Lost Judgment | Recensione (PS4)

recensione di lost judgment

Ryu Ga Gotoku Studio ha dimostrato di saper rimodellare il suo riconoscibile stile in modo da renderlo funzionale in più contesti. Le meccaniche di riferimento della serie Yakuza hanno fatto da base anche per un titolo ambientato nell’universo di Ken il guerriero, Fist of the North Star: Lost Paradise, e per il riuscitissimo spin-off poliziesco Judgment.

Dopo il cambio di rotta operato con Like a Dragon, Judgment è attualmente l’IP che conserva la visione del beat’em up moderno in seno al team di sviluppo giapponese. Il suo sequel, Lost Judgment, che siamo qui chiamati a recensire, vuole confermare tutto ciò che di buono ha offerto al giocatore il capitolo precedente, non rinunciando a osare qualcosina, senza però strafare e stravolgere il concept originario.

Il coraggioso e integerrimo Takayuki Yagami è tornato tra le pericolose strade di Kamurocho, e non solo, alla ricerca della verità. Vediamo come è andata.

Lost Judgment è un videogioco che parla del senso della giustizia, del suo significato, di come essa possa assumere diverse forme in base all’osservatore. L’indagine di Takayuki Yagami, ex avvocato divenuto investigatore privato perché stanco di piegare la verità al risultato in tribunale, porterà i personaggi a interrogarsi sui modi, i tempi della legge e, soprattutto, su quanto essa sia davvero giusta.

Entrando nello specifico, Lost Judgment inizia con il ritrovamento, da parte dei vigli del fuoco chiamati a spegnere un incendio presso un edificio diroccato, di un cadavere in uno stato di decomposizione che lo rende irriconoscibile. Nel mentre, Yagami viene “ingaggiato” dai suoi vecchi amici Sugiura e Tsukumo che hanno aperto un’agenzia investigativa a Ijincho, un distretto di Yokohama. Il caso portato alla loro attenzione proviene dal liceo Seiryo, in cui pare avvengano gravi casi di bullismo.

Yagami entra così in contatto con una realtà molto più preoccupante di quanto si aspettasse, infatti, in quel liceo sembra che il bullismo la faccia da padrone, con la collusione anche di insegnanti e dirigenti. La cosa viene confermata qualche giorno dopo da un fatto inquietante che prende alla sprovvista l’opinione pubblica: durante il processo di Ehara, un ex poliziotto accusato di aver molestato una donna all’interno di un treno, l’imputato rivela l’identità dell’individuo trovato morto nell’edifico abbandonato, si tratta di Mikoshiba, un uomo che avrebbe condotto al suicidio, con i suoi atti di bullismo, proprio il figlio di Ehara. Tutto questo sarebbe avvenuto al liceo Seiryo.

Tutto fa pensare che Ehara sia coinvolto, ma i fatti non stanno in piedi perché il presunto molestatore era alla stazione quando è stato commesso il delitto. Il caso si complica sempre di più e non riguarda solo dei ragazzi viziati e annoiati, la città si riempie infatti di criminali che sembrano interessarsi fin troppo a una vicenda scolastica. Ancora una volta Yagami capirà che tra le pieghe più buie della città si nascondono verità inconfessabili.

Le principali tematiche trattate sono il bullismo, il suicidio e la vendetta, argomenti delicati che RGGS affronta, seppur non annullando del tutto alcuni cliché retorici, in modo originale e imprevedibile. I colpi di scena sono sempre dietro l’angolo, mettendo in moto una macchina costantemente pronta a rallentare in caso di bisogno e accelerare quando il passeggero meno se lo aspetta.

Quando sembra che il giocatore abbia un quadro completo della situazione, Lost Judgment rovescia il tavolo e propone la vicenda sotto un altro punto di vista, facendo sì che fino all’ultimo capitolo l’attenzione sia sempre altissima. I colpi di scena non sono mai forzati, ogni rivelazione ha una spiegazione logica, coerente e ben inserita nella struttura narrativa del gioco. Nella sua complessità, la trama rimane chiara e onesta col giocatore, non inserendo mai elementi estranei che possano confondere o stranire.

La struttura narrativa, inoltre, è in grado di adattarsi per offrire un’esperienza varia, attingendo da varie fonti e generi. Lost Judgment è pieno di sequenze d’azione che si rifanno ai film con Jackie Chan e a opere più sofisticate appartenenti al genere poliziesco hard boiled di stampo orientale come L’ultimo Yakuza di Takashi Miike e Brother di Takeshi Kitano. A queste si aggiungono scene di dibattimenti processuali in pieno stile serie tv di genere crime.

L’immersione nell’atmosfera di gioco è poi aiutata da animazioni facciali ben ricreate e un doppiaggio in lingua giapponese (che consigliamo) di livello altissimo. Facciamo presente che sono disponibili i sottotitoli in italiano.

Dal punto di vista ludico, va fatta una premessa: non bisogna aspettarsi la rivoluzione assoluta rispetto al primo capitolo, ed è più che giustificato questo mantenimento dello status quo, perché il titolo vuole presentarsi come un more of the same, ma non nella sua accezione dispregiativa, bensì in quella letterale. Tradotto, infatti, il termine significa ‘più dello stesso’, ed è così, Lost Judgment propone le dinamiche del primo con maggiore cura e maggiore interazione.

Il videogioco in questione è un beat’em up in cui le arti marziali fanno da passepartout da usare su bocche cucite e personaggi che credono di saperla più lunga di Yagami. Il protagonista padroneggia tre stili di combattimento: tigre, aggressivo e adatto a nemici singoli come i boss, gru, che permette a Yagami di colpire più nemici contemporaneamente grazie a combo acrobatiche, e serpente, con cui è possibile parare i colpi provenienti da qualsiasi direzione. Ogni stile è potenziabile aggiungendo tecniche (da acquisire con i punti tecnica che si guadagnano portando a termine le missioni e sconfiggendo i nemici) e abilità che consentono di allungare la catena di combo, aumentare il danno inflitto, la velocità e tanti altri parametri.

Il combat system risulta fluido, veloce quando è necessario, tank quando c’è bisogno di forza bruta e non di agilità, ogni stile è ben riconoscibile (il colore dell’aura aiuta oltremodo), lo switch di questi è immediato, permettendo di cambiare posa d’attacco e adattarsi al numero di nemici su schermo. Se si imparano zelantemente queste dinamiche, il giocatore può diventare protagonista di combattimenti altamente spettacolari e cinematografici. Le animazioni precise e stilisticamente belle da vedere, rendono ancora più immersivo il combat system. A rendere le cose più interessanti c’è la barra EX che, una volta caricata, può essere svuotata compiendo azioni contestuali che provocano danni ingenti.

Un detective non può solo tirare pugni e calci, ma deve usare l’ingegno e l’improvvisazione. Gli elementi che compongono il gameplay di Lost Judgment sono tanti, facendo del gioco un unicum nel panorama degli action. In primo luogo va detto che la mobility è stata migliorata con l’inserimento dello skateboard che consente a Yagami di sfrecciare tra le strade più velocemente per raggiungere il suo obiettivo. Trova spazio poi il parkour, mezzo con cui è possibile raggiungere luoghi inaccessibili. Le fasi platform sono un’aggiunta molto intrigante, nonostante non ci troviamo di fronte a sequenze in stile Uncharted, ma l’obiettivo, da parte degli sviluppatori, non era certo quello. Yagami può aggrapparsi a tubature e simili (una barra del grip si accorcerà man mano facendoci cadere rovinosamente in caso di svuotamento totale), rimanere appeso da una sporgenza, oltrepassare spazi ristretti, ad esempio cornicioni di un palazzo, rimanendo aderente al muro, saltare da un punto all’altro, fare running sulle pareti.

Tutto ciò non può essere fatto liberamente quando si vuole, ma solo in punti specifici dell’avventura.

Gli strumenti poi a nostra disposizione per carpire segreti e trovare indizi sono molteplici. Su una scena del crimine, possiamo analizzare la zona per cercare prove che portino avanti le indagini o punti di accesso per intrufolarsi in strutture ben sorvegliate. Una volta fatto, entra in gioco lo stealth grazie al quale possiamo uscire da un luogo senza combattere. Va sottolineato che anche in questi casi è il gioco a decidere quando sfruttare queste occasioni, lasciando poco spazio all’improvvisazione e all’iniziativa personale. Lo stealth si avvale di coperture (segnalate) e oggetti di disturbo/distrazione, come palle di fumo e monetine da lanciare. Se da un lato possiamo evidenziare la cosa come una riduzione della libertà di approccio offerta al giocatore, dobbiamo anche ammettere che la scelta risulta felice per non spiazzare chi non si aspetterebbe fasi stealth elaborate e frustranti in una serie (ci mettiamo dentro anche Yakuza) che non ne ha mai fatto uso.

Altri modi per mandare avanti l’indagine sono rappresentati dalla modalità fotografica con cui Yagami può cogliere dettagli scattando foto a sospetti e luoghi. Per riuscirci, le foto devono soddisfare dei requisiti, come cogliere un particolare fisico o un’azione specifica del soggetto pedinato. Il pedinamento si arricchisce, rispetto al capitolo precedente, del tasto ‘disinvolto’. Quando rischiamo di essere scoperti dal sospetto, tenendo premuto per un certo periodo di tempo il tasto triangolo, Yagami farà il disinvolto guardando lo smartphone.

La gestione degli inseguimenti, invece, è stata rivista in modo tale da renderli più dinamici e, in certi aspetti, tattici. La fatica svuota la barra della salute sia nostra sia dell’inseguito, il nostro scopo è di far finire prima quella del nemico. Ci è concesso recuperare parte della salute prendendo oggetti curativi disseminati sul percorso e portando a termine i QTE. Gli inseguimenti, dunque, si configurano come boss fight alternative.

Gli interrogatori forniscono informazioni aggiuntive alle nostre indagini, per portarli a termine con successo bisogna evitare le domande stupide e concentrarsi sulle questioni importanti. Quando si fanno le domande giuste, si sbloccano nuove opzioni fondamentali per l’avanzamento della storia.

Come da tradizione, le indagini del caso principale sono solo la punta dell’iceberg, la quantità di roba da fare in giro per Kamurocho e Yokohama è mostruosa. Ci sono i casi secondari, i racconti scolastici, cioè casi da risolvere internamente al liceo Seyrio, e le missioni di TownGo, un’app per cellulare che propone circa 800 sfide. La storia principale si può terminare, a livello normale, in circa 25-30 ore, tuttavia per fare tutto, ma proprio tutto, il giocatore si dovrà impegnare per almeno 60 ore, se non di più.

Per agevolarsi nelle missioni e nelle sfide secondarie, Yagami può utilizzare dei gadget. L’amplificatore sonoro mette in risalto rumori e conversazioni foriere di guai e persone in pericolo, il rilevatore invece mette a nudo cimici e dispositivi elettronici, mentre il drone dà una panoramica del problema e permette di scattare foto. L’ultimo gadget non è un oggetto, si tratta del cane detective, uno shiba che con il suo fiuto può aiutarci a scovare indizi ben nascosti. Anche in queste occasioni, però, è il gioco a dirci quando utilizzarli, ponendo un freno all’iniziativa del nostro intelletto.

Tecnicamente, su PS4, la versione da noi giocata, non c’è ovviamente l’effetto ‘wow’ rispetto a quanto visto in Judgment, perché il motore grafico, il Dragon Engine, è il medesimo e sfrutta già a dovere l’hardware.

Come accade da anni, le ambientazioni ricreate da RGGS sono in grado di immergere totalmente il giocatore nell’atmosfera di un Giappone fatto di negozietti e bancarelle che vedono ramen, ma anche di strutture più maestose e colorate. Di notte, le insegne di Kamurocho illuminano al neon le strade principali, mentre Ijincho, con un’architettura più austera e grigia, propone una visione meno lussuriosa del quartiere a luci a rosse, simbolo della serie.

Unica nota dolente su PS4 è la presenza di caricamenti a volte un po’ lunghi che spezzano il ritmo.

Commento finale

Lost Judgment è un degno sequel dello spin-off poliziesco della serie Yakuza, anzi, lo migliora in certi aspetti rimanendo comunque fedele al concept di base. La narrativa è tra le migliori che abbiamo visto in questa generazione, grazie a recitazione superba, temi trattati in modo originale e colpi di scena sempre funzionali e mai forzati. il combat system si mantiene su standard qualitativi altissimi e il numero di cose da fare è vertiginoso. La proposta ludica del titolo è eccezionale, anche se la libertà di approccio e nella scelta del gadget più utile al momento è forse troppo ridotta. Lost Judgment si conferma come uno dei migliori giochi della generazione, un’esperienza a tutto tondo imperdibile per gli appassionati di action e investigazione.

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Articolo a cura di Michele Longobardi

Laureato in Lettere moderne, scopro la passione per il giornalismo quasi per caso. I videogiochi sono il mio più grande amore e così decido di coniugare le due cose. Il giornalismo videoludico diventa la mia forma finale.

Per me i videogiochi sono una forma d'arte e guai a dirmi il contrario.

Appassionato di tutto ciò da cui sgorga sangue: cinema horror (registi preferiti Argento e Romero), letteratura gialla e dell'orrore (autori preferiti Christie, Poe e Lovecraft) e ovviamente i videogiochi del genere (Silent Hill e Resident Evil sopra ogni cosa).

Il mio videogioco preferito di sempre è Fahrenheit che ho finito un numero non precisato di volte, da lì scaturisce la mia ammirazione per tutti i lavori di David Cage.

La mia "carriera" videoludica è segnata da un marchio da cui non sono mai riuscito a staccarmi: PlayStation! In circa 20 anni di gaming, ho completato più di 600 titoli.

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