Diario del dott. Flammini 6 ottobre 1957

Diario del dott. Flammini - 5 ottobre 1957iario-dott-flammini-6-ottobre-1957


Diario del dott. Flammini 6 ottobre 1957

Che strano posto è questo, sembra quasi di essere tornati indietro nel tempo. ogni cosa qui è vecchia e trattata quale una reliquia, dal letto in cui mi trovo alle stoviglie che mi danno per mangiare. Che strana sensazione di decontestualizzazione.

Anche oggi è venuto Raimondo e avendomi visto in forze ha deciso di farmi prendere una boccata d’aria, mi ha portato giù in cortile.

Non vedevo una cosa simile da tanto tempo, da quando ero stato a Nomadelfia, una comunità di refrattari alla tecnologia dove ci si ritira in un fortissimo ritiro spirituale. Quello che ho visto mi ha ricordato di quegli Hamish di cui mi raccontò un mio caro amico conosciuto durante la guerra. Veniva dall’America e mi spiegò che sono come i cattolici, solo con più preghiera. Pare preghino sempre stando ai suoi racconti. Sembra non facciano altro dalla mattina alla sera. E qui ho avuto la stessa sensazione.
Pregano e lavorano: Ora et Labora.

Ho provato a chiedere dettaglio sugli altri pazienti dell’Ospedale, ma Raimondo mi dice che qui nella Rocca sono tutti Templari, non vi sono pazienti. Io sono una eccezione: una sorta di ospite.

Ora che ci penso, Templari: ma non erano estinti come i dinosauri? Sono confuso, ma la religione non è il mio forte e non mi sono messo a battibeccare, figuriamoci poi con quel mal di testa che ancora mi ritrovo. Mi sono ripromesso di approfondire la cosa però.

Comunque mi ha spiegato Raimondo che loro, i Templari, vivono in autonomia, gestendo da soli i campi, le cucine e le… scuderie! Che poi che se ne faranno mai di scuderie qui non mi è ancora chiaro. Magari hanno hanno un maneggio e usano i cavalli per fare… non lo so per fare cosa sinceramente, magari li hanno solo per divertimento chi lo sa.

Rimane che ancora riesco a mettermi in contatto con la mia famiglia. Sono giorni ormai che non hanno mie notizie. Saranno in pensiero, mi staranno cercando ovunque.
Saranno preoccupati, devo fare qualcosa.

Ho provato a chiedere a Raimondo di un telefono per chiare la mia famiglia, ho insistito ma nulla, ha risposto seccamene sostenendo che non ve ne siano nella Rocca e che comunque prima di poterne cercare uno devo rimettermi in forze prima e parlare poi con il Gran Maestro

Si vedrà cosa dico io, mica sono un carcerato, sono un paziente al massimo. E comunque, chi o cosa è un Gran Maestro?

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Articolo a cura di Andrea De Bellis

Appassionato da sempre di gioco di ruolo, intervallo per anni la mia vita tra questi, lo studio e il lavoro. Dopo un periodo da giornalista professionista decido di laurearmi in storia, mia altra grande passione. Da qui il passo alla scrittura è breve.

Comprendendo come l'intrattenimento non possa essere in alcun modo scisso dal provare emozioni, mi propongo quale recensore emozionale per Player.it, ideando e curando nel frattempo le rubriche "Italy&Videogames", "Interviste Impossibili", "LARP: A Night With..." e "Autori di Ruolo: D12 domande a...", scrivendo il romanzo "Il diario del dott. Flammini" e ideando e lanciando le rubriche "Venerdì Oldies" e "Recensioni Emozionali", sostenendo sempre quanto sia più interessante parlare di "cosa suscita un titolo quando lo si gioca" piuttosto che l'evergreen "cosa è e come come funziona questo gioco".

Il gioco è intrattenimento, l'intrattenimento è emozione, l'emozione è vita.

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