Il nuovo Governo sta per tassarci di nuovo | Attenti al portafoglio digitale

    GOVERNO NUOVE TASSE SU CRIPTO MONETE

    Una nuova tassa è in arrivo in Italia. Il governo Meloni, insediatosi ormai da qualche mese, sta attuando alcune riforme in campo economico che stanno facendo discutere. Prima d’ora, una tassa di questo tipo non si era mai vista in Italia, ma il Parlamento italiano ha deciso che fosse l’ora di introdurla per riuscire a controllare meglio i flussi di denaro provenienti da alcuni sistemi ritenuti, fino ad ora, poco chiari.


    Le tasse sono un argomento complesso e dipendono da molti fattori, come il reddito, la proprietà e il tipo di attività svolta. In Italia, le tasse possono variare a seconda del livello di governo (locale, regionale o nazionale) e della categoria di imposta. Alcune persone potrebbero ritenere le tasse troppo alte e poco chiare sui metodi che il governo usa per calcolarle. In ogni caso, le tasse sono una parte importante della finanza pubblica e sono utilizzate per finanziare i servizi pubblici.

    In queste ore, una nuova tassa è stata introdotta. Questa si è resa necessaria perché negli ultimi anni si sta espandendo un fenomeno che si sta allargando a macchia d’olio anche qui in Italia. Molti non lo conoscono, molti altri invece lo usano abitualmente per fare investimenti. Fino a oggi questo sistema non era regolamentato, ma ora con questa nuova tassa tutto sarà diverso.

    La nuova tassa deliberata dal Parlamento italiano riguarda le criptovalute.

    Su cosa è stata messa la nuova tassa

    Le criptovalute sono state regolamentate in modo diverso in vari paesi. In alcuni paesi, come gli Stati Uniti, sono considerate come beni e sono soggette a tassazione. In altri paesi, come il Giappone, sono considerate come valuta e sono regolamentate come tali. In molti paesi, le criptovalute sono ancora in fase di valutazione e le loro leggi e regolamentazioni sono in corso di sviluppo.

    È importante notare che le criptovalute sono ancora una tecnologia emergente e che le leggi e le regolamentazioni potrebbero cambiare nel tempo. In quanto tali, c’è ancora molta diffidenza nei loro riguardi e spesso e volentieri si pensa alla truffa non appena si sentono nominare. Ed è così in moltissimi casi.

    Le criptovalute hanno aperto tantissime altre strade nel mondo dell’economia, ma si sono rivelate anche un terreno molto fertile per truffe online e raggiri di vario tipo. Come tutto ciò che circonda la finanza, bisogna stare molto attenti agli investimenti che si fanno e a chi si affidano i propri soldi. Veri o virtuali che siano.

    Cosa posso fare con le criptovalute?

    Le criptovalute possono essere utilizzate per effettuare acquisti online e offline in alcuni casi. Possono anche essere utilizzate come strumento di investimento, simile ai tradizionali strumenti finanziari. Alcune aziende accettano le criptovalute come metodo di pagamento per i loro prodotti e servizi. Inoltre, le criptovalute possono essere utilizzate per trasferire denaro a livello internazionale in modo rapido e a basso costo. Ci sono anche molti altri usi potenziali per le criptovalute che stanno emergendo con lo sviluppo della tecnologia blockchain.

    Una blockchain è un database che consente di registrare e conservare in modo sicuro le transazioni. Si basa sulla crittografia per garantire l’integrità delle informazioni e per consentire solo alle parti autorizzate di aggiungere o modificare i dati. Una delle caratteristiche principali delle blockchain è che i dati una volta inseriti non possono essere modificati o eliminati, il che le rende ideali per la conservazione di dati sensibili e per la gestione delle transazioni finanziarie.

    Le blockchain sono anche decentralizzate, il che significa che non dipendono da un’autorità centrale per il funzionamento. Queste caratteristiche le rendono adatte a molteplici usi, come la gestione delle transazioni finanziarie, la gestione dei diritti di proprietà, la votazione elettronica e molto altro ancora.

    La svolta del governo Meloni

    I trader di criptovalute in Italia saranno soggetti a un’imposta sui guadagni del 26% a partire dal 2023, secondo il nuovo bilancio che ha ottenuto l’approvazione del Parlamento giovedì. Il bilancio per il 2023 del primo ministro italiano Giorgia Meloni – completato in fretta e furia prima della fine dell’anno – prevede 21 miliardi di euro di sgravi fiscali per aiutare le imprese e le famiglie che devono affrontare la crisi energetica.

    In Italia, dove la criptovaluta rimane in gran parte non regolamentata, il bilancio di 387 pagine legittima gli asset cripto definendoli in questo modo:

    Una rappresentazione digitale di valore o di diritti, che può essere trasferita e conservata elettronicamente, utilizzando la tecnologia del libro mastro distribuito o tecnologie simili

    La mossa dell’Italia di introdurre un’imposta sui guadagni sulle criptovalute precede l’attuazione del regolamento dell’Unione Europea sui mercati degli asset crittografici (MiCA), che promette requisiti operativi rigorosi per i fornitori di servizi di criptovaluta nel blocco dei 27 membri.
    L’aliquota del 26% si applica ai guadagni derivanti dal trading di criptovalute se superano i 2.000 euro per periodo d’imposta. Come incentivo alla dichiarazione dei profitti delle criptovalute, il nuovo disegno di legge stabilisce anche una “imposta sostitutiva sul reddito” per gli investitori pari al 14% del valore degli asset detenuti a partire dal 1° gennaio 2023.

    Secondo le nuove regole, le perdite derivanti dagli investimenti in criptovalute possono essere dedotte dai profitti.