Rimborso se hai fatto la spesa online: la decisione ufficiale del giudice

uomo che fa una consegna
Rimborso se hai fatto la spesa online: la decisione ufficiale del giudice - player.it

Fare shopping online è la norma, la spesa alimentare è una novità anche se si sta consolidando. ma chi ha fatto la spesa con questo servizio ora ha diritto a un rimborso.

Quando la pandemia colpì all’improvviso e ci trovammo tutti quanti a dover rimanere chiusi dentro casa senza poter neanche andare a fare la spesa, tantissimi scoprirono la comodità del fare acquisti online e lasciarsi portare la spesa a casa. Da quella esperienza sono nati moltissimi servizi che lavorano proprio in questa nicchia.

Alcuni sono quelli offerti direttamente dalle grandi catene, altri sono quei servizi che consentono di ordinare tutto ciò di cui si ha bisogno e di farselo recapitare a casa da un corriere. Un corriere che in alcuni casi magari fa anche la spesa.

Ma, come è emerso da questa disputa legale, uno di questi servizi non si è comportato in maniera corretta proprio nei confronti dei clienti. E allora ecco che è scattata la multa. Quali sono le pratiche che sono state sanzionate?

La spesa non era quello che sembrava, il delivery multato

Quando si tratta di servizi, ci sono alcune regole che devono essere rispettate nel rapporto tra il servizio stesso e i potenziali clienti. Il primo punto deve essere necessariamente la trasparenza e l’onestà.

donna che raccoglie le buste della spesa
La spesa non era quello che sembrava, il delivery multato – player.it

Quello che viene pubblicizzato deve essere quello che gli utenti possono ottenere e non devono esserci le famose clausole in piccolo se queste contengono dettagli importanti. Ma a quanto pare, secondo la decisione della Federal Trade Commission americana, il servizio di consegna della spesa Instacart non ha rispettato questi principi.

La società avrebbe infatti fatto delle affermazioni che poi non erano reali riguardo ciò che i clienti si potevano ragionevolmente aspettare. In particolare riguardo i dettagli delle consegne gratuite e del periodo di prova.

Quello che è emerso è che Instacart, che ora dovrà risarcire di 60 milioni gli utenti, per esempio dichiarava che il primo ordine era gratuito mentre poi emergeva una commissione di servizio che arrivava al 15 per cento della spesa.

Un altro dettaglio riguardava il far credere che la piattaforma offrisse un rimborso totale quando invece non era vero e, da ultimo, i dettagli relativi all’abbonamento Instacart+ che diventava a pagamento già alla fine del periodo di prova gratuito senza che gli utenti ne fossero a conoscenza in maniera preventiva.

La società ha dichiarato di aver accettato l’accordo con la FTC ma di aver sempre lavorato in modo corretto e, soprattutto, che il lavoro dell’agenzia in realtà non è stato del tutto corretto. Ciò nonostante la società ha accettato di modificare quelli che sono i punti ritenuti errati dalla FTC, ribadendo però che tutto è sempre stato espresso nella maniera più chiara possibile, comprese le famose spese e la consegna gratuita.

Il servizio di Instacart funziona solo negli Stati Uniti e in Canada, ma ci sono altri servizi che operano anche da noi ed è quindi importante leggere sempre quelli che sono i termini del servizio che si sceglie di utilizzare per evitare brutte sorprese.