Iniziata nel 1994 con The Elder Scroll Arena, la serie di Bethesda l’undici novembre si amplierà con il quinto capitolo principale della saga, The Elder Scroll V: Skyrim. Abbandonate le terre di Oblivion, ci troveremo a Skyrim, la zona più settentrionale di Tamriel e da semplici prigionieri scopriremo in noi il sangue nobile di un draconiano. Riuscirà anche questo nuovo capitolo della serie ad elevarsi a miglior GDR occidentale come è stato in passato, o Bethesda ha fatto qualche passo falso? Scopritelo in questa nostra video recensione.
Video recensione di The Elder Scroll V: Skyrim disponibile sulla GamesVideoTV
L’ANIMA DEL DRAGO

L’avventura di Skyrim comincia duecento anni dopo la storia narrata in Oblivion. Ci troveremo, come già accennato, nella regione a nord di Tamriel, quella denominata per l’appunto Skyrim dove una sanguinosa guerra tra l’Impero e i Ribelli è cominciata dopo la morte del reggente. Due fratelli, entrambi a capo delle due fazioni in lotta, combattono per ottenere il controllo sul reame e le morti, dell’una e dell’altra fazione si contano a decine ogni giorno.

Da esseri condannati a morte, tacciati per essere traditori dell’Impero, ci salveremo miracolosamente dalla lama del boia grazie all’arrivo di un drago che metterà a ferro e fuoco la cittadina in cui siamo stati portati. Dopo essere sfuggiti all’attacco, di fronte a noi si aprirà il gigantesco mondo di Skyrim diviso in ben nove contee su un territorio che si sviluppa per  oltre quaranta chilometri quadrati. La trama principale del gioco ci vede come ultimo erede della stirpe draconiana, siamo Dovahkiin, “urlo di drago”, l’unico essere al mondo in grado di affrontare e uccidere un drago per poi impossessarci della sua anima che sarà trasformata in un potente urlo in grado di mettere sul campo incanti e abilità uniche. Il nostro nemico principale sarà Alduin, la versione nordica del dio Akatosh rinato con la forma de “Il divoratore di mondi”, un possente drago nero che nasce per distruggere il mondo. Il nostro compito, ovviamente, è evitare che ciò accada.

Ma lasciamo da parte la storia, un comparto che è giusto che si scopra da solo giocando l’avventura in prima persona. Il gameplay alla base di Skyrim è quello tradizionale che gli amanti della serie hanno imparato a conoscere ed amare. Dopo l’introduzione saremo liberi di decidere il nostro aspetto, non solo sesso e razza – aspetto quest’ultimo decisamente importante per sbloccare abilità di base o puntare la nostra crescita verso una tipologia di combattimento piuttosto che un’altra – ma anche dettagli come colore di occhi, capelli, corporatura, peso, cicatrici, pitture di guerra, taglio degli occhi, sopracciglia bocca e tanto, tanto altro ancora. Scelti i panni, la pelle o la pelliccia da indossare – no, non si può essere subito dei lupi mannari, per questo serve tempo e una magia specifica – e scappati da Helgen saremo liberi, potremo raggiungere la prima città utile dove continuare la quest principale della storia, o viaggiare alla volta di piccoli accampamenti e dungeon (oltre duecento complessivamente) dove troveremo gente con cui discutere, nemici da affrontare, missioni da attivare o lunghi combattimenti che si concluderanno solo dopo aver sbloccato nuove abilità e poteri.

UN MONDO DA VIVERE IN LIBERTA’

Il vero protagonista di Skyrim è quindi il mondo sviluppato da Bethesda. L’intero mondo è pieno di vita, siano essi animali nelle pianure, lupi nelle foreste, lucciole che illuminano la strada di notte o salmoni che risalgono la corrente saltando fuori dall’acqua per superare le rapide. In città Ogni personaggi ha la sua IA e la sua routine, dal taglialegna che abbatte gli alberi al mercante che ci chiama a gran voce per offrirci le sue merci o acquistare il carico che ci portiamo dietro. Ogni città, grande o piccola che sia poi, ha il suo signore, la sua economia e le sue leggi. Ogni luogo colonizzato vive e ci mostra la sua vita grazie alle persone che abitano l’area come semplici cittadini o commercianti. Ogni interazione con persone e nemici è gestita attraverso il sistema Radiant, nato con Oblivion. L’IA degli NPC è stata notevolmente migliorata con i personaggi che si comportano in modo credibile e mai banale, siano essi commercianti, passanti e cittadini o nemici.I nemici in particolare si comportano in modo intelligente, le razze più evolute metteranno in campo vere e proprie tattiche di squadra con i combattenti in prima linea e gli arcieri che cercheranno sempre la migliore posizione per scoccare i loro dardi – discorso un po’ diverso invece per le razze meno evolute che tenderanno soprattutto all’attacco in massa. Sempre Radiant gestisce anche le quest secondarie che si generano in tempo reale abbinandosi al meglio con le abilità del giocatore. Non verrà mai attivata per un combattente una missione che richiede una specifica abilità non ancora sbloccata, sia essa legata al vigore, alla salute o alla magia.

Oltre alle due principali fazioni in lotta, Impero e Ribelli, tornano anche le Gilde con quella dei Guerrieri a Witherun, quella dei maghi a Winter Hold e quella dei ladri a Riften. Potremo come sempre portare avanti la nostra “carriera” all’interno di questi gruppi svolgendo missioni tanto per una quanto per l’altra fazione. Ovviamente però il nostro progresso come soldati dell’Impero andrà ad intaccare il rapporto con i ribelli, così come diventare possenti guerrieri sarà malvisto dalla gilda dei ladri. Per tutte le fazioni si tratta di un processo lento e logico, si partirà da semplici matricole e pian piano che porteremo a conclusione compiti specifici, saliremo di grado affrontando missioni sempre più impegnative e in alcuni casi anche rivali che non hanno intenzione di lasciare a noi, ultimi arrivati, il loro posto.


RPG NUDO E CRUDO

Come ogni RPG che si rispetti, anche in Skyrim c’è ovviamente la componente legata alla crescita del personaggio. Ogni movimento, acquisto, vendita o azioni che sia, dal correre al lottare, con la pratica viene costantemente migliorata – potremo anche sfruttare le scuole per potenziare questi aspetti pagando però l’aumento dei livelli con sonanti monete d’oro. Alla base di tutto comunque ci sono le tre caratteristiche di base: Salute, Vigore e Magia. Rispetto al passato infatti non dovremo scegliere una classe specifica, potremo essere tanto guerrieri quanto maghi, tutto sta nello sviluppo delle abilità, ad ogni livello superato infatti otterremo dieci punti da spendere complessivamente nello sviluppo di salute, vigore o mana – la prima indica la quantità di vita, la seconda la quantità di forza utile per correre o assestare colpi potenti e la terza la quantità di “magika” in corpo per attivare gli incantesimi. A questi punti poi si aggiunge un altro punto singolo da spendere in una delle sedici costellazioni che indicano le nostre abilità, dal combattimento con le armi a due mani a quello di utilizzare incantesimi più o meno potenti, sino all’abilità di corsa o di uso delle forge, luoghi dove potremo combinare pietre e materiali grezzi per realizzare quasi duecento oggetti tra armi e parti di vestiario.

Se tuttavia quasi tutta la struttura del gameplay alla base di Skyrim non è altro che una riproposizione di quanto già visto in Oblivion – con dovute differenze come armi e vestiario che non subiscono danni dall’usura – la vera grande novità di questo capitolo sono i draghi e tutto ciò che a loro è legato. Se il primo drago lo incontreremo in un momento e in un luogo ben specifico, tutti gli altri, di razze differenti e con abilità mai identiche tra loro, saranno del tutto casuali, mai scriptati e mai prevedibili. Si tratta di eventi che incontreremo casualmente e non di luoghi da battere per individuarli e affrontarli. Può capitare dunque di percorrere una stessa strada diverse volte senza mai avere un problema e da un momento all’altro ritrovarci di fronte uno o più draghi che di volta in volta dovremo affrontare e battere per assorbirne l’anima e con questa il loro potere, utile e a volte necessario per poter proseguire nella nostra lotta contro il male, utile quando si tratta di poteri come il teletrasporto, necessario invece quando sblocca incantesimi in grado di stordire o allontanare il nemico.

Parlare di longevità davanti ad un titolo come The Elder Scroll V: Skyrim è pressoché inutile. Le ore richieste per portare a compimento non solo la quest principale quanto l’intero gioco salgono oltre le cento, un quarto circa invece quelle necessarie per ultimare la sola trama. Le attività possibili tuttavia, gli obiettivi secondari e l’innumerevole quantità di oggetti che possiamo creare, incantare e modificare è tale da essere quasi impossibile fare tutto ciò che il gioco ci concede. Se ci riuscite, meritate solo la migliore delle standing ovation possibili.

UN FUTURO FORSE TROPPO SIMILE AL SUO PASSATO

The Elder Scroll V: Skyrim si mostra al giocatore sfruttando una nuova versione del Gamebryo denominato Creation Engine – già usato per titoli come Morrorwind, Oblivion e Fallout 3. Il peso degli anni ad oggi comincia a farsi sentire e seppur su PC i difetti siano meno evidenti grazie a potenze di calcolo superiori, è su console che i limiti imposti da questa tecnologia si fanno notare pesantemente. Dai pop up continui, al calo di framerate sino alle animazioni che non sempre rispecchiano la logica, soprattutto quando si gioca con la visuale in terza persona – scalate, salti, torsioni ed altro non sono quasi mai movimenti iper realistici. Decisamente altalenanti poi le texture, in alcuni casi estremamente realistiche, in altri povere e mal gestite. Nonostante la presenza di questi difetti notabili soprattutto da un occhio critico, la resa complessiva del mondo che ci circonda è più che soddisfacente.

Un po’ problematico il comparto legato a caricamenti e salvataggi. I primi risultano particolarmente lenti, passare da un interno all’esterno non è mai roba da pochi istanti, ma richiede diversi secondi. I salvataggi automatici poi si attivano esclusivamente quando si conclude una quest completamente o quando da un esterno si passa ad un interno e viceversa. Ciò può comportare a volte la perdita di intere fasi di gioco se ci metteremo ad esempio per il mondo di Skyrim a viaggiare o muoverci senza una meta specifica o un compito da portare a conclusione – allo stesso modo i viaggi da un luogo ad un altro richiedono lunghe camminate o galoppate e se di tanto in tanto non si apre il menu per salvare, si rischia di morire per l’attacco di un feroce animale o di un possente nemico a pochi metri dalla destinazione, dopo magari anche un quarto d’ora di viaggio che dovrà essere ripetuto da capo. Totalmente rivista la gestione del menu, da quello principale potremo sfogliare le opzioni di gioco e il diario dove vengono segnati tutti i compiti attivi e quelli completati, mentre premendo B o Cerchio, a seconda del pad utilizzato, apriremo il nuovo menu da navigare con il movimento delle levette analogiche. Andando a sinistra gestiremo le magie, in alto le abilità, a destra l’inventario e in basso apriremo la mappa del mondo in cui vivremo la nostra avventura. Rivisto anche il menu rapido gestito attraverso la croce direzionale che aprirà a sua volta un piccolo menu testuale dove scegliere quali oggetti utilizzare nel momento da una lista di oggetti precedentemente indicati come favoriti – opzioni, incantesimi e via discorrendo. Un sistema decisamente più macchinoso e dunque meno intuitivo rispetto al passato dove ad ogni direzione si assegnava un’azione veloce.

Più che buono il comparto audio che oltre a fornire un doppiaggio totalmente in italiano per ogni singolo personaggio che vive nelle terre di Skyrim, offre un tema musicale quasi mai fuori luogo, sempre capace di sottolineare ogni momento, dalla caccia, alla lotta alla semplice passeggiata. Altrettanto lodevoli gli effetti sonori, mai banali, anche se non sempre particolarmente realistici.

CONCLUSIONE

In conclusione The Elder Scroll V: Skyrim è un GDR nudo e crudo, quel tipico gioco di ruolo dallo stampo occidentale che fa felici noi Europei amanti dei giochi di questo tipo. La trama intrigante e allo stesso tempo decisamente longeva oltre a quelle componenti che hanno da sempre reso The Elder Scroll uno dei migliori GDR tornano e con loro torna anche quello stesso comparto tecnico, forse l’unica vera pecca di un gioco che avrebbe meritato anche sotto questo aspetto qualcosa di totalmente nuovo e non un solo update di quanto già visto in passato – stesso discorso non vale ovviamente per chi gioca su PC e non su console.

Se siete amanti della serie, questa recensione non vi serve, così come non vi serve che qualcuno vi dica che The Elder Scroll V: Skyrim è il gioco che stavate aspettando. Se invece siete nuovi del genere e volete provare il vero GDR occidentale, questo è senza ombra di dubbio il titolo su cui puntare. All’inizio sarà un po’ ostico, ma dopo poco è in grado di farvi innamorare.

VOTO: 9.5 SU 10

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