Cinque giochi basati sui classici della letteratura

L’argomento “giochi tratti dai libri” non è certo una novità, soprattutto in un periodo in cui il videogioco ha guardato a grandi fenomeni letterari come Game of Thrones, Harry Potter o Il Signore degli Anelli per alimentare la propria offerta.

Oggi tuttavia ci inoltreremo in un campo letterario particolare, o meglio IL campo letterario per eccellenza: i classici, che dopo aver ispirato per secoli opere teatrali, altri scrittori e film, negli ultimi decenni sono stati rielaborati e riproposti anche nel campo del gaming digitale.

Ecco quindi cinque videogiochi basati sui classici della letteratura di ogni tempo.

Ever, Jane (2016-2020)

Tutti siamo in grado di giocare a World of Warcraft, ma quanti saprebbero raccogliere la sfida di un MMORPG basato sulle opere di Jane Austen?

Sappiate infatti che un “gioco di ruolo online” ambientato nel mondo dei romanzi della celeberrima scrittrice esiste (o meglio, è esistito): Ever, Jane, attivo fra il 2016 e il 2020, un prodotto che permetteva ai giocatori di creare il proprio personaggio e di intraprendere la propria epopea personale nell’epoca regency (ovvero l’Inghilterra fra il XVIII e il XIX secolo).

Ever, Jane proponeva un gameplay incentrato sulle relazioni sociali e sulla progressione del proprio PG in un mondo fatto di feste, fidanzamenti, reputazioni da difendere e affari da concludere, grazie a un sistema basato su quest e competizione (sociale) fra i personaggi.

Chiuso a dicembre scorso per problemi di fondi, Ever, Jane era un gioco estremamente di nicchia, ma che proprio per questo era riuscito a costruire un prodotto originalissimo e in grado di scavare nella letteratura britannica e nell’opera di una delle sue rappresentanti più illustri.

Davvero un esperimento ludico-letterario interessante, a prescindere dai suoi esiti.

Return of the Phantom (1993)

Il Fantasma dell’Opera di Gaston Leroux (1910) è uno dei romanzi “gotici” più significativi dello scorso secolo, alla base di infinite trasposizioni cinematografiche e, soprattutto, di uno dei piu’ acclamati musical di tutti i tempi, creato da Andrew Lloyd Webber (1986).

Non tutti sanno tuttavia che nel 1993 questo classico ha avuto anche una trasposizione videoludica: Return of the Phantom, che rielabora le vicende del romanzo mettendo in scena la vicenda di un detective francese risucchiato da un gorgo temporale e condotto nel 1881, anno nel quale la storia è ambientata, dove (o meglio, “quando”) si ritroverà a indagare sul Fantasma dell’Opera.

In questa bizzarra realtà parallela, la vicenda del detective si legherà indissolubilmente con quella del romanzo di Leroux, creandone una sorta di “versione 2.0” nella quale gli eventi del libro convivono in maniera quasi naturale con quelli ideati dagli sviluppatori.

Punta e clicca classico, creato una la tecnica del rotoscope, forse Return of the Phantom non sarà fra i migliori giochi di ogni tempo, ma senza dubbio è una delle contaminazioni fra videogioco e letteratura più curiose e originali che ci siano.

Enslaved: Odissey to the West (2010)

Come Return of the Phantom, anche Enslaved: Odissey to the West è un gioco derivato da un’opera letteraria che ha avuto infinite trasposizioni. Il racconto in questione è Viaggio in Occidente, classico della letteratura cinese incentrato sul viaggio leggendario intrapreso dal re scimmia Sun Wukong per portare il verbo buddista dall’India alla Cina. Una storia che è al centro di svariate rielaborazioni pop, prima fra tutti Dragon Ball di Akira Toryiama.

In Enslaved: Odissey to the West, la storia di Wukong diventa quella di Monkey e Trip, schiavi sfuggiti ai loro carcerieri in un futuro distopico.

Nelle mani di Ninja Theory, la leggenda cinese diventa quindi la base per un action/adventure fantascientifico che oltre a rielaborare e celebrare un classico anticipa curiosamente alcune tematiche e forme retoriche di un altro celebre gioco del decennio appena concluso, The Last of Us: il viaggio di una coppia di personaggi uniti da un legame stretto e quasi viscerale, un mondo distrutto in cui la natura ha preso il sopravvento, il tema della lotta contro un mondo di oppressivo e oscuro.

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Dante’s Inferno (2010)

Trasformare Dante, il poeta per eccellenza, in un crociato impegnato a salvare la sua bella dagli inferi è un’operazione che all’epoca dell’uscita di Dante’s Inferno ha scatenato le ire di puristi, benpensanti e in generale persone “lontane” dal videogioco, che accusarono il lavoro di Behaviour di banalizzare l’opera letteraria alla base del suo videogioco.

Accuse forse non del tutto infondate, ma forse mitigate dal risultato finale: se da un lato Dante’s Inferno è facilmente definibile una bizzarrissima “americanata ispirata alla Divina Commedia”, al tempo-il 2010-fu alla base di una delle operazioni commerciali piu’ pop di una generazione sempre più in cerca di nuove ispirazioni e di plot contaminati con altri mass media.

E anche se per molti il gioco non è così memorabile, è tutt’oggi ricordato come uno dei successi commerciali più importanti di quel periodo e un discreto dark-action, impegnato nel divertito tentativo di rileggere provocatoriamente un capolavoro assoluto

American McGee’s Alice (2000)

Alice nel paese delle meraviglie è uno dei classici più famosi della letteratura vittoriana, ma anche dei piu’ controversi: partorito dalla geniale e allucinata mente di Lewis Carroll, è un romanzo che sa scavare nel profondo e offrire vari piani di lettura, assolutamente non scontati.

Nelle mani di American McGee, allucinato e geniale autore videoludico statunitense, il racconto di Alice diventa un folle action con venature horror gotiche in cui l’ispirazione letteraria si mescola con tematiche psicanalitiche e boardline.

In questa versione, ambientata dopo gli eventi del romanzo, Alice è in un manicomio dopo lo sterminio della sua famiglia in un incendio, fatto che l’ha condotta alla follia. È a questo punto che il Bianconiglio torna a chiederle aiuto: la Regina di Cuori ha infatti preso il controllo del Paese delle Meraviglie e condotto dalla sua parte figure come il Cappellaio Matto.

È solo l’inizio del viaggio, che stavolta sarà davvero inquietante.

Folle, macabro, oscuro e immaginifico, l’Alice di American McGee è un bellissimo viaggio postmoderno in uno dei classici piu’ significativi della storia della letteratura.


Siamo sicuri che i giochi citati oggi siano solo la punta dell’iceberg per quel che riguarda il mondo delle trasposizioni dei classici della letteratura nel gioco digitale, ma siamo certi che almeno un paio vi avranno strappato un po’ di curiosità.

Ricordate altri giochi tratti dai classici? Li avete giocati?

Attendiamo i vostri racconti.

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Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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