto il resto invece? Vediamolo insieme nella nostra recensione di High On Life 2.
Stessa strada, stesso pianeta, stesso bar

High On Life 2 riprende la storia del protagonista del primo capitolo qualche anno dopo, modificando il suo tragitto narrativo e mettendogli contro una nuova minaccia: Rhea Pharmaceuticals, ovvero la big pharma del mondo di Squanch Games, un’azienda con mire non esattamente etiche legate agli essi umani. Durante il corso di circa quindici ore, la storia del gioco si dipana di pianeta in pianeta aggiungendo progressivamente armi, avversari e sopratutto situazioni.
Rispetto al capitolo precedente, infatti, High On Life vede in una pletora di situazione la costruzione di un mondo di gioco affascinante e divertente, con tantissimi sketch giocabili che diventano la maniera di Squanch Games di costruire situazioni interessanti per il giocatore, anche variando parzialmente il genere videoludico di riferimento. In tutto questo ci sono montagne di citazioni, alcune molto nerd, altre un po’ più normie ma che sono gestite in maniera estremamente funzionale, diventando sinergiche con la proposta narrativa del mondo di gioco.
Chiaramente buona parte di tutta la proposta viene retta dalle “bocche” e dalle personalità irriverenti dei Gatliani, gli alieni pistola che già nel primo capitolo facevano decisamente parlare di sé. La proposta ludica prevede un avatar muto per il giocatore, con tante armi viventi che parlano con noi e con il mondo intorno a noi; alcuni dei Gatliani sono presi di peso dal primissimo capitolo, altri sono del tutto nuovi, altri ancora invece sono forme particolari di personaggi già visti in precedenza.
Un gameplay… alieno?
Del primo High On Life possiamo dire potenzialmente tante cose positive ma di certo non possiamo dire che fosse un gioco dal gameplay variegato, o che fosse un videogioco con un ottimo gunplay. Bene: il suo sequel non risolve i problemi del primo, però ne amplia per come possibile i pregi. Ad esempio grazie all’introduzione dello skatebord, High On Life 2 può vantare un sistema di movimento molto più veloce e vivace. Lo skate permette di attraverso rapidamente parte delle mappe ed è un ottimo strumento di traversal, in grado anche di supportare un level design deicsamente migliore del primo, con mappe aperte molto giocose.
C’è un problema di cui dover tenere conto: durante i combattimento lo skate è più una maledizione che una benedizione, complice anche un gunplay non particolarmente raffinato o “preciso”, che finisce per diventare poco affidabile e confusionario quando la situazione diventa concitata. Il gunplay, poi, è ostacolato anche da armi e gadget che sono “tanti” ma che non sempre risultano utili in combattimento, vista la superiorità di certo strumenti rispetto ad altri.
Fortunatamente la situazione è parzialmente controbilanciata dalla presenza di tanti enigmi ambientali che obbligano il giocatore a utilizzare tutto il suo arsenale, però il cuore del gameplay non è sufficientemente supportato. Ultimo elemento “stupidamente” positivo sono le finisher da eseguire col coltello, che nonostante delle animazioni imperfette hanno un’inventiva e un umorismo sotto capace di reggere il colpo e di strappare sorrisi sinceri.
Visioni d’altri mondi

Parlando della questione estetica, High On Life 2 fa buoni passi avanti con migliori modelli, illuminazione migliore e una resa generale decisamente più gradevole. Il gioco si è dimostrato comunque piuttosto pesante sul computer con cui lo abbiamo provato, dotato di 5600X e 4070 SUPER, con anche un paio di crash maledetti che ci hanno fatto perdere un paio d’ore di gioco.
A questa valutazione si aggiungono anche crash e problemi tecnici che plausibilmente saranno risolti con l’arrivo di tutta una serie di patch post-uscita, come ormai è diventato standard per l’industria del settore. Purtroppo alcuni di questi bug rischiano di far perdere anche ORE DI GIOCO, diventando quindi fieri esponenti della peggiore categoria dei problemi di programmazione ma, tutto sommato, va bene uguale. Un po’ sottotono anche il comparto musicale, che non ha granché da offrire ai giocatori nonostante un utilizzo abbastanza competente dei crismi della musica elettronica moderna; mediamente buono il doppiaggio in inglese del gioco, con i Gatliani che fanno assolutamente da mattatori nella maggioranza dei momenti, meno bene invece il doppiaggio degli NPC che invece alle volte sembra poco utile.
Conclusioni
Trando le somme vediamo High On Life cadere più o meno dove si trova il primo capitolo: un buon videogioco, con grandi punti di forza e difetti marcati sparsi qua e là.
L’identità comica è rimasta, così come l’originalità di fondo intorno a parte delle sue proposte ma a questo giro ci sono problemi tecnici più importanti di cui dover tenere conto, che finiscono per appesantire ancor di più un gameplay che sembra mancare parzialmente il suo bersaglio se prendiamo in considerazione il coinvolgimento e lo stile.

