Life is Strange: Before the Storm – Recensione Completa


Inutile negarlo: a distanza di due anni, Life is Strange è diventato un cult tra i titoli videoludici. Più di tre milioni di videogiocatori sono stati rapiti dalla sua storia, intrisa di simbolismo ed elementi sovrannaturali, che indaga sulle paure, sui vizi e sulle speranze degli esseri umani. Un’indagine sulle emozioni compiuta attraverso due adolescenti: Maxine Caulfield – meglio nota come Max – e Chloe Price.

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Dato il suo enorme successo, non sorprende quindi l’euforia con cui è stato accolto Life is Strange: Before the Storm, annunciato all’E3 2017. Si tratta di un prequel ambientato tre anni prima le vicende che hanno colpito Arcadia Bay nel canonico Life is Strange, ed è dedicato al rapporto tra Chloe e l’enigmatica Rachel Amber.
Il titolo è suddiviso in tre episodi – Svegliati, Il mondo nuovo e L’inferno è vuoto -, il cui ultimo è ormai disponibile, più un quarto bonus che arriverà a gennaio 2018 per chi ha l’edizione Deluxe.

Al di là dell’episodio bonus, noi di Player.it abbiamo fatto un’enorme maratona per capire nel complesso se quanto creato da Deck Nine riesce a donare qualità al magnifico lavoro svolto da Dontnod nel 2015.

Prima di addentrarci nell’analisi di Before the Storm, occorre precisare che saranno evitati spoiler, ma verranno fatti riferimenti al titolo precedente. Per cui, se non avete avuto modo di giocare Life is Strange, vi sconsigliamo la lettura. Anche perché, dimenticatevi di seguire un ordine cronologico qualora vi vogliate approcciare al titolo. Before the Storm ottiene valore grazie ai continui rimandi ai cinque episodi precedenti, e giocarlo per primo – pur essendo un prequel – inficerebbe tantissimo l’esperienza.

“Una scintilla trascurata fa il fuoco possente”

Questa citazione del poeta Robert Herrick racchiude l’essenza di Before the Storm. Il fuoco infatti è l’elemento mediatore attorno a cui ruota l’intera vicenda di Chloe e Rachel. Non è un caso infatti che la prima scena di Svegliati sia ambientata in una segheria abbandonata in cui si esibiscono i Fire Walk (trasposizione della band realmente esistente Pretty Vicious).

Il fuoco, sia reale che metaforico, è una forza costante nei tre episodi. Gli stessi personaggi sono dotati di un ardore caratterizzante: in primis Chloe, che rappresenta le fiamme della ribellione. Sin dalla prima inquadratura è evidente la sfacciataggine della quindicenne, qui ancora col caschetto castano, pronta ad andare contro tutti e tutto, pur essendo armata solo di dito medio e insolenza. D’altronde, la Chloe che andiamo a impersonare non ha ancora superato il lutto del padre, perso in un terribile incidente d’auto, e vive un rapporto conflittuale con la madre e il nuovo compagno David. La difficile situazione familiare porta la ragazza a isolarsi sempre più dalla scuola e dagli affetti, in una spirale di brit rock, erba e alcol.

 

Tutto inizia a cambiare quando Chloe conosce Rachel, la ragazza più popolare della scuola per capacità, intelletto e beltà. Sono doti già note a chi ha giocato il primo Life is Strange, ma che adesso ottengono un volto e una personalità. Deck Nine ha infatti come principale merito quello di aver saputo creare un personaggio perfettamente in linea con quanto dipinto dalle voci di corridoio della Blackwell e dalla Chloe dai capelli blu.

Nonostante l’immagine di ragazza perfetta, Rachel soffre per la pressione di dover essere sempre performante in famiglia, a scuola e con gli amici, e soprattutto odia il silenzio, quasi opprimente, che regna in casa. In particolare l’adorato padre, da piccola visto come un supereroe sempre pronto a intervenire, adesso sembra trasformarsi in semplice essere umano, con i suoi segreti e le sue apparenze. La figura paterna è dunque la scintilla di cui parlavamo prima, che divampa in fiamme ruggenti e inghiotte senza alcuna pietà il bello di Arcadia Bay.

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Tuttavia il fuoco non è solo un elemento negativo, ma rappresenta, nell’immaginario comune, anche la passione. Andando avanti, episodio dopo episodio, ci rendiamo conto che il rapporto di Chloe e Rachel non è né una amicizia tra due adolescenti che odiano i genitori, né una semplice cotta. Assolutamente no. È invece un rapporto ardente, forte, non definibile, tra due persone che trovano il sostegno l’una con l’altra. I dialoghi, gli sguardi, i gesti: ogni dettaglio evidenzia il legame che stringe Chloe a Rachel e viceversa.

Attraverso le due ragazze, andiamo ad affrontare tematiche come la droga, lo scontro con la figura genitoriale, il lutto, il peso delle bugie.
Come è evidente i toni non si sono alleggeriti rispetto a prima, e anzi, grazie all’età ancora più giovane della protagoniste, assumono un significato ancora più profondo.
La lente dell’adolescenza è perfetta per mostrare la spaccatura tra il mondo adulto, soggetto a regole e apparenze, e quello acerbo e giovanile, più irriverente, più infuocato, ma non per questo meno drammatico. Quest’ultimo inoltre assume diverse sfaccettature grazie a un numero interessante di nuovi personaggi. Nonostante, infatti, la presenza di volti noti come quelli di Frank, Victoria e Nathan, Deck Nine si è concentrata a dare spessore a nuove figure, come quelle di Mickey, Steph ed Eliot. Da un lato questo è apprezzabile, perché dona novità all’ecosistema di personaggi, dall’altro, però, sfruttare i nomi noti per caratterizzarli meglio sarebbe stato positivo.

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La storia di Life is Strange: Before the Storm riesce comunque a catturare in maniera progressiva, come un climax, fino ad arrivare all’episodio conclusivo, davvero di impatto. Ciò avviene grazie a tecniche narrative come il ricorso al mondo onirico e visionario e a loop di ricordi, che enfatizzano la malinconia e l’inquietudine così tipiche della serie.

Quando l’insolenza infastidisce davvero

Come il suo predecessore, Life is Strange: Before the Storm usa la narrazione come elemento di gameplay. A ogni scelta corrisponde una conseguenza, non solo nella trama principale, ma anche nelle situazioni più secondarie. Anzi, paradossalmente i cambiamenti sono più netti nei dettagli che nella macrostoria, sebbene vi siano più finali. Il succo è che il filone principale può essere alterato, anche nelle cose più piccole, ma l’essenza rimane intatta.
Questa struttura incentiva la rigiocabilità grazie anche alla comoda funzione  Collezionista: essa può essere selezionabile una volta concluso un episodio, e permette di rigiocare una determinata sequenza.

La componente narrativa è arricchita dalle sfide di insolenza. Queste vanno a sostituire, in un certo senso, il riavvolgimento del tempo di Max. Deck Nine infatti ha sfruttato il carattere sfacciato di Chloe per avviare degli “scontri retorici” contro i suoi interlocutori per ottenere situazioni di vantaggio. L’idea di per sé è carina, ma come funzionalità non è perfetta. Questo perché le sfide si basano sul dare la risposta giusta in base alle parole-chiave utilizzate dall’interlocutore di Chloe. Il problema è che alcuni discorsi, in base alla situazione, sono irrealistici. Per farla breve, ricorriamo a un esempio di inizio gioco, già mostrato in uno dei trailer di presentazione: per imbucarsi al concerto dei Fire Walk, Chloe si ritrova a insultare, in maniera sconnessa, il bodyguard della segheria. Pare strano che un energumeno adulto si lasci convincere da una ragazzina che insulta. L’effetto, quindi, è quello di ritrovarsi in situazioni forzate e poco realistiche. Considerando l’incredibile cura dei dialoghi, questo aspetto lascia un po’ l’amaro in bocca.

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Le fasi di dialogo, decisamente preponderanti, vengono diluite da alcuni puzzle e dal creare graffiti. In quest’ultimo caso bisogna analizzare per bene le diverse locations e trovare il punto giusto in cui poter lasciare una traccia di Chloe, ovvero un graffito fatto con pennarello. La cosa divertente è che si può scegliere cosa disegnare, ma più che arricchire il gameplay sembra un altro elemento per caratterizzare la giovane Price. Il vero problema di Before the Storm sono i puzzle, per il semplice motivo che sono o semplificati, o il più delle volte si riducono a una passeggiata lineare per raccogliere gli oggetti richiesti. Ciò rende la progressione piuttosto statica e lenta, ed è un peccato perché espedienti per rendere più dinamico il gameplay non mancano.

Malgrado queste considerazioni, una cosa che ci ha davvero colpito – visto che Player.it ha un debole per i GdR e in particolar modo per D&D è la chicca del meta-gioco in alcune scene. Ciò si basa comunque su ritmi lenti e statici, ma ci ha fomentato non poco. Non vi diciamo altro per non rovinarvi la sorpresa.

Un mix di Brit Rock e colori pastello

Altro aspetto in cui Life is Strange: Before the Storm va decisamente forte è lo stile. Esteticamente esso rimane morbido, rotondo, quasi cremoso nelle linee, come il predecessore ci ha abituato. Tuttavia, grazie a Unity e agli ultimi aggiornamenti, possiamo ammirare delle animazioni più fluide e soprattutto delle espressioni facciali molto più realistiche, le quali sono in grado di rafforzare le sensazioni provate durante determinate scene.
Questo discorso non vale tanto per le ambientazioni invece. Non tanto perché sono fatte male, quanto perché non si percepisce alcuna innovazione, soprattutto dal punto di vista contenutistico. Dovete considerare, infatti, che le mappe principali in cui si svolge il gioco sono già viste: la Blackwell, casa di Chloe, la discarica. Vi sono delle varianti, ovviamente, ma avremmo apprezzato un’ulteriore diversità delle sezioni di gioco, che comunque sono parecchio lineari e chiuse.

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Sarebbe scorretto dire che il forte coinvolgimento derivi esclusivamente dalla grafica, in quanto anche (e forse soprattutto) la soundtrack gioca un ruolo fondamentale. Rispetto al classico Life is Strange, che era caratterizzato da brani indie rock più dolci e malinconici, Before the Storm si rivolge principalmente all’alternative rock di matrice britannica. Questo vuol dire che accanto a brani fatti di synth, voci femminili e arpeggi di chitarra, ve ne sono altri che invece spingono sul basso, batteria e urla. Lo stesso brano del menù iniziale sembra più serioso e malinconico paragonato a quello del primo Life is Strange. Viene fuori mix interessante che preme le giuste corde delle emozioni, a seconda delle situazioni. E questo non fa altro che elevare la componente narrativa e l’immersione.

Conclusione

Life is Strange: Before the Storm è un titolo fondamentale per chi è stato travolto dal Life is Strange di Dontnod, poiché mette in risalto il personaggio di Chloe e sopratutto di Rachel. Il prequel ci fa vivere la nascita di questo rapporto e getta luce sui misteri e sulle traversie che hanno caratterizzato il primo Life is Strange. Dal punto di vista narrativo è infatti molto coinvolgente, con colpi di scena, rimandi al “futuro” e profondità di dialogo.

Tenendo conto della capacità di Deck Nine di aver saputo creare una storia che si lega perfettamente al capitolo precedente, il gameplay è la nota dolente: puzzle semplici e lineari rendono l’esperienza parecchio statica. Nemmeno le innovative sfide di insolenza di Chloe riescono a movimentare i ritmi lenti di gioco, creando a volte effetti irrealistici e un po’ forzati.

Ciononostante Life is Strange: Before the Storm rimane un acquisto imprescindibile per i fan, in quanto rappresenta un ulteriore elemento che dona bellezza al mondo di Max, Chloe, Rachel e più in generale di Arcadia Bay.

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Articolo a cura di Lorena Rao

È un po' la storia di tutti: Lorena ha iniziato a giocare da piccina su PlayStation e continua ancora a farlo. Solo che adesso ha l'occhio critico per godersi appieno il medium videoludico, tanto da scriverci sul web.

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