Quando sono stato al Tokyo Game Show 2025 qualche mese fa, la prova che più mi aveva convinto era stata proprio quella di Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection, e adesso dopo averci passato circa 20 ore grazie a Capcom, non posso che riconfermare le sensazioni avute e raccontate sui nostri social: questa terza installazione dello spin-off di Monster Hunter è mastodontico come i suoi draghi anziani.
In queste settimane di prova, raccontando le scoperte che ho fatto lungo la mia esperienza ai miei colleghi in redazione, mi ha colpito una frase in particolare nella discussione: “Sembra un’evoluzione possibile che Pokémon non ha mai avuto”. Non ci avevo riflettuto fino a quel momento, ma è davvero così. Anzi, è anche di più: è la prova tangibile che tutti i giochi nel calderone del genere monster collector possono pensare in grande scala, se ben supportati nello sviluppo.
Capcom sta veramente puntando in alto per questo capitolo di Monster Hunter Stories, e a giudicare dalle prime impressioni finora, probabilmente ha avuto mire più ambiziose di quanto le ha avute per l’ultimo capitolo della saga principale, Monster Hunter Wilds. O quantomeno, le ambizioni sembrano più centrate e in focus rispetto a quelle di Wilds, che in retrospettiva si sono dimostrate un po’ timide data l’accoglienza nei mesi successivi alla release ufficiale tra un mese, fissata per il 13 marzo 2026, su PS5, Xbox X|S, Switch 2 e PC.
Destini e riflessi
A differenza dei capitoli della saga principale dove la trama è giusto un orpello per trainare i giocatori fino al raggiungimento dei gradi di caccia più alti, la storia di Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection, come le trame dei capitoli precedenti di Stories, è una componente fondamentale del gioco. Il giocatore veste i panni del Principe o della Principessa di Azuria, una terra che sembra prospera ma che sta attraversando un periodo di sconcerto a causa delle pretese aggressive di una nazione limitrofa, e a causa del morbo dell’Ovalquarzo che sta sconvolgendo gli ecosistemi naturali, rendendo i mostri imbizzarriti e aggressivi – o per meglio dire, indomiti.
Quando il Principe era un bambino, ha stretto un legame con un Rathalos nato dallo stesso uovo di un Rathalos gemello. La profezia voleva che, alla comparsa di due Rathalos gemelli, uno dovesse morire altrimenti si sarebbe scatenato un destino nefasto. La trama glissa fin da subito su cosa sia successo all’altro Rathalos e non intendiamo svelarvi cosa sia realmente accaduto per non farvi spoiler, fatto sta che il gioco vero e proprio comincerà più in là nel tempo, con il Principe già cresciuto e a cavallo del suo Ratha, e facente parte dei Ranger di Azuria, un corpo specializzato che si occupa del mantenimento degli ecosistemi.
Al momento ci è stato concesso raccontarvi il gioco fino alla fine del secondo Capitolo, e fino a quel momento posso dirvi che la storia mantiene ancora il suo tono costante di mistero e scoperta, sostenuta da un cast di personaggi variegato (doppiato sia in inglese che in giapponese in numerosissimi dialoghi e altrettanto numerose cutscene), formato da archetipi tradizionali e familiari che fanno il loro giusto ruolo, dal Felyne ligio al dovere e all’amicizia, all’anziano saggio e burbero.
In altre parole, aspettatevi da Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection una storia tradizionale con un grande mistero da risolvere, ovvero l’origine del morbo che trasforma i mostri in bestie indomite, correlato ad altri misteri più grandi e piccoli da svelare che riguardano la vita del Principe, del paese di Azuria e dell’intera penisola al di là delle montagne che delimitano le cosiddette “Zone Interdette“. Aspettatevi sorprese, momenti drammatici e una piccola dose di ironia che non guasta mai.
Interessante, inoltre, i tanti camei di mostri cari a vecchie versioni di Monster Hunter, anche nel ruolo che investono in gioco. In particolare, ci sono protagonismi molto scenografici di mostri di Monster Hunter Rise, come il Magnamalo e i Canyne. Qualcosa che mi ha scaldato il cuore, è anche l’incontro con un personaggio che non è un Rider, ma è il tradizionale cacciatore di Monster Hunter. Vedere i due mondi interfacciarsi, anche in maniera comica, è stato interessante.
Monster Hunter Stories ha trovato la sua dimensione
Potrei riassumervi il gameplay di Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection in una frase molto riduttiva ma esaustiva, anch’essa scaturita dai commenti che mi scambiavo con gli altri in redazione: “Mi sembra di star esplorando una mappa di Breath of the Wild ma a cavallo di un Rathalos, mentre però mi diverto a collezionare mostri e combatterli come in Pokémon e a farmi le build di Monster Hunter.“
Monster Hunter 3: Twisted Reflection è caratterizzato da vaste aree open map (al momento ne ho sbloccate 2, ma non ho idea di quante ce ne siano in totale) dove il giocatore può trovare mostri allo stato selvatico. Ogni area è poi divisa in zone, nelle quali è possibile trovare mostri e materiali diversi. Le due mappe finora esplorate nascondono missioni secondarie e segreti, percorsi e aree nascoste, e zone raggiungibili solo con un backtracking tardivo. Pensate che c’è un’area della prima mappa che non ho ancora capito come raggiungere!
Il RE Engine aveva mostrato un po’ il fianco con Monster Hunter Wilds, tant’è che ancora oggi ci sono aggiornamenti dedicati alla performance. In Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection, invece, l’engine sembra lavorare in maniera più performante, complice sicuramente anche una resa grafica e poligonale meno dettagliata del realismo della saga principale (che sia chiaro, non è assolutamente un difetto). Tutto scorre liscio, nonostante qualche fastidioso pop-in di NPC nella città principale, la più affollata. Vedremo se magari con qualche fix in arrivo, questo dettaglio verrà sistemato.
Combattimenti profondi
In Monster Hunter Stories non si è cacciatori, ma Rider: si cavalcano mostri di ogni tipo, chiamati Monstie, dei quali ci si può servire per superare ostacoli ambientali e, soprattutto, per combattere assieme contro altri mostri selvatici.
Il combattimento è a turni, in perfetto stile JRPG, dove due Rider con due Monstie sfidano da 1 a 3 mostri. All’inizio il tutto può sembrare un po’ complesso perché ci sono diverse opzioni da scegliere, mostri che cambiano stato di lotta e, soprattutto, un menu di combattimento arzigogolato che in pieno stile Monster Hunter non ha una leggibilità immediata.
In realtà è tutto molto più semplice di quanto sembri, ma bisogna considerare una cosa fondamentale, ossia che la strategia di battaglia si fonda su tre livelli di lettura: la tipologia di danno formata da Potenza, Tecnica e Velocità che funziona come una normale morra cinese, la caratteristica elementale dell’attacco che invece sfrutta i sistemi di debolezze e resistenze tipiche di Monster Hunter, e il tipo di arma (Tagliente, Perforante o Contundente) che può essere più o meno efficace a seconda di quale parte del mostro si decide di attaccare.
Ovviamente, poi, ogni mossa ha suoi effetti particolari, da quelle che infliggono uno status come Paralisi, Veleno o Sonno, a quelle in grado di colpire tutti i bersagli, che rompono più facilmente parti di mostro, che boostano o riducono caratteristiche, ecc… E a proposito di rotture, è possibile rompere parti di mostro come accade nei normali Monster Hunter, ma qui rispetto alla saga principale ci vuole un po’ di suspension of disbelief,(sospensione dell’incredulità): non ci sono arti o parti visibili che si spezzano davvero, è tutto relegato alla UI di gioco.
Oltre ai normali mostri, ci sono anche varianti che preferisco non spoilerarvi, a parte quella già apparsa nei trailer: i mostri indomiti. Ogni variante di mostro va affrontata con un approccio diverso di combattimento, che può cambiare anche nel corso della battaglia stessa. Gli indomiti vanno sfidati in maniera diversa dagli invasivi, e alcune specie in generale offrono diversi approcci grazie alle loro caratteristiche.
Facendo un altro parallelismo con la saga principale di Monster Hunter, in Twisted Reflection sono fondamentali il crafting e le build di combattimento, sebbene ci sia molta meno scelta per un Rider rispetto a un tradizionale cacciatore: c’è un parco armi meno assortito (solo 6), e soprattutto le armature, nonostante la possibilità di incastonare gioielli, sono craftate in set interi, e non una parte per volta.
Eppure, è possibile riscontrare una enorme profondità nelle build… Perché c’è la possibilità di allevare i Monstie con una serie di parametri da capogiro! Ma ve lo approfondisco meglio nel prossimo capitolo.
Uova ed eugenetica: la build perfetta
I mostri presenti in gioco sono di un numero inferiore rispetto ai capitoli tradizionali di Monster Hunter, ma attenzione… Ogni Monstie non è mai uguale a un altro! È possibile “catturare“, o per meglio dire allevare, un Monstie attraverso le Tane. Queste possono spuntare nell’overworld di rarità diversa, dalle più comuni alle più rare. Al loro interno, c’è la possibilità di raccogliere materiali, di trovare un mostro selvatico dormiente (o magari fuggito proprio da un combattimento precedente!) e soprattutto di trovare da 1 a 2 nidi di uova.
Ravanando nei nidi è possibile portarsi a casa delle uova di mostro da schiudere; la creatura che ne esce entrerà nelle scuderie del proprio personaggio e sarà possibile averlo in squadra come Monstie (se ne possono portare massimo 6 in giro, di cui 1 è obbligatoriamente Ratha). Le uova, fino al momento in cui sono arrivato nel gioco, sono di 3 rarità diverse, e in base alla rarità c’è qualche lieve cambiamento di statistica… Ma non finisce mi ca qui.
Nel corso del gioco diventerà possibile introdurre negli habitat di un’area anche mostri presi altrove, portando il loro “rango habitat” ad aumentare così da far comparire anche abilità e attacchi più rari. Ma soprattutto diventerà possibile fin dalle prime fasi di gioco reintrodurre mostri che stavano andando in via d’estinzione. Questi saranno in grado di ricalibrare le caratteristiche dell’habitat, consentendo la comparsa nelle uova di Monstie dal doppio elemento! Questi Monstie appariranno di colorazione differente, mescolando il proprio colore tradizionale a quello dell’elemento di riferimento, ma soprattutto avranno anche abilità e attacchi di quell’elemento aggiuntivo.
Ma c’è ancora altro! Sempre all’interno del primo capitolo, il giocatore accederà al Rito Sciamanico, una meccanica che consente di scambiare i geni da un mostro all’altro. Questi geni, rappresentati da cerchi colorati dell’elemento di riferimento con un simbolo della tipologia di mossa sopra (Potenza, Tecnica, Velocità) possono essere collocati in uno schema da “Tris”, in 9 caselle divise in 3 file per 3 colonne. Fare Tris di colori o di simboli garantisce bonus rispettivamente all’elemento o al tipo di danno.
In altre parole collezionare mostri significa anche collezionare geni, rendendo la selezione di mostri da introdurre negli habitat e la ricerca delle uova giuste due operazioni lungimiranti per pescare i geni giusti alla build che si desidera creare per il proprio Monstie.
Assuefacente come non mai
Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection lascia la sensazione di essere un progetto che, oltre a intrattenere come non faceva da tempo un monster collector, cerca di piantare anche nuove promettenti radici: nelle sue meccaniche stratificate, nel ritmo più riflessivo dell’esplorazione e in una struttura pensata per accompagnare il giocatore con una storia interessante, capitolo dopo capitolo. Le ore già trascorse non restituiscono l’idea di un’esperienza appena “assaggiata”, quanto piuttosto di un ecosistema che sta lentamente svelando le proprie regole e il proprio potenziale, e che promette di premiare chi saprà investirci tempo e curiosità. Se Capcom sarà riuscita a mantenere questa coerenza tra ambizione, profondità e tenuta del gioco sul lungo periodo anche nei prossimi capitoli, la recensione finale potrebbe davvero non limitarsi a giudicare il titolo come un ottimo spin-off e un ottimo videogioco, ma anche a riconoscere in Twisted Reflection un punto di riferimento per l’evoluzione futura dei monster collector.







