BioWare al lavoro su uno dei suoi brand storici (e sul suo multiplayer)

Mass Effect, Bioware

Pochi altri team di sviluppo sono stati in grado di dare al mondo del gaming tanto gioie quanto forti dolori (qualcuno ha parlato di Anthem?) ed è qualche tempo che il suo destino sembra incerto. Sappiamo che in pentola dovrebbero bollire sia un nuovo Dragon Age che un nuovo Mass Effect, dei quali si parla da tempo, ma purtroppo a far notizia al momento sono i deludenti risultati di Anthem e le polemiche a esso legate.

Oggi tuttavia abbiamo un piccolo segnale di speranza, ma capace di creare qualche interrogativo: sulla pagina dedicata alle call for jobs di BiOWare è comparso un annuncio per un Technical Director specializzato “in multiplayer AAA per PC o console” per un progetto che BioWare segnala legato a “uno dei suoi più prestigiosi franchise”.

BioWare non abbandona il multiplayer

Non serve sottolineare che a dar da pensare è la specifica richiesta di una figura specializzata nel multiplayer. Anche solo rimanendo a un livello critico e “di analisi”, sarebbe quasi ovvio credere che passata l’esperienza altalenante di Anthem BioWare voglia tornare in auge mediante un’operazione imperniata sull’esperienza single, Un’impresa logica se ci pensiamo, in grado magari di riallacciare i “nodi sentimentali” fra lo studio e il suo “popolo”, ovvero quello dei nerdacchioni ruolisti che di BioWare apprezzavano la capacità di costruire action-rpg di largo respiro.

A quanto pare la cosa non è così scontata. BioWare sembra voler mettersi di nuovo in gioco nel settore dei giochi online, o comunque vorrebbe un titolo capace di supportare sia il single che il multiplayer, forse conscia dell’importanza di non abbandonare l’ambito dei giochi in rete nonostante i risultati non buonissimi del passato.

D’altro canto, se ci pensiamo, proprio il multiplayer è una caratteristica tipica della serie di Mass Effect, ma che potrebbe essere applicata anche a Dragon Age, una serie di fatto ormai nel freezer da cinque anni e qualche mese.

Certo, c’è una terza opzione: più volte negli scorsi mesi si è parlato di un possibile reboot di Anthem, o magari di un riutilizzo della sua ambientazione per nuovi titoli, ma in questo caso siamo sicuri che BioWare sarebbe così sicura da parlare di “prestigioso franchise” (n.b. niente contro Anthem in sé, ci mancherebbe)?

Data la complessità del suo sviluppo e dei suoi esiti, prendiamo l’ipotesi un po’ con le pinze. Se BioWare sta pensando su un suo rilancio basato su un suo cavallo di battaglia, sarebbe difficile non pensare proprio a Dragon Age o Mass Effect piuttosto che al suo ultimo nato.

BioWare torna in carreggiata?

Aggiungiamo anche che la concorrenza nella corsa alla palma di “dream team dell’RPG” comincia a farsi sempre più viva, con l’arrivo sulla scena di nuovi team in grado di prendere fra le mani l’eredità dei “tempi d’oro” di BioWare (Archetype, marchio nascente legato direttamente a Wizards of The Coast, di cui abbiamo parlato qui), una serie di Baldur’s Gate pronta a tornare riprendendosi lo scettro col suo terzo episodio (lette le nostre impressioni su quanto mostrato al Pax East?) e l’arrivo di giganti come Cyberpunk 2077 e Vampire: The Masquerade-Bloodlines 2.

Insomma, tutte le stelle sembrano allinearsi per un tentativo di BioWare di tornare in alto, anche se non sappiamo in che modo: un futuro non troppo lontano ci vedrà tornare di nuovo nello spazio alle prese con complesse dispute fra fazioni o ci ritroveremo di nuovo a vivere avventure emozionanti nel Thedas?

Non lo sappiamo, ma è quasi del tutto certo che non saremo completamente soli.

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Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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