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Sea of Thieves raggiunge vette record su Twitch

Screenshot che ritrae un giocatore a bordo della sua nave ammirare l'oceano e le sue isole


Sembra proprio che Sea of Thieves abbia raggiunto un grado di popolarità gigantesco su Twitch, riuscendo ad arrivare a competere perfino con Fortnite a livello di views e spettatori in contemporanea.

Considerando che l’ultimo titolo di Rare sviluppato per Xbox One e PC è stato via via abbandonato dopo il lancio prorompente per una mancanza generale di contenuti e aggiornamenti, la notizia della sua scalata al podio delle stream sembra inspiegabile.

Ma andiamo con ordine, e capiamo cosa è davvero successo al titolo piratesco di Microsoft per destare così tanto scalpore.

Il fascino della benda sull’occhio e di un ricchissimo update

 

Screenshot dal trailer di Shrouded Spoils, update di Sea of Thieves che ritrae tre pirati mascherati da scheletri

 

Sea of Thieves ha dalla sua un’idea concettualmente funzionale e parecchio divertente: un sandbox freeroam dove è possibile impersonare una ciurma di pirati con i propri amici, trovare tesori, combattere mostri o addirittura derubare e andare all’arrembaggio di altre navi di altri giocatori.

Il grosso problema era che, oltre a questo, non si poteva fare nient’altro, ed anche per quanto riguardava le missioni ed i nemici già esistenti, questi erano semplicemente gli stessi asset ed espedienti riutilizzati all’infinito.

Il gioco non è mai stato completamente abbandonato, e su Twitch nel 2018 ha comunque avuto un picco di 10,000 viewers, ma non è mai riuscito ad arrivare all’incredibile cifra di oltre 100,000 spettatori di questi giorni. Perché? Tutto merito di un update.

A Dicembre Rare ha rilasciato Shrouded Spoilsun aggiornamento gratuito che andava ad aggiungere nuove tipologie di nemici, nuove tipologie di missioni e soprattutto modificava vecchie meccaniche come quella del loot o dei combattimenti rendendoli più freschi ed imprevedibili.

 

Screenshot dal nuovo DLC di Sea of Thieves che mostra una nave nella nebbia

 

L’update è così riuscito e rivoluzionario che Sea of Thieves sembra un altro gioco, molto più vario e completo, e quindi molti giocatori, vecchi e nuovi, si sono interessati al titolo. Tra questi, uno degli streamer più popolari: Summit1g.

Lo streamer, famoso per le sue irriverenti e spesso “trolleggianti” sessioni di gioco in numerosi giochi multiplayer, ha trovato pane per i suoi denti con Sea of Thieves, riuscendo persino quasi ad oscurare Ninja ed il suo Fortnite per un breve periodo di tempo.

In pochi giorni, un’enorme massa di nuovi giocatori, tra semplici curiosi e streamer intenzionati a cavalcare le onde letterali del successo, hanno acquistato ed hanno iniziato a giocare a Sea of Thieves, generando per l’appunto tutta questa popolarità.

 

Non è tutto oro quel che luccica

 

Screenshot da Sea of Thieves che mostra un pirata fuggire da uno squalo

 

Era solo questione di tempo prima che anche gli altri big di Twitch, incluso lo stesso Ninja, iniziassero a streammare Sea of Thieves. Questo ha portato non solo alla già citata nuova popolarità del titolo, ma anche ad una rinascita della voglia di giocare tra i vecchi giocatori, ansiosi di guidare (od ostacolare) al meglio i nuovi arrivati.

Sea of Thieves è diventato ora come ora il secondo gioco più venduto nello store Microsoft, e Rare è intenzionata a voler continuare a supportare il titolo con tanti nuovi contenuti ed aggiornamenti gratuiti, se è questo che vuole il pubblico.

Tuttavia, ciò potrebbe portare alcuni lati negativi nella vita di persone che, con Sea of Thieves, cercano di sostenersi economicamente.

Come già detto Sea of Thieves è riuscito, nonostante i difetti, a creare un piccolo seguito di appassionati ed anche streamers. Alcuni di questi hanno sottolineato come l’enorme popolarità del titolo potrebbe continuare ad attrarre content creators molto più famosi ed influenti di questi “pesci piccoli”

 

Fotografia di Ninja

 

Uno di questi, Hero of Oakvale, ha espresso il suo rammarico a Kotaku, parlando dell’attuale situazione del suo amato gioco che trasmette regolarmente sul suo canale Twitch per una manciata di fedeli iscritti.

I suoi numeri sono calati vertiginosamente da quando i big di Twitch sono entranti nelle sue acque territoriali, ed al momento non riesce neanche a raggiungere 10 spettatori in contemporanea sulle sue live.

Rimarrò a giocare a Sea of Thieves perché in generale mi piace il gioco. Non ho mai avuto una brutta trasmissione mentre ho giocato al loro gioco. Attualmente non riuscirò ad ottenere tutti gli spettatori che vorrei, ma nonostante tutto penso che il gioco ora sia meraviglioso, e sono veramente felice nel vedere ancora più persone giocarci per la prima volta. 

Viene da chiedersi se il successo di Sea of Thieves sia qualcosa di momentaneo, giusto per interrompere un po’ il monopolio dei Battle Royale su Twitch, oppure se potrà far scaturire una nuova corsa alla visualizzazione come Fortnite nei due anni passati, generando nuovi content creators.

I due giochi, in fondo non potrebbero essere più differenti: il gigante di Epic Games riesce ad attirare su di sé l’attenzione di numerosissimi videogiocatori di varia provenienza ed età, sia a livello competitivo che in modo casual. L’ultima opera di Rare, invece, è un’esperienza molto più intima e rilassata, priva di quel brio e di quell’adrenalina della Battle Royale, eppure con un proprio fascino.

Solo nelle prossime settimane potremo vedere come si evolverà la situazione. Per ora, possiamo solo complimentarci con Rare per il successo di Sea of Thieves.  

Articolo a cura di Riccardo Liberati

Classe 1997, cresciuto immerso dai libri, cartoni e videogiochi, ho sempre desiderato e provato fin dalla tenera età a creare storie fantasiose che rendessero un po' più brillante la mia vita monotona.

Ho trascorso l'infanzia in solitaria, giocando a quanti più titoli possibili, spaziando dai vecchi J-RPG di Square Enix fino ai più violenti sparatutto su PC, non disdegnando nel frattempo RTS, platform e giochi di corse automobilistiche.

Alle superiori riesco finalmente ad aprirmi e a trovare dei compagni con i miei stessi gusti e sogni, e capisco che non amo tanto i videogiochi, quanto la cultura ed i messaggi dietro di essi, gli stessi che ho sempre trovato nei libri, film e qualsiasi altro tipo di medium artistico.

Inizio a lottare per questo concetto scrivendo all'impazzata ed accrescendo la mia cultura ancor di più, sia attraverso la scuola che attraverso gli incontri e le persone d'ogni giorno. Questo bel sogno finisce con l'arrivo all'università, periodo peggio di qualsiasi film horror che abbia mai visto e che mi costringe a mollare tutto e rifugiarmi nella mia Fortezza della Solitudine per tre anni, perdendo interesse e linfa vitale per qualsiasi cosa.

Nel frattempo ho lavorato in numerosi settori, dall'aiuto vendita al libraio al tutor privato, e nel 2018 inizio a scrivere per Player.it, il mio primo incarico ufficiale come giornalista videoludico e che mi ha formato moltissimo sia nell'ambito dei videogiochi che in quello della scrittura basilare.

Oggi ho ripreso a studiare grazie alla scelta repentina ed irrazionale di iscrivermi alla Scuola Holden di Torino, luogo da cui vi scrivo, abbandonando casa per la prima volta ed il luogo natale di ogni mio piccolo successo e grande fallimento. La mia speranza? Quella di poter riuscire a trovare una strada ben delineata, facendo quello che mi piace fare senza dovermi sottomettere a nessuno

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