eSports all’università: nascono corsi dedicati a LoL e Overwatch

eSports all'università


Gli eSports come corsi universitari e vere e proprie materie di studio. Non è uno scherzo e all’estero questa è una realtà consolidata. Gli eSports all’università potrebbero diventare i corsi dell’era moderna.


I tempi sono cambiati, tutto si evolve e così anche le università cercano di avvicinarsi maggiormente alle passioni dei propri studenti facendole diventare possibilità di crescita e di avvicinamento al mondo del lavoro. Le esigenze di mercato hanno fatto sì che anche l’università pensasse a percorsi formativi legati agli sport elettronici e se in Italia la cosa è ancora agli albori, in Inghilterra e negli Stati Uniti si sono già mossi per offrire una vasta varietà di corsi legati agli eSports.

eSports all’università: alcuni esempi

Nello Staffordshire, una contea inglese che conta più di un milione di abitanti, dal 2018 sarà possibile iscriversi a un corso interamente dedicato a questa disciplina con lo scopo di formare futuri professionisti. Il mondo anglosassone è molto attento a soddisfare ogni tipo di richiesta grazie alla lungimiranza sull’andamento dei mercati. Agli allievi sarà data la possibilità di apprendere nozioni e tecniche pratiche utili alla creazione di eventi che ruotano intorno agli eSports. I titoli scelti, per adesso, sono League of Legends, Dota 2, Counter Strike, Overwatch, Heartstone e Smash Bros.

Nell’università inglese la laurea prevederà un triennio così dipartito:

Il primo anno gli studenti impareranno a fare dirette streaming dei propri videogiochi preferiti e verranno introdotti agli eSports in maniera graduale.
Il secondo anno gli allievi verranno istruiti sul modo migliore per creare un evento. Questo porterà poi alla loro diretta partecipazione nell’organizzazione di uno spettacolo vero e proprio.
L’ultimo anno vedrà gli studenti impegnati attivamente nell’organizzazione di un evento su larga scala. Così impareranno a gestire la pressione.

In California si studiano Overwatch e LoL

Gli eSports all’università hanno raccolto consensi in molti stati americani, ma il caso più emblematico è quello datoci dall’UCI, l’Università della California, uno degli atenei più prestigiosi del paese. Un primo corso è già attivo e riguarda League of Legends, il MOBA sviluppato da Riot Games ormai diventato uno dei cardini del gioco competitivo. A LoL si affiancherà un altro titolo a partire dall’autunno di quest’anno. Stiamo parlando di un altro punto fermo degli eSports: Overwatch. Lo sparatutto Blizzard avrà un corso a lui esclusivamente dedicato.

Ovviamente, esiste un direttore della sezione eSports all’università e si tratta di Mark Deppe, il quale ha rilasciato dichiarazioni che faranno piacere a chi da tempo è convinto che i videogiochi debbano sedersi intorno a tavoli importanti:

Siamo entusiasti di percorrere questo altro importante passo per aumentare la nostra offerta formativa, rimanendo aggiornati con le dinamiche di interesse del settore e dei nostri studenti.

Abbiamo già analizzato in un editoriale qui sul sito le grandissime potenzialità dei videogiochi sul piano dell’apprendimento di tecniche efficaci da utilizzare negli sport, discipline che richiedono abilità particolari per essere praticati. L’esempio degli scacchi è lampante, infatti, come nello sport di Karpov, nei videogiochi bisogna avere velocità di pensiero-azione e altissima dose di concentrazione. Per saperne di più, potete cliccare qui.


Ora, però, si passa a un livello successivo. Gli eSports visti come scelta di vita, come possibilità di sostentamento. Gli allievi delle università che accoglieranno gli sport elettronici nelle proprie aule, saranno preparati a vedere i videogiochi competitivi come uno strumento non solo di svago, ma come mezzo per entrare nel circuito del lavoro.

L’università del futuro

Ovviamente tutto ciò ha anche dei costi, ma l’università del futuro non lascia da soli i propri studenti (almeno all’estero) e si occuperà di fornire aiuti economici agli studenti che verranno selezionati per diventare i professionisti del settore. L’ateneo elargirà circa 2.500 $ all’anno, in cambio gli studenti dovranno affrontare dalle 15 alle 20 ore a settimana di allenamenti e riunioni. Pensiamo proprio che ai ragazzi, per la prima volta nella loro vita universitaria, sembrerà che il tempo voli.

L’università si occuperà anche di servizi per la community e di organizzare esercizi specifici e tornei. Ogni studente, inoltre, avrà al suo fianco un team formato da un allenatore, psicologi e un personal trainer. Va menzionato il fatto che questa scelta è stata presa anche grazie ai risultati ottenuti da circuiti universitari del Nord America proprio nei tornei dedicati a Overwatch.

E l’Italia? L’Italia vuole rimane al passo e, forse, anzi sicuramente, molti non sanno, che un circuito competitivo universitario italiano esiste e accoglie decine di accademie. Ciò è stato possibile grazie al lavoro dei LGP – Legacy Go Pro. nel progetto chiamato UES – University Esports Series.

L’Europa ha già iniziato

Il resto d’Europa ha già messo a disposizione le proprie università affinché tutto questo diventi un fenomeno radicato. In Svezia esistono addirittura corsi liceali. Il direttore Eriksson della scuola Arlanda Gymnasiet di Märsta così si pronunciò qualche tempo fa sulla questione:

“Quando scegliamo gli studenti da avere nel nostro corso ci prodighiamo affinché possano avere tutti gli strumenti possibili per supportare la loro carriera negli eSports ma, al tempo stesso, dobbiamo preoccuparci di formarli per dargli un futuro anche diverso dal videogiocatore. Per questo motivo è necessario che gli aspiranti studenti debbano inserirsi in un programma nazionale che, contestualmente allo sport elettronico, sia di indirizzo tecnico, scientifico o sociale ma sempre dedicato ai media. Gli eSports fanno così parte dell’intero programma scolastico con un peso non indifferente di 400 crediti su un totale di 2500.”

Insomma, il terreno è fertile affinché sboccino realtà di questo tipo, e più si seminerà maggiori saranno le soddisfazioni che i giovani potranno ricavare dalla propria passione.


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FONTE Sportnews

Articolo a cura di Michele Longobardi

Laureato in Lettere moderne, scopro la passione per il giornalismo quasi per caso. I videogiochi sono il mio più grande amore e così decido di coniugare le due cose. Il giornalismo videoludico diventa la mia forma finale.

Per me i videogiochi sono una forma d'arte e guai a dirmi il contrario.

Appassionato di tutto ciò da cui sgorga sangue: cinema horror (registi preferiti Argento e Romero), letteratura gialla e dell'orrore (autori preferiti Christie, Poe e Lovecraft) e ovviamente i videogiochi del genere (Silent Hill e Resident Evil sopra ogni cosa).

Il mio videogioco preferito di sempre è Fahrenheit che ho finito un numero non precisato di volte, da lì scaturisce la mia ammirazione per tutti i lavori di David Cage.

La mia "carriera" videoludica è segnata da un marchio da cui non sono mai riuscito a staccarmi: PlayStation! In circa 20 anni di gaming, ho completato più di 600 titoli.

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