Il logo del Clan

I Ventrue, tra tutti, sono quel Clan che “o lo odi, o lo ami“. Non esiste una via di mezzo, il giocatore medio di Vampiri: la Masquerade è come un tifoso di calcio che ama/odia la Juventus.

Ci avete mai fatto caso? Dubito fortemente che abbiate mai sentito dire qualcosa tipo “si, i Ventrue mi piacciono/non mi piacciono MA…“, no, non credo proprio vi sia mai capitato o almeno a me non è mai capitato; che non ho la presunzione di dire “conosco tutti i giocatori d’Italia“, lungi da me, però ne conosco “una buona porzione” di questi ed ogni volta che si è aperto questo discorso, puntualmente, si è finito con il crearsi di due schieramenti: quelli che li adorano e quelli che li odiano a morte.

Non si è arrivati mai a pugni e insulti, intendiamoci, sempre di un gioco parliamo, anche se qualcuno ogni tanto la prende cosi tanto come una religione questa cosa di “VAMPAIRE” da considerare ogni affermazione che gli si rivolge come “una dichiarazione di guerra” – anche voi conoscete questi fanatici, non prendiamoci in giro- sino a togliervi il saluto… o almeno anche in questo caso a me è successo (che poi magari sono io il fanatico non lo metto nemmeno in dubbio ma, curiosamente, anche se fosse cosi non smonterebbe comunque la mia teoria: figata).

Comunque, immagino che giunti a questo punto vogliate sapere il perché tutto questo preambolo, giusto? Bene, presto detto, mi serviva per arrivare ad un semplice punto: tra tutti i Clan, quello dei Ventrue è quello che fa “davvero” Paura.

Non di quelle paure del mostro nascosto sotto il letto che ti assale mentre dormi o di quella del drogato per strada che ti accoltella per due spicci, no. Intendo quella Paura che ti pervade nel momento in cui ti rendi conto che qualcuno di questi “distinti signori” da un momento all’altro potrebbe decidere di distruggerti la vita in un secondo, senza se e senza ma, alimentando quella consapevolezza di totale impotenza atta contrastare i “potenti mezzi” di questo Clan… il tutto all’ulteriore rischio si non sapere nemmeno bene perché costui abbia deciso cosi.

E questo il motivo per cui ci dividiamo nelle due fazioni sopracitate e che a questo punto sarebbe quasi più corretto definire come “quelli che li temono” (chi li odia) e “quelli che lo sono” (quelli che li amano).
Ecco perché il paragone con la Juventus è calzante, perché in Vampiri o sei un Ventrue o sei quello contro di loro. Indistintamente. Incondizionatamente. Questa è una fede cieca.

L’esempio di questa Paura che pervade è palpabile in Casper Johnson, il protagonista del racconto di introduzione de “Il Libro dei Clan: Ventrue” dal titolo “Fallire con Successo“.

E’ questi un uomo alle dirette dipendenze di un individuo molto facoltoso, ricco e potente della città, tale Van Dorn.
La sua Paura è palese già nelle primissime righe, anzi no che dico, dal primo periodo del racconto. “Per la quarta volta in nove secondi Casper Johnson premette il pulsante per chiamare l’ascensore“.

La sentite quella mano che preme freneticamente il tasto dell’ascensore, come se questi guadagnasse di velocità da tale gesto? La sentite quella sensazione di essere nel torto? Di essere in ritardo e che ogni secondo in più che passa renderà ancora più difficile, teso e pesante, il momento in cui tu e la persona che state raggiungendo vi troverete nella stessa stanza, con la consapevolezza di essere nel torto? Ecco, questa è la Paura che instilla chi ha il potere e il potere, si sa, è un sinonimo di Ventrue (ovviamente quelli degni di questo nome, si intende).

Il racconto ha molti di questi riferimenti. Un altro lampante è il momento in cui il nostro Casper, che da ora in poi sarà “Il Vigliacco“, dice a se stesso, per darsi forza, che “se non fosse stato per lo stipendio a sei cifre, non sarebbe valsa la pena di avere a che fare con …quell’uomo…

Qui dobbiamo fare un passo indietro e domandarci, perché “Il Vigliacco” ha cosi tanta Paura de “Il Potente“, Van Dorn? la risposta ci è fornita ad inizio racconto.

A “Il Vigliacco” è stato chiesto di condurre nell’appartamento de “Il Potente” tutta una serie di illustri persone che attualmente si trovano in quell’albergo che fa da cornice al racconto, per la tipica raccolta fondi politica americana.

Per una serie di motivazioni che non ci vengono fornite, sappiamo che “Il Vigliacco” è in ritardo sulla tabella di marcia del suo capo e che il senatore che sta accompagnando sarebbe già dovuto essere nel suo appartamento.
Ecco, nei brevi minuti in cui il senatore e “Il Potente” discutono amabilmente, succede qualcosa: poche semplici frasi di quest’ultimo riescono a cambiare completamente la posizione del senatore riguardo una zona urbana della città che, se prima di entrare nella stanza era certamente destinata ad usi sociali, nel momento in cui uscirà diventerà il luogo di nascita di un grande complesso industriale destinato a creare nuovi posti di lavoro.

Vedete? E’ proprio questo il senso di Paura di cui parlavo prima.
Poche semplici parole, poste nel bel mezzo di un amabile discorso tra gentiluomini, hanno stravolto la mente di un senatore che ora creerà/distruggerà le aspettative di migliaia di suoi concittadini, che guardano a quel pezzo di terra con speranza.
Il Vigliacco” lo ha capito ed è terrorizzato da “quell’uomo“, ed è per questo che non vede l’ora di fuggire da quell’appartamento e godere cosi della libertà concessa da quei pochi minuti necessari a cercare il prossimo “pezzo grosso” da portare al cospetto del suo signore.

La sentite ora quella Paura? Immaginatevi di essere assolutamente convinti di una vostra decisione, di parlare con un uomo che non avete mai visto, e di aver cambiato diametralmente la vostra posizione nel giro di pochi minuti.

Ecco perché sostengo con forza che o “Tifi Ventrue” o “Tifi contro Ventrue“, perché tutti abbiamo Paura di non essere più padroni di noi stessi.

So cosa vi state dicendo tra voi: “eh, ma anche altri Clan possiedono poteri in grado di farlo“. Ecco, questa invece è la mia di risposta: “certo, altri Clan sono in grado di farlo… ma questi non ne hanno fatto lo scopo della propria esistenza, del proprio Clan.”

Il Potere fine a se steso è la quintessenza di questo nobile Clan: una dignitas di stampo romano che garantisce onori, ammirazione e rispetto, non tanto a chi ne possiede quanto a chi sa amministrarne i sacramenti, perché questo è per un Ventrue il potere: una dottrina, una Fede, non di certo uno strumento per fare soldi  come i Giovanni, piegare la realtà come i Tremere, o obbligare gli altri a fare ciò che si desidera come i Lasombra.

No, no. I Ventrue sono un passo avanti, loro forgiano il mondo a colpi di Dominazione e Ascendente, resistendo al peso che distruggerebbe ogni altro Fratello da tale atto grazie alla loro Robustezza sovrannaturale.
Sono infatti stati questi tiranni illuminati a riuscire ad unire sette Clan in quella che, a buon titolo, può essere oggi considerata LA grande potenza del Mondo di Tenebre: la Camarilla.

Si, si si, c’erano di mezzo anche un sacco di altri Vampiri di tanti altri Clan ma, non neghiamo l’evidenza, se non fosse stato per Hardestradt il Vecchio prima, Hardestradth il Giovane dopo e Jan Pieterzoon ora, la Camarilla sarebbe crollata nel giro di poco tempo e questo lo sapete perché? Perché nessuno si sarebbe mai preso la briga di far muovere la “macchina”, tutti si sarebbero limitati ad indossare la corona di principe. Perché si la Corona indica il Monarca, ma è lo scettro il simbolo del Potere, non dimenticatelo.

Chiaro perché per me è la Paura l’emozione chiave di lettura di questo Clan?
Non vi basta? Va bene, passiamo alla seconda fase del racconto.

Qui assistiamo ad una strana evoluzione della trama: “Il Vigliacco” viene assalito da quello che è palesemente un altro vampiro che cerca disperatamente “Il Potente“.
Dopo una feroce colluttazione, l’intervento di un terzo collaboratore del Ventrue pone fine allo scontro con la sconfitta di questo nuovo vampiro.

La scena dopo è ambientata in un angusto e buio luogo in cui sono le immagini di catene a fare da padrone. Catene avvolgono “Il Vigliacco“. Catene avvolgono il suo aggressore. Catene sono buttate a terra. E tra loro spicca “Il Potente” con il suo bellissimo abito grigio e le sue bellissime scarpe lucide.
Questi sta interrogando l’aggressore con una ferocia ed una determinazione da far venire i brividi. La descrizione di come inserisce e rimuove il paletto di legno conficcato nel cuore della sua vittima fa accapponare la pelle, e ci mostra tutta la fredda determinazione del suo senso.

Le parole che pronuncia alla sua vittima ci fanno capire bene perché temere questi individui: “Posso farlo per tutta la notte signor Almodovàr. Anzi, posso farlo per sempre.
Concetto piuttosto chiaro, credo.

Come molti dei racconti dei Clanbook anche questo ci racconta la storia di un Abbraccio e “Il Vigliacco” alla fine diverrà la nuova progenie de “Il Potente“, ma qualcosa stona, quel “[…] ma perlomeno tu conosci i miei protocolli, e questo mi risparmierà la fatica di cercarmi un altro aiutante” rende acido il tutto e ci fa comprendere un’altra cosa importante di quanto stiamo leggendo, non è “Il Vigliacco”  il vero protagonista, lui è solo uno spettatore, un prestanome che si gode lo spettacolo, una vittima involontaria di un sistema che ora lo ha fagocitato e lo ha reso parte di esso.
Il protagonista è il Potere, o meglio l’esercizio di esso.

Per quello continuo a sostenere con forza che dei Ventrueo ne sei parte” o “ne sei contro” e a volerla dire tutta dalla parte della mia barricata vi è anche un illustre ospite che saluto oltre il velo della morte, l’onorevole Giulio Andreotti, che tempo fa sostenne un concetto che molto spesso campeggia sulle pagine dei manuali di Vampiri.

Il Potere logora chi non ce l’ha ha!

E chi si sta logorando è perché ha Paura di subirlo, il Potere.

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