The Warriors è stato uno dei titoli di punta della line-up di Playstation 2 e Xbox. Sviluppato da Rockstar Leeds e Rockstar Toronto nel 2005, il videogioco era ispirato al film cult di Walter Hill, I guerrieri della notte, uscito nelle sale nel 1979. Il film faceva parte di quel filone cinematografico molto in voga a cavallo tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta che trattava temi come il degrado delle grandi metropoli, il disagio giovanile che sfocia in violenza e le guerre fra bande.

I videogiochi hanno tratto ispirazione spesso da quel tipo di produzioni, basti pensare a 1997: Fuga da New York, il cui protagonista, Jena Plissken – Snake Plissken nella versione originale – ha avuto un ruolo importante nell’ideazione di Solid Snake.

The Warriors fu un omaggio riuscitissimo e ancora oggi è da annoverare tra i migliori tie-in della storia dei videogiochi. È possibile recuperare questo titolo anche su PS4 tramite la sezione PS2 Classics.

Se vi siete persi gli articoli precedenti dedicati al retrogaming potrete ritrovarli comodamente tutti a questo link. Troverete Final Fantasy, Resident Evil, Silent Hill e molte altre chicche raccolte solo per voi!

screen del film i guerrieri della notte

The Warriors | Videogioco cult tratto da un film cult

1979, New York. La Grande Mela, di notte, diventa terreno fertile per odio e violenza, due spade brandite da giovani annoiati riuniti in bande sempre più numerose e perennemente in lotta tra di loro. Le mire espansionistiche e di potere sul territorio hanno condotto a uno stato di degrado molte zone della metropoli americana, ma una sera tutto questo avrebbe potuto avere una fine. Nel famigerato quartiere del Bronx, viene indetta una riunione tra tutte le bande cittadine con l’obiettivo di stipulare una tregua.

A organizzarla è Cyrus, capo carismatico dei Riffs, che mira a raggiungere un accordo di non belligeranza. Purtroppo, non tutti sembrano d’accordo e così uno sparo interrompe il discorso: Cyrus rimane ucciso e la tregua diventa un’utopia. Ingiustamente, vengono accusati dell’omicidio i membri dei Warriors, la banda che andiamo a impersonare durante il gioco e protagonista assoluta del film.

Sta a noi aiutare i Guerrieri a scappare dall’ira delle altre bande e dimostrare la loro estraneità ai fatti.

speciale retrogaming su the warriors

Risse e il freddo acciaio delle spranghe

The Warriors era fondamentalmente un picchiaduro, ma fu ai tempi rivoluzionario ed estremamente importante per la crescita del genere su console. Il videogioco Rockstar basava il proprio gameplay sulle risse e sul concetto della forza del gruppo. Il giocatore non guidava uno, non due, non tre, ma ben nove personaggi diversi, switchabili in qualsiasi momento durante i combattimenti. I membri della banda dei Warriors erano tutti giocabili e ognuno aveva delle caratteristiche uniche come maggior resistenza e maggior agilità, mentre altri potevano contare su altri pregi non specificamente inerenti alle baruffe.

I personaggi erano quelli visti nel film, avevamo dunque la possibilità di combattere nei panni di Cochise, del capoguerra Cleon, di Swan, Rembrandt o del rissoso Ajax. The Warriors era una sorta di “smash brawl” dallo stile unico e inimitabile. I combattimenti puntavano sulla caoticità, senza che questa portasse confusione, anzi, le meccaniche erano chiare e precise come pochi altri giochi del genere su console.

Nella maggior parte dei casi, eravamo intenti a sfidare in violenti tafferugli i membri delle bande rivali che differivano per attitudini, abbigliamento e approccio alla rissa. Ad esempio, tra le gang più pericolose c’erano i Rogues, guidati dallo psicopatico Luther, e The Baseball Furies, pazzi furibondi vestiti da giocatori di baseball e armati di mazze. Non mancavano note di colore e folklore davvero notevoli come gli Hi-Hats, criminali vestiti da mimi. Arcigne anche le Lizzies, l’unica banda tutta al femminile.

Per uscire indenni dai combattimenti, era fondamentale passare da un componente della gang a un altro e non fossilizzarsi su un unico “brawler”, perché in The Warriors l’unione faceva davvero la forza. Il combat system era di pregevole fattura grazie a poche mosse ma efficaci per ogni singola situazione e a un sistema di controllo incisivo e responsivo.

screen di una rissa in the warriors

Il potere non si conquista solo con i pugni

Non c’erano solo risse in The Warriors, ma anche missioni che andavano a delineare con maggior accuratezza il contesto dell’esperienza di gioco, come inseguimenti e appostamenti nei quartier generali delle bande nemiche e le missioni di writing, cioè il graffitismo. I graffiti avevano diversi effetti sui membri delle altre gang: servivano a marchiare il territorio e dire: “qui comandiamo noi”, facevano da deterrente e incutevano timore o, più semplicemente, avevano effetto denigratorio.

Per essere in grado di disegnare i graffiti, avevamo bisogno delle bombolette spray – a proposito, se siete amanti della street art leggete il nostro special su Marc Ecko’s Getting Up – che non erano gratis. In The Warriors c’era la necessità anche di fare soldi per acquistare principalmente due oggetti: le bombolette e la droga.

Eh sì, non sarà educativo, ma i giochi Rockstar non sono mai stati politicamente corretti, come non lo era di certo il film. La droga nel gioco faceva da oggetto curativo o giù di lì: prima di uno scontro, per avere il coraggio e l’incoscienza adatti alla situazione, era molto importante fare uso di queste sostanze per cominciare la rissa con il mood giusto.

Per accumulare un bel gruzzoletto, ci veniva data la possibilità di mettere a ferro e fuoco i negozi per poi razziarli di tutto il loro contenuto che, automaticamente, si trasformava in valuta contante.

the warriors, rembrandt mentre disegna un graffito

Molto più di un picchiaduro

I guerrieri della notte è stato un film che ha segnato un’intera generazione, per le tematiche attuali all’epoca della sua uscita e ancor più contingenti ai tempi odierni. Così è stato anche per il videogioco che è riuscito ad assorbire in modo impeccabile ogni risvolto narrativo e sociale, includendolo in un contesto ludico divertente e inappuntabile.

Il disagio giovanile, la legge del più forte che diventa unico modo per farsi valere nella giungla metropolitana, ma anche l’amicizia e la lealtà sono argomenti che, fondendosi con un apparato ludico di prim’ordine, hanno fatto di The Warriors uno dei capisaldi del genere.

5/5 (3)

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