King of Seas | Recensione (PC)

Ciurma, è arrivato King of Seas, un action RPG piratesco prodotto dalle italianissime mani dello studio di sviluppo 3DClouds. Il gioco sarebbe dovuto essere lanciato negli scorsi mesi, ma il sodalizio con un publisher internazionale come Team17 ha prolungato leggermente i tempi di sviluppo per poter affinare gli ultimi dettagli grazie a nuove risorse.

Mi sono sempre domandato perché nel panorama videoludico abbiamo un’enorme carenza di giochi a tema pirati nonostante la pirateria sia un immaginario molto comune e quotato su altri media come il cinema. Per questo motivo, personalmente, ogni volta che arriva davvero un videogioco piratesco è sempre una gran vittoria.

Anche King of Seas può considerarsi una vittoria per 3DClouds poiché è un prodotto un po’ più complesso dei precedenti lavori dello studio indie che per il momento ha sfornato titoli come All-Star Fruit Racing (di cui abbiamo una recensione) o CARRUMBLE. Ma è anche una vittoria per il panorama videoludico italiano in generale. Una vittoria, tuttavia, che è bene precisare sia di piccole dimensioni: King of Seas non è esente da difetti, anzi, ne ha parecchi.

Tuttavia, nel suo piccolo, il gioco è un’idea originale, un punto di forza enorme in un panorama videoludico sempre più saturo di titoli uguali a sé stessi. Ed è soprattutto un piccolo sguardo al percorso futuro della scena videoludica italiana, grazie anche al recente interesse della politica con il First Playable Fund e il Tax Credit.

Diventerò il Re dei Pirati

Il mondo marittimo di King of Seas è un esteso arcipelago di isole dove pirateria e riti voodoo si incontrano e si scontrano continuamente. Tutte le isole, a parte alcune, sono generate proceduralmente, e il giocatore più che controllare un singolo personaggio in carne e ossa, muove i controlli di un’intera nave.

Il gioco comincia dopo l’istituzione del Regno dei Sette Mari, al cui governo c’è proprio il padre del giocatore, un leggendario pirata che con questo “colpo di stato” riesce, di fatto, a instaurare un regime di pace per le isole che vi aderiscono.

Tutto cambia quando, però, il giocatore viene accusato dell’omicidio misterioso del proprio padre: la propria nave viene affondata, l’equipaggio muore assieme a essa.

King of Seas, tradimento iniziale

Un manipolo di pirati di passaggio trova per caso il principe (o la principessa) naufragato. Accudito a Eagle’s Rock, l’isola dei pirati, il giocatore pian piano impara l’arte della pirateria mentre cerca di scoprire cosa è successo al Regno dei Mari e a suo padre.

In virtù del fatto che gli attori del gameplay sono le navi intere, i momenti narrativi di King of Seas mancano di carattere e di emozioni; non so se questo sia una causa o un effetto della banalità della trama, poco sostenuta da momenti di reale interesse tra piccole incongruenze, inquadrature cinematiche molto statiche e dialoghi mostrati a schermo con una tecnica da visual novel 2D che poco si amalgama al contesto 3D del mondo di gioco. Gli stessi personaggi risultano forzatamente stereotipati e banali. L’unico punto di forza della trama è l’introduzione al mondo di King of Seas, ben raccontata con animazioni e disegni efficaci.

Lunga vita al Re, lunga vita al Regno dei Sette Mari.

All’arrembaggio

Mentre ci troviamo a solcare i mari sulle nostre navi personalizzate piene di colori vibranti e poteri speciali, i panorami marini e isolani si susseguono con un ritmo giusto ma, alla lunga, un po’ ripetitivo. Tutto sommato l’esperienza grafica e il feel principale di gioco intrattengono benissimo se King of Seas viene giocato periodicamente e a piccole dosi.

Ciò in cui il gameplay eccelle è senza ombra di dubbio il combattimento. La visuale di gioco è isometrica e non è ruotabile, quindi le imbarcazioni che guidiamo e le fiancate di cannoni che carichiamo hanno bisogno dell’aiuto del nostro senso dell’orientamento, rendendo le battaglie in questa maniera davvero divertenti già nella loro forma basilare. Se poi a queste scorribande marine aggiungiamo poteri speciali e altre caratteristiche personalizzabili tipiche degli RPG, il divertimento è assicurato. Anche la conquista dei porti si rivela un’impresa divertente, ma ve la sconsigliamo all’inizio del gioco… seguite il corso della trama.

Combattimento di King of Seas

Molto spesso ci ritroveremo a cercare di affondare navi nettamente più grandi e pericolose delle nostre sfruttando ciò che ci offre il mare, ingegnandoci grazie ai nostri poteri speciali o alla nostra astuzia. Per fare un esempio, per colpire un veliero nemico più grande e potente del mio sloop, ho iniziato a farmi inseguire attorno a due scogli; quando la nave avversaria cercava di colpirmi attraverso la fessura tra i due scogli, la sua potenza di fuoco veniva dimezzata perché molti dei cannoni, estesi lungo tutto il grande ponte dell’imbarcazione, sparavano contro i pilastri di roccia.

Per il resto il gameplay è caratterizzato da un susseguirsi di missioni secondarie blande, come le odiatissime fetch quest, e piccole attività di micromanagement del proprio inventario. È presente anche una piccola componente economica, una versione molto semplificata e più accessibile del commercio di Port Royale dove alcuni porti hanno domande e offerte di prodotti più alte o più basse rispetto ad altri.

Mercato in un porto di King of Seas
(il supporto al wide screen non sempre è corretto)

I diversi potenziamenti recuperabili da tesori e casse disperse nel mare aggiungono quella varietà necessaria all’esplorazione, ma per il resto, come scritto più sopra, King of Seas, si rende dannatamente divertente solo nel combattimento. Peccato che non sia presente una modalità multiplayer, perché credo sarebbe stata molto indicata per il tipo di gameplay.

Nave al varo

La grafica si distingue in maniera buona soprattutto per quel che concerne l’ambiente tridimensionale di gioco e i menu. Non so se sia un’opinione strettamente personale, ma trovo invece i disegni 2D dei personaggi poco contestuali al mondo di gioco; sembra quasi utilizzino palette di colori e tratti diversi dal resto. Non aiuta neanche la loro staticità, contrapposta a un mondo che invece vibra di colori.

Il comparto sonoro anche è reso in maniera giusta, senza infamia e senza lode.
Alcuni brani hanno anche una dinamica quasi epica, come a suggerire combattimenti feroci, ma talvolta si attivano in momenti inopportuni. Dal lato tecnico ho constatato dei leggeri cali di frame in condizioni particolari, ad esempio avvicinandosi a un vulcano o quando si trova una nube temporalesca, ma credo si tratti di qualcosa di assolutamente fixabile nell’immediato, come il supporto al wide screen (21:9) non sempre ottimizzato.

Navigazione in King of Seas

Nel frattempo, 3DClouds ha già messo in chiaro che King of Seas riceverà pieno supporto già a partire dal suo lancio di domani, 25 maggio 2021. Proprio qualche giorno fa lo studio ha pubblicato un’interessante roadmap dalla quale si evince che verranno sistemati dettagli da patchare, e che in futuro arriveranno miglioramenti della Quality of Life del gioco oltre che un aggiornamento che sembra avere un gran nome fascinoso: Monster Update.

King of Seas offre un’idea di combattimento tra navi piratesche davvero originale, un vero fiore all’occhiello della nostra industria italiana. Peccato che il resto del gioco sia un po’ troppo ingessato e standardizzato, il che non vuol dire che non diverta nel suo piccolo, ma che semplicemente, giocato nel lungo periodo, può stancare facilmente. Al titolo farebbe davvero comodo un comparto multiplayer per enfatizzare ancora di più ciò in cui davvero eccelle, ossia le cannonate. Tra poteri speciali, proiettili magici, e tante altre personalizzazioni RPG, consigliamo caldamente di provare King of Seas se siete disposti a maneggiarlo con periodicità. Siamo curiosi di scoprire cosa si inventerà 3DClouds per il futuro del gioco.

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Articolo a cura di Alessandro Colantonio

Game designer in erba e chitarrista a tempo perso. Nasce all'ombra del Vesuvio nel 1991, muove i suoi primi passi nel mondo dei videogiochi su un Windows 95 all'età di 5 anni, e diventa presto un Allenatore di Pokémon.

Bazzica tra radio web e band durante i suoi studi universitari tra Napoli, Roma e Milano, per diventare un mittente di mail professionista per annunci di lavoro che non avranno mai risposta.

Prima di approdare a Player.it si è distinto nella fan-community di Pokémon Millennium diventandone rapidamente editorial supervisor e simultaneamente PR, garantendo alla redazione del portale un flusso costante di videogiochi per Nintendo Switch da recensire.

I suoi generi preferiti sono i gestionali, gli strategici, i tattici e i GDR. Tuttavia, essendo un accumulatore seriale di videogiochi, cerca sempre di giocare ogni titolo che gli capita sotto mano.

Ha una perversione per le pratiche fandom, i cani e la birra artigianale. Adora D&D, va in ira e carica.

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