Ibrahimovic contro EA e Fifa, cosa c’è di vero? Facciamo chiarezza

polemica tra ibrahimovic e EA

Nella serata di ieri, si è accesa quella che a molti è sembrata una chiara e animata polemica tra Zlatan Ibrahimovic, attaccante svedese del Milan primo in classifica di Serie A e attuale capocannoniere con 10 gol, EA e FifPro. Le ultime due sarebbero ree di aver sfruttato l’immagine del giocatore a sua insaputa per utilizzarla nel titolo calcistico Fifa.

Chi ha dato il permesso di usare il mio nome e il mio volto? FifPro? Non sono membro di FifPro e se lo sono, sono stato messo lì attraverso strane manovre. Di sicuro, non ho permesso a Fifacom o FifPro di usare me per fare soldi.

La faccenda ha fatto subito il giro delle testate sia videoludiche sia sportive, ma ci sono parecchi punti oscuri legati al fatto che il campione svedese è da anni un nome di punta del titolo calcistico di EA. Difatti, in un altro tweet Ibra commenta così:

A lasciare sgomenti è l’espressione “all these years” (trad. tutti questi anni) perché risulta difficile credere che Ibra non si sia mai accorto dell’accaduto in, appunto, tutti questi anni.

Il fatto curioso è che a lui si è poi accodato Gareth Bale, ala gallese del Real Madrid in prestito al Tottenham.

A buttare benzina sul fuoco ci ha pensato anche Mino Raiola, l’influente agente dei più importanti calciatori al mondo, tra cui appunto Ibrahimovic. Nel suo tweet, Raiola chiede una risposta da chi di dovere.

Cerchiamo di fare chiarezza facendo qualche passo indietro.

Licenze nei giochi di calcio, come funzionano?

EA e Konami non si sono svegliate una mattina decidendo di inserire nomi, volti e loghi ufficiali nei propri giochi di calcio, Fifa e PES. Quest’ultimo è stato senza dubbio il caso più eclatante in fatto di licenze se si scava fino ad arrivare ai suoi albori.

Iss Pro Evolution è stato un’icona, una vera e propria istituzione per gli appassionati di calcio e videogiochi. All’epoca – fine anni Novanta – non c’era partita, il calcio di Konami era superiore a quello di EA, nonostante una grossa pecca che oggi farebbe gridare allo scandalo molti allenatori virtuali: la mancanza di licenze ufficiali.

Ricordate, no? In attacco si era soliti mettere un terzino sinistro brasiliano, un tale R. Larcos, mentre la nazionale italiana poteva vantare Del Perio in avanti e Canavero in difesa. Questo accadeva perché Konami non era in possesso dei permessi per riprodurre i nomi (i volti, vabbè, con l’hardware di allora anche volendo…) dei giocatori. Inoltre, chi ricorda la Master League di allora si ricorderà senz’altro le pochissime squadre di club presenti e i loro nomi allucinanti.

Fifa, da questo punto di vista, invece, è sempre stato un passo in avanti perché da tempo immemore EA è iscritta a FifPro (ci torneremo).

Pertanto, le licenze dei giochi di calcio come funzionano? Dipende dagli accordi. Esistono casi e casi. Per fare esempi chiari prendiamo la Serie A. La Federazione Italiana Gioco Calcio dà il consenso a EA di usare il logo e il nome ufficiale della lega, dunque, per estensione, consente all’azienda candese di sfruttare i diritti di ogni singola squadra presente in quel campionato. Tutto qui? Tutti felici e contenti?

In realtà, no. Ogni singola squadra può benissimo prendere accordi del tutto diversi da quelli in atto tra EA e Federazione di appartenenza. I casi più eclatanti sono quelli di Juventus e Roma che hanno stipulato una partnership con PES. Rispettivamente, i due team sono presenti in Fifa sotto mentite spoglie, Piemonte Calcio e Roma FC (al posto di AS Roma come sarebbe invece corretto).

E anche così, non è del tutto finita. Può capitare che una squadra abbia concesso i diritti per logo, divisa e nome ufficiale del club, tuttavia al suo interno ci trovate una rosa non corrispondente a quella reale e viceversa, cioè che il club NON abbia concesso i diritti ma i giocatori siano tutti reali.

Per l’appunto Juventus e Roma in Fifa si chiamano in modo fittizio però i giocatori sono reali. Stessa cosa è avvenuta per Spezia e Crotone.

Rimanendo in Italia, va rimarcato anche il fatto che la federazione di Serie B non ha dato l’ok, tuttavia Monza, Brescia, Chievo, Empoli, Lecce Spal sono licenziate perché singolarmente hanno deciso di avviare la collaborazione.

In sintesi, la trafila per avere la licenza piena di un campionato non è così semplice e immediata. Se il Milan ha dato piena disponibilità ad apparire in Fifa, non è detto che questa si estenda anche a Ibrahimovic.

Tra l’altro, va evidenziato come giocatori di questo calibro – da Ibra a Ronaldo, da Messi a Neymar – siano a tutti gli effetti aziende a sé stanti e che decidano loro a chi concedere i diritti di immagine senza farsi ingabbiare da una “clausola standard”.

La domanda rimane: come ha fatto Ibra a non accorgersi di essere stato “usato” da EA? Adesso però è arrivato il momento di parlare di FifPro.

FifPro, che cos’è

L’acronimo sta per Fédération Internationale des Associations de Footballeurs Professionnels, in sostanza è una sorta di sindacato che si prefigge l’obiettivo di tutelare i diritti dei calciatori professionisti.

Sì, perché i calciatori sono lavoratori e hanno diritti e doveri come tutti gli altri. FifPro non nasceva ieri, ma nel 1965 da una rappresentanza di giocatori italiani, inglesi, francesi, scozzesi e olandesi.

Il suo riconoscimento ufficiale avviene nel 1968, ma la data davvero importante risale al 1995, cioè quando Fifpro viene riconosciuta e accettata formalmente da UEFA e FIFA, potendo così esercitare il suo ruolo di sindacato dei calciatori professionisti. Ciò avvenne a seguito della sentenza Bosman, uno degli avvenimenti che cambiò radicalmente il calcio perché regolamentò i trasferimenti dei giocatori appartenenti all’UE.

Ebbene, FifPro è un po’ un foglio di via, un lasciapassare che aziende come EA usano per accedere ai diritti di immagine di squadre e calciatori. EA è iscritta, la FIGC anche, pertanto l’associazione è autorizzata a fare ciò che fa. Questo però non significa che ciò che dice sia legge, infatti come abbiamo prima spiegato, bisogna comunque passare per i club che potrebbero vederla in modo diverso e per i singoli giocatori.

Ibrahimovic dice di non essere iscritto ed è assolutamente possibile (non sussistendo l’obbligatorietà di associarsi), ma allora come può aver visto la propria immagine in Fifa senza battere ciglio fino a oggi senza essere passato né da FifPro né da EA?

Ibra poteva non sapere?

Chi è Zlatan Ibrahimovic? È un monumento del calcio e lo è da ormai più di vent’anni ed è un uomo immagine per televisioni, prodotti e marchi di importanza planetaria. Ibra conosce certe dinamiche, poteva non sapere?

Ci sono due motivazioni che ci spingono a credere di no e sono le seguenti:

  1. Ibra ha una schiera di sponsor con cui tratta ogni giorno
  2. Ibra è un grande appassionato di videogiochi

Il volto di Ibrahimovic è stato usato negli anni una moltitudine di volte per pubblicità e per investimenti in campagne marketing di livello mondiale, dunque il calciatore svedese è a suo agio con queste dinamiche di mercato, conosce i suoi polli, sa che per apparire in un qualsiasi prodotto c’è bisogno di carte bollate, pile di documenti da firmare e di passare sia per il diretto interessato sia per chi ne fa le veci legali (l’agente).

In secondo luogo, Ibra conosce molto bene anche le dinamiche delle aziende che producono videogiochi essendo lui stesso un giocatore di Fifa e di videogame in generale.

Ha fatto scalpore il suo generoso gesto di qualche giorno fa con il quale ha dotato ogni suo compagno di squadra di una PlayStation 5. Non molti giorni fa, in aggiunta, Ibra ha pubblicato una foto in cui si mostra felice del suo nuovo acquisto, una scheda grafica Nvidia Geforce RTX 3090.

Il dato più rilevante, però, è quello che riconduce a un suo rapporto con EA. Nel 2017, l’attaccante all’epoca ingaggiato dal Manchester United, fu proclamato player of the month e fu insignito per questo di una carta speciale con cui si fece fotografare.

Davvero dobbiamo ancora credere che non sapesse nulla della sua immagine in Fifa, dopo “tutti questi anni”?

Andando ancora più indietro nel tempo scopriamo poi che nel 2013 Ibra ha vinto un importante premio organizzato proprio da FifPro, il FIFA FIFPRO World XI Award. Il calciatore andò personalmente a ritirarlo.

Come può una persona ritirare un premio da un’associazione che non conosce?

Il precedente

Esiste un precedente illustre, quello di Oliver Kahn, strepitoso portierone tedesco della nazionale teutonica e del Bayern Monaco.

Nel 2002, Kahn intentò causa contro EA perché, stando a quanto riportò la Bild all’epoca, non aveva mai dato il suo consenso a riprodurre la sua immagine in Fifa 2002.

Nel 2003 il portiere vinse la causa! Com’è possibile? La risposta ci viene fornita dal quotidiano spagnolo El Mundo che all’epoca riportò ciò:

EA Sports, con sede in California (USA), ha acquistato i diritti dalla FIFA, nonché dal sindacato internazionale dei giocatori FIFPRO.

Tuttavia, sembra che non abbia negoziato direttamente con i giocatori. La causa di Kahn potrebbe innescare una valanga di cause legali simili, dal momento che il videogioco consente di simulare partite tra le squadre di tutto il mondo.

Questo caso è un punto in favore di Ibra, poteva non sapere. Ni, perché stiamo pur sempre parlando del 2002, periodo in cui i videogiochi, compresi quelli calcistici, non avevano ancora assunto lo status symbol di oggi. Mentre leggete questo pezzo, calciatori professionisti streammano su Twitch (Luis Alberto della Lazio, per dirne uno), fondano team di eSports (Piqué per fare un altro esempio).

Lo stesso Oliver Kahn ha cambiato idea sul suo rapporto con i giochi di calcio. Fifa lo ha inserito negli anni tra le icon e su PES è arrivato tra le Leggende da usare nel MyClub.

Il mondo è cambiato.

Ibra e il rapporto con i media

Zlatan non è tonto, anzi, nella categoria dei calciatori alza di molto la media in fatto di intelligenza. È furbo, sa usare i social in modo arguto ed è anche egocentrico, mettete insieme questi ingredienti e ogni suo post inizia a prendere tutta un’altra piega e spiegazione.

L’asso svedese spesso e volentieri irride i media, riesce a far passare i giornalisti come dei babbei, sa giocare con le parole, se decide di prendersi la scena lo fa e basta. È lecito pensare che il tweet della discordia sia un altro tassello della sua carriera da protagonista di un one man show.

Invidia un’ipotesi possibile?

Arriviamo quindi a un’ipotesi che ha fatto capolino nelle ultime ore. Mettiamo che Ibra abbia effettivamente scritto quel tweet con intenti sarcastici/polemici all’indirizzo di una o più aziende che hanno usato la sua immagine, perché farlo adesso quando sono passati “tutti questi anni” e i suoi rapporti con quelle aziende/associazioni sembrano essere abbastanza documentate?

Ebbene, pare che la goccia che abbia fatto traboccare il vaso sia riconducibile a un altro grande giocatore, non più in attività: David Beckham. Icona anni ’90, ispirazione per gli appassionati di calcio inglesi e non, maestro assoluto dei cross tagliati e delle traiettorie incredibili su calcio di punizione.

È notizia di pochi giorni fa che EA ha stretto una collaborazione con l’ex centrocampista del Manchester United che porterà nel suo conto in banca la bellezza di 45 milioni di euro.

Sul sito ufficiale EA appare questa dicitura:

Ottieni David Beckham in FUT e VOLTA FOOTBALL giocando a FIFA 21 entro il 15 gennaio 2021!

L’ex giocatore non dovrà fare altro che apparire per intascarsi i soldi. Siamo chiari: è una politica aziendale assolutamente legittima e non c’è nulla di clamoroso, EA ha un budget per questo tipo di sponsorizzazioni e lo sfrutta a dovere con l’immagine di un campione che ha fatto innamorare del calcio milioni di persone.

Alla luce di questo, il tweet di Ibra potrebbe essere riletto in questo modo:

“Sfruttate la mia immagine da anni e adesso che sono tornato più forte di prima (ndr. a quasi 40 anni sta trascinando una squadra di buon livello, non certo eccelso, in campionato) date quei soldi a chi non gioca più da anni”. [Il presente virgolettato è ad opera del redattore].

Traduzione possibile dall’Ibrazionario? Perché no, però questo non spiega del tutto i motivi che hanno portato Bale a infilarsi nella polemica (Raiola potrebbe semplicemente aver retto il gioco).

La risposta di FifPro e EA

Pochi minuti fa è arrivata la risposta di EA Sports tramite un comunicato ufficiale:

EA SPORTS FIFA è il videogioco di calcio leader nel mondo e, per creare un’esperienza autentica, anno dopo anno lavoriamo con numerosi campionati, squadre e talenti individuali per garantire i diritti di somiglianza dei giocatori che includiamo.

Uno di questi è un rapporto di lunga data con il rappresentante globale dei calciatori professionisti, FIFPro (del quale fanno parte i sindacati dei calciatori sia italiani che svedesi), che collabora con una serie di licenziatari per negoziare accordi a vantaggio dei giocatori e dei loro sindacati.

Da sottolineare come EA specifichi che a FifPro siano iscritti giocatori italiani e svedesi, cercando di far intendere che se i diritti di Zlatan erano lì, qualcuno deve averli ceduti.

L’azienda sviluppatrice ha voluto anche chiarire la questione Beckham, affermando che le cifre non sono esattamente quelle descritte.

Non divulghiamo dettagli specifici ma possiamo assicurare che le cifre riportate non sono accurate e sono state sensazionalizzate attraverso segnalazioni poco responsabili.

A questo punto, si attende la risposta di FifPro o, chissà, la posizione in merito di altri calciatori.

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Articolo a cura di Michele Longobardi

Laureato in Lettere moderne, scopro la passione per il giornalismo quasi per caso. I videogiochi sono il mio più grande amore e così decido di coniugare le due cose. Il giornalismo videoludico diventa la mia forma finale.

Per me i videogiochi sono una forma d'arte e guai a dirmi il contrario.

Appassionato di tutto ciò da cui sgorga sangue: cinema horror (registi preferiti Argento e Romero), letteratura gialla e dell'orrore (autori preferiti Christie, Poe e Lovecraft) e ovviamente i videogiochi del genere (Silent Hill e Resident Evil sopra ogni cosa).

Il mio videogioco preferito di sempre è Fahrenheit che ho finito un numero non precisato di volte, da lì scaturisce la mia ammirazione per tutti i lavori di David Cage.

La mia "carriera" videoludica è segnata da un marchio da cui non sono mai riuscito a staccarmi: PlayStation! In circa 20 anni di gaming, ho completato più di 600 titoli.

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