No, il nuovo God of War non si intitolerà “Ragnarok”

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Siete convinti che il prossimo God of War, uno dei giochi più attesi di questa fase storica, si intitolerà Ragnarok? Beh, abbiamo una notizia per voi: con tutta sicurezza non sarà così.

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Al momento dell’annuncio, la prominenza della parola “Ragnarok” nel teaser trailer e nella premessa centrale del gioco ha fatto sì che molti adottassero God of War: Ragnarok come titolo ufficiale. E ciò nonostante fino a oggi le comunicazioni ufficiali di Sony si siano riferite al progetto come “il sequel di God of War”, e non abbiano ancora rivelato un nome ufficiale per il titolo.

Fino a oggi, appunto: in un documento di presentazione per gli investitori diffuso negli scorsi giorni, Sony ha incluso nella sezione “giochi in arrivo” un logo che intitolava il nuovo God of War Ragnarok, e molti hanno preso ciò come il segno che il titolo fosse stato ufficialmente deciso. Ma è qui che viene la “curiosità” della questione: reagendo ai commenti su questa notizia, lo stesso director Cory Barlog è intervenuto per confermare che Ragnarok non è il titolo ufficiale:

La reazione di Cory…

Sembra anzi che dopo l’episodio Sony abbia tolto il logo dalla sua presentazione e l’abbia sostituito con un semplice logo di God of War, e che l’immagine precedente fosse una fan-made che i responsabili della chart, in modo abbastanza sconcertante, avrebbero tratto da una semplice ricerca su Google.

Sì, avete letto bene.

Naturalmente, ciò non impedirà all’opinione pubblica di continuare a chiamare il sequel di God of War “Ragnarok”, ma la verità è che a oggi non sappiamo assolutamente nulla del gioco, neanche il suo titolo.

Il vantaggio è che nei reveal futuri avremo senza dubbio ancora qualche brivido di sorpresa.

La negativa è che il gioco potrebbe essere ancora lungi dall’arrivare.

Sob.

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FONTE GamingBolt

Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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