Dark Souls III – Recensione


Recensione a cura di Federico “Il Fed” Baglivo – versione testata PC


Il regno di Lothric è una brutta bestia. In alcuni frangenti ci ha ricordato vagamente la decadente bellezza di Yharnam, la zona di gioco di Bloodborne, titolo ideato da Hidetaka Miyazaki e sviluppato da From Software, anche se, a differenza di quest’ultima, si scopre a noi giocatori con un’ovvia e marcata componente medievale tipica della serie Dark Souls. E, inoltre, ci ha anche fatto capire che il ritorno di Miyazaki alla direzione, dopo una pausa presa proprio col secondo episodio della serie, non ha fatto altro che giovare al nuovo atto del videogioco che vanta il maggior numero di insulti verso i nemici da sconfiggere, creando un’altra pietra miliare nella serie che ha inaugurato un nuovo genere: i soulslike. Leggi anche: DARK SOULS 3 GUIDA PER PRINCIPIANTIDARK SOULS 3 GUIDA AI FINALI


Dark Souls III, in arrivo il prossimo 12 Aprile su Playstation 4, Xbox One e Personal Computer, ha tutte le carte in regola per innalzare l’asticella del livello di qualità di una serie che, con le sue peculiari caratteristiche, ha saputo attrarre a se armate di appassionati videogiocatori amanti dei giochi d’azione, stanchi di un mercato videoludico saturo dei soliti titoli sempliciotti e anonimi. Insomma, non era facile dover riconfermare il fascino della serie Souls dopo un secondo capitolo si bello, ma non eccezionale. Eppure, gli sviluppatori di From Software sono riusciti a rendere Dark Souls III un prodotto godibile, assuefacente, capace di non far rimpiangere alcun capitolo precedente grazie alla proposta di una formula di gioco che si poggia, ovviamente, sulle vecchie e solide basi della serie e che, con alcune piccole correzioni, sono riusciti a rendere di nuovo fresco e affascinante. Dark Souls III è un gioco difficile e punitivo nelle scelte errate dello sviluppo del personaggio, come da tradizione soulslike. Ma non fatevi intimorire e attraversate la coltre di cenere che avete davanti: il vostro viaggio per le terre di Lothric sta per iniziare.

Polvere eri, e polvere tornerai.

La terra di Lothric era un tempo abitata dai Signori dei Tizzoni, cinque sovrani che in epoche remote imbrigliarono la fiamma che lentamente stava distruggendo la loro patria. Spenta la fiamma, rimasero solo le ceneri, che mano a mano ricoprirono il regno di Lothric e il nostro compito sarà proprio quello di riportare indietro i Signori dei Tizzoni. Da questo spunto narrativo prende il via Dark Souls III, ultima fatica di From Software alla cui direzione ha visto riprendere posto Hidetaka Miyazaki. Abbiamo già ampiamente parlato di quanto questa scelta si sia rivelata azzeccata per poter aver un prodotto di pregevole fattura tra le mani, e di come sia apprezzabile l’aver creato, da parte del buon Miyazaki, uno stile nuovo, antitesi della maggior parte dei generi che saturano il mercato attuale dell’intrattenimento videoludico. Dark Souls III ha, infatti, un’anima che affonda le sue radici nel classico gameplay delle serie Souls. Prima di entrare nello specifico, vale la pena spendere due parole sul peculiare genere di cui è porta bandiera la serie sviluppata da From Software, che mescola sapientemente elementi presi dai giochi d’azione a quelli presi dai giochi di ruolo. La differenza, però, con gli altri prodotti che propongono soluzioni di questo tipo, si basa sulla progressione del proprio personaggio, molto più complessa e calcolata. In poche parole, combattendo contro i mostri che infestano Lothric si guadagneranno delle anime, che potrete utilizzare come moneta di scambio per l’acquisto di oggetti utili, armi, per riparare queste ultime e, soprattutto, per poter salire di livello. In Dark Souls III, così come nei predecessori, si potrà decidere in quale area del proprio personaggio spendere le anime necessarie, con la conseguenza di salire al livello successivo. Per esempio, se volessimo aumentare la nostra capacità di effettuare scatti veloci, attacchi e capriole evasive, dovremo spendere le anime duramente guadagnate per aumentare il livello di Tempra del nostro personaggio o, se volessimo invece concentrarci sulla nostra forza fisica, andremo a influenzare il parametro della vitalità, e così via. Questo tipo di operazione comporta il passaggio a livello successivo, evidenziando un meccanismo inverso rispetto ai classici giochi di ruolo dove ci troviamo a acquistare punti esperienza uccidendo i vari nemici per cui, riempita la barra, si sale di livello in automatico. A questo punto dovrete aver compreso che uno degli aspetti di fondamentale importanza nell’economia di un gioco come Dark Souls – cosa che si applica ovviamente anche a Dark Souls III – sono l’efficacia e la coerenza nel costruire le statistiche del proprio personaggio. Per spiegare meglio quest’ultima affermazione facciamo un esempio. Supponiamo di aver creato un Guerriero del Nord, armato di ascia e scudo e pronto a triturare ogni mostro gli si pari davanti anche se, poi, avverrà più spesso il contrario. Vien da se che se volessimo portare avanti il nostro personaggio con coerenza, vale a dire spendendo oculatamente le poche anime a disposizione, ci focalizzeremmo sui parametri di Tempra e Forza, indispensabili per i combattimenti corpo a corpo contro i mostri, piuttosto che optare per parametri che influenzano la riserva di mana per gli incantesimi. Ovviamente ognuno è libero di sviluppare il proprio personaggio come meglio crede, ma data la natura altamente punitiva di Dark Souls III e la sua difficoltà decisamente tarata verso l’alto, si rischia di vedere i propri sforzi – e anche i propri improperi, visto l’oggettiva difficoltà a reperire anime in maniera semplice e visto il costo dei passaggi di livello – svanire in una scritta rossa su sfondo grigio dove il gioco ti informa che “Sei Morto”. Ma è proprio questo il bello dei soulslike. Detto questo, Dark Souls III parte anch’esso da questa solidissima base, proponendo il suo peculiare gameplay ad alto tasso di insulti dopo averlo aggiustato e rifinito dagli errori – tutti trascurabilissimi – effettuati col precedente capitolo della serie. Anche il sistema di spostamento tra le varie aree non è concettualmente mutato. Partiamo da un vero e proprio hub centrale da cui poi possiamo raggiungere, a patto di aver scoperto e acceso una volta i relativi falò, le aree che compongono il regno di Lothric. Regno che ricordiamo essere effettivamente più piccolo rispetto all’area presente in Dark Souls II, ma maggiormente ricco di cunicoli e passaggi segreti, a cui poi va aggiunto un senso di connessione maggiormente sensato rispetto a quanto visto col predecessore. Per quanto riguarda il combattimento, basato anch’esso sulle basi già poste in essere dai capitoli precedenti, si è sempre dimostrato solido e divertente, forse a volte ci ha dato un po’ troppi problemi il sistema di puntamento automatico del nemico, ma è veramente il voler cercare il classico ago nel pagliaio. Combattimento che si rivela essere profondo e sistematico, pieno di sfaccettature che quanti si avvicinano per la prima volta a un gioco come Dark Souls III potrebbero non cogliere subito. Per esempio, i mostri potranno essere armati di spade rotte, spade normali, scudi, archi e balestre, alabarde e spadoni a due mani, e così via. Ogni arma ha, quindi, una potenza d’attacco diversa rispetto all’altra e di conseguenza bisogna studiare prima il proprio avversario, meglio se anche con i suoi pattern d’attacco, per poter aver ragione di lui. Il nostro consiglio è quello di pensare bene alle vostre strategie d’attacco, perché una volta morti perdete le anime acquisite fino a quel momento. Avrete sempre la possibilità di tornare a recuperarle, ma potenzialmente potreste incontrare di nuovo il vostro precedente boia e incappare nuovamente in spiacevoli situazioni. In quel momento non invidieremmo i vostri vicini di casa nemmeno un po’.

Oltre la coltre

Anche le macchie di sangue, i messaggi da e per i giocatori che giocano online contenenti avvertimenti o consigli, i fantasmi, sono presenti in Dark Souls III, proprio come da tradizione della serie. Probabilmente, questo è l’unico grosso limite di Dark Souls III: l’essere legato a doppio filo alla sua formula di gioco di base lo rende si un prodotto di qualità eccelsa, ma tutto sommato, uguale alle sue precedenti iterazioni. Sia chiaro che è normale pensare che se non fosse così, il gioco probabilmente non sarebbe nemmeno assimilabile a un soulslike. Le novità implementate nella formula base di gioco non sono poi molte; se ne avessero aggiunte di altre, funzionali al gameplay e al gioco, non avremmo avuto problemi nel dare la palma come miglior soulslike proprio a Dark Souls III. Perché anche la tecnica con cui è stato confezionato il tutto, dalla grafica, passando per le animazioni, per giungere sino alla grossa mole di effetti sonori registrati, sono sempre suggestivi e ben amalgamati tra loro. Pur soffrendo la versione PC dei soliti, piccoli problemi di frame rate, l’atmosfera generale restituisce una sensazione di credibilità del mondo del regno di Lothric. Paesaggi suggestivi e strutture imponenti che si dipanano in labirinti e torri sono all’ordine del giorno, e il lavoro svolto dai grafici di From Software è sicuramente encomiabile per la qualità e la quantità degli effetti ambientali e dei dettagli dei mostri. Stesso discorso vale per l’audio: evocativo e potente nelle musiche che compongono la colonna sonora, malato e terribilmente irritante per quanto riguarda, invece, i suoni ambientali dedicati al gracchiare dei mostri presenti in Dark Souls III. Buono anche il doppiaggio in inglese. Anche le animazioni sembrano aver tratto giovamento dal cambio del motore di gioco, che risulta essere lo stesso di quello alla base di Bloodborne, ora rese più fluide e meno robotiche e macchinose.

Commento finale

Dark Souls III è, in definitiva, un videogioco decisamente ben fatto, sviluppato alla grande ma, soprattutto, solido nelle sue basi. Basi che, per quanto ottime, rappresentano anche l’unico piccolo limite del titolo di From Software. Certo, aver cambiato qualcosa, o aggiunto troppo, avrebbe, con ogni probabilità, snaturato completamente il gioco dal suo fascino cardine, ma se questo risulterà essere davvero l’ultimo episodio di Dark Souls, forse si sarebbe potuto osare qualcosa in più. Resta comunque il fatto che anche in questa occasione From Software ha fatto centro, perché Dark Souls III è un gran bel gioco: longevo, impegnativo, solido, graficamente molto accettabile e pieno di mostri che bramano le vostre anime. Quindi preparate le fiaschette Estus e lasciatevi avvolgere dal fascino di Lothric ma, soprattutto, lasciatevi sedurre dalla bellezza di Dark Souls III.

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Articolo a cura di Redazione Player.it

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