Zone of the Enders: The 2nd Runner Mars – Recensione (PS4)

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Nel 2003 uscì in esclusiva su Playstation 2 The 2nd Runner, il secondo capitolo della serie Zone of the Enders, sviluppato dal team di Hideo Kojima che, all’epoca, faceva parte di Konami. Il titolo fu prodotto dallo stesso Kojima, mentre il concept fu scritto da Shuyo Murata. Dieci anni dopo, nel 2013, fu rilasciata la collection rimasterizzata su Playstation 3. Da pochi giorni è disponibile invece un’altra remaster , questa volta per Playstation 4, del secondo capitolo, denominato Zone of the Enders: The 2nd Runner – Mars. Vediamo insieme che tipo di prodotto abbiamo tra le mani.


Di questo titolo esiste anche una versione per Playstation VR, noi abbiamo provato la versione standard.

Torniamo su Marte con i nostri mecha

La storia del gioco si svolge nel 2174, due anni dopo gli accadimenti del primo capitolo. Il pianeta Marte è stato preso di mira da un’organizzazione militare chiamata BAHRAM, intenzionata a conquistare tutte le risorse energetiche presenti sul pianeta. Il protagonista, Dingo Egrett, durante una missione di scavo per cercare una risorsa energetica chiamata Metatron, sulla luna di Giove, Callisto, trova Jehuty, un orbital frame, cioè un mech dotato di intelligenza artificiale. Qui viene attaccato da una nave di BAHRAM che stermina tutti i suoi compagni.

Dingo si troverà faccia  a faccia con Anubis, un orbital frame molto più potente guidato dal colonnello Nohman. I fatti che si susseguiranno porteranno a una dura lotta tra BAHRAM e le forze speciali che vogliono impedire che l’organizzazione militare porti a compimento i suoi loschi piani di conquista.

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Combattimenti robotici a tutto spiano

Siamo cresciuti con i robottoni e siamo stati svezzati dagli anime a tema fantascientifico. In Zone of the Enders: The 2nd Runner – Mars c’è tutto questo e siamo lieti di constatare che questa versione del gioco non ha perso smalto rispetto all’originale, anzi, grazie a delle textures di altissima qualità, l’insieme ci è sembrato fin da subito migliorato in modo evidente. Il gameplay si basa sui combattimenti tra mech con delle piccole deviazioni durante alcune missioni che, però, non si discostano mai dalla meccanica principale.

A bordo del nostro orbital frame, Jehuty, dovremo distruggere orde di navicelle e altri mech, dai più piccoli e impotenti ai più grandi e poderosi. Non mancano, ovviamente, scontri contro temibili boss, altri orbital frame che ci metteranno in seria difficoltà se non sapremo usare bene le tecniche offensive e difensive di Jehuty. Nel complesso, ci troviamo di fronte a una sorta di revival iper-potenziato dei vecchi sparatutto a scorrimento in cui sfere energetiche e laser riempivano lo schermo.

Jehuty può utilizzare sia attacchi a distanza sia attacchi ravvicinati. Entrambi sono gestiti dal tasto quadrato: nel primo caso lo smash button del pulsante ci fa sparare delle sfere energetiche blu che fanno discreti danni, mentre tenerlo premuto ci consente di lockare più bersagli in movimento. Quando si è vicini a un nemico, Jehuty lo attaccherà con una sorta di spada laser. Per effettuare attacchi più potenti possiamo avvalerci di alcune combinazioni di tasti. Quadrato + R2 attivano il dash attack che si risolve in una serie di raggi che penetrano nelle difese nemiche. La stessa combinazione, ma con il tasto R2 premuto, ci consente di infierire con il burst attack, una sorta di onda energetica devastante.

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Con R1 possiamo parare gli attacchi nemici attivando uno scudo, mentre con il cerchio possiamo afferrare sia i nemici sia alcuni oggetti dello scenario da lanciare contro i nostri avversari robotici. Il tutto si risolve in un gameplay dinamico e divertente che non cambia asset durante tutta la durata del gioco (che non è tantissima). Va detto che il gioco riesce a gestire bene l’abbondanza di nemici sullo schermo, non facendoci annotare particolari problemi di frame rate.

Un anime su Playstation 4

Abbiamo citato gli anime giapponesi, ebbene, Zone of the Enders: The 2nd Runner – Mars ha molto in comune con essi. Non è solo la storia che può farceli venire in mente, ma è l’estetica stessa a farlo. Sul piano tecnico, siamo di fronte a un videogioco vestito da anime, visto che durante le cutscenes penseremo davvero di stare assistendo a un episodio di una serie animata giapponese. Anche la grafica in game non si discosta molto da ciò, non puntando praticamente mai al fotorealismo o a giochi di luce particolari per farci immedesimare in un contesto reale. È una storia di fantasia e si vede.

L’atmosfera che si respira, soprattutto nei primi minuti, però ci ha ricordato qualcosa. Tralasciando il menu iniziale che è preso pari pari da Metal Gear Solid, ma è l’impatto generale ad averci ricordato che Zone of the Enders è una saga concepita dal team di Hideo Kojima. La palette dei colori, tendente al blu e al verde, ci ha praticamente riportati indietro nel tempo fino al 1999, quando l’agente Solid Snake si appresta alla sua missione su Shadow Moses.

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Suggestioni mnemoniche a parte, il comparto tecnico del gioco ci sembra più che azzeccato, ma ovviamente potrebbe non piacere a chi cerca una grafica in linea con le produzioni odierne. Il sonoro fa bene il suo lavoro con arrangiamenti di prim’ordine, mentre il doppiaggio è in inglese con i sottotitoli in italiano.

Zone of the Enders: The 2nd Runner – Mars è una remaster di buonissimo livello. Lo spirito del gioco originale non è stato intaccato, il gameplay risulta sempre divertente anche se le meccaniche di gioco un po’ si ripetono, non lasciando molto spazio di manovra alla varietà. Anche la longevità non è delle migliori se guardiamo alla storia principale, ma ci sono missioni extra e ricordiamo che esiste anche una versione VR per chi volesse combattere i mech in prima persona (motion sickness permettendo). Il comparto grafico è di altissimo livello, soprattutto se si è appassionati di anime giapponesi. La storia è ben raccontata e ci immerge in un universo fantascientifico entusiasmante e con qualche colpo di scena.

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Articolo a cura di Michele Longobardi

Laureato in Lettere moderne, scopro la passione per il giornalismo quasi per caso. I videogiochi sono il mio più grande amore e così decido di coniugare le due cose. Il giornalismo videoludico diventa la mia forma finale.

Per me i videogiochi sono una forma d'arte e guai a dirmi il contrario.

Appassionato di tutto ciò da cui sgorga sangue: cinema horror (registi preferiti Argento e Romero), letteratura gialla e dell'orrore (autori preferiti Christie, Poe e Lovecraft) e ovviamente i videogiochi del genere (Silent Hill e Resident Evil sopra ogni cosa).

Il mio videogioco preferito di sempre è Fahrenheit che ho finito un numero non precisato di volte, da lì scaturisce la mia ammirazione per tutti i lavori di David Cage.

La mia "carriera" videoludica è segnata da un marchio da cui non sono mai riuscito a staccarmi: PlayStation! In circa 20 anni di gaming, ho completato più di 600 titoli.

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