In Elden Ring potremo utilizzare gli spiriti dei nemici come alleati

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Elden Ring introdurrà una dinamica inedita per i soulslike: una volta abbattuto un nemico, saremo in grado di evocarne lo spirito e di utilizzarlo come alleato in battaglia.

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In una recente intervista di Famitsu, Hidetaka Miyazaki ha confermato che i giocatori di Elden Ring possono evocare quelli che finora sono stati indicati come “Spirit Body”. Questi esseri spettrali sono piuttosto utili, in quanto potranno aiutarci quando saremo in difficoltà a metà combattimento. Si tratta di compagni sono completamente dalla nostra parte e, almeno secondo la traduzione dal giapponese, possono essere comandati per svolgere determinati ruoli.

Miyazaki ha anche confermato che questi fantasmi sono intercambiabili, il che significa che è possibile raccogliere vari tipi di “fantasmi da combattimento” e scambiarli a seconda delle esigenze specifiche in battaglia.

Avete bisogno di qualcosa con un raggio d’azione? Evocate un arciere caduto. Avete bisogno di danni ingenti? Uno spirito con una spada dovrebbe andare bene. Possono anche essere usati come distrazioni, permettendo ai giocatori di posizionare strategicamente uno di questi compagni spettrali in un punto per distogliere l’attenzione da loro stessi. Inoltre ogni spirito potrà essere potenziato, il che è un bel tocco quando si progredisce nella trama dell’Elden Ring.

Credete che questa dinamica sia un’aggiunta interessante alla formula From Software? E come credete possa migliorare la dinamica d’azione? E avere troppi supporti in battaglia potrebbe rendere la formula “troppo semplice”?

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FONTE Game Informer

Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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