5 cose che vorrei da Hogwarts Legacy

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Per quanto forse più commerciale, inflazionato e a volte “fanciullesco” di altri fantasy, quello di Harry Potter è un brand di tutto rispetto che nell’arco di circa trent’anni di esistenza ha dato vita a una lore immensa, stratificata e ricca di spunti per nuove storie, anche da giocare.

Ecco perché, alla notizia dell’ufficializzazione di Hogwarts Legacy (qui l’annuncio ufficiale), nuovo action-rpg open-world di Portkey Games e Avalanche annunciato durante lo Showcase PS5 di questa settimana (avete già letto il nostro report sulla console Sony?), da vecchio ammiratore della saga e dell’universo narrativo del “maghetto” non ho potuto che fare un bel sorriso soddisfatto e soprattutto fermarmi a ragionare soddisfatto su quanto alcune dinamiche del genere si adattino maledettamente bene a una trasposizione del mondo di JK Rowling.

Ecco quindi il risultato di questi ragionamenti: cinque cose che secondo me Hogwarts Legacy dovrà avere per fare breccia nel mio cuore.

5) Un mondo ricco di segreti e storyline

Partiamo da quel di cui già si sa qualcosina, ovvero la struttura di gioco e il suo potenziale.

Dal breve trailer presentato mercoledì sera, Hogwarts Legacy sarà un titolo a mondo aperto che ci permetterà di visitare varie location dei romanzi e dei film di Harry Potter: anche solo con uno sguardo trailer possiamo identificare, oltre alla celeberrima Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, anche il villaggio di Hogsmeade (il villaggio a pochi chilometri dal castello abitato solo da maghi e streghe, vero e proprio “punto di appoggio” dell’accademia), quella che dovrebbe essere la tenebrosa prigione di Azkaban (riconoscibile dalla presenza dei Dissennatori) e alcuni scorci della brughiera scozzese.

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Hogwarts, con i suoi corridoi e passaggi segreti, potrebbe essere una location davvero accattivante per un open-world

A questo punto la domanda sorge spontanea: quanto sarà grande e come sarà strutturato il mondo di gioco?

Se la presenza di Hogwarts e Hogsmeade potrebbe far pensare a un setting limitato alla Scozia immaginaria di JK Rowling, da esplorare a piedi, in groppa a una scopa o a un ippogrifo, la presenza di Azkaban, un’isola prigione nel Mare del Nord nel quale vengono rinchiusi i peggiori criminali del Mondo Magico potrebbe far intendere che la mappa del gioco abbraccerà diverse location sparse per l’Europa, Londra in primis.

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Maledetti troll, occupano sempre i bagni altrui!

A questo punto potremmo quasi ipotizzare una mappa strutturata come quella di The Witcher 3, ovvero suddivisa in varie sotto-location liberamente esplorabili ma non comunicanti fra loro, fatto che comunque non dovrebbe lasciarci delusi.

Chi ha letto i libri o ha dimestichezza con l’ambientazione sa che anche solo il territorio di Hogwarts può rivelarsi una location vastissima in termini di gioco, tanto grazie alle vaste proprietà della scuola, che comprendono boschi, un lago e le montagne attorno (per non parlare di Hosmeade) quanto a un intero castello fatato con decine di stanze segrete, cripte abbandonate e aule per le lezioni.

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La sala principale del castello potrebbe rivelarsi il centro della nostra avventura

E qui veniamo a un altro punto: la presenza potenziale di tantissime quest legate a questi luoghi, fra lezioni da seguire, piccoli incarichi per la propria Casata e, ovviamente, gli eventi della quest principale.

Sarebbe davvero difficile non perdersi nella miriade di ipotesi che potremmo fare sulla quantità di missioni che ci ritroveremo davanti, e non fatico a credere che anche solo muovendoci da un’aula all’altra non ci imbatteremo in qualche problema da risolvere, come un troll miracolosamente entrato nei bagni (un grande classico!).

4) Riferimenti ai romanzi, ma velati

Come già sappiamo, Hogwarts Legacy ci porterà in un Mondo Magico quasi totalmente inedito, ovvero quello di un non meglio specificato “‘800”, un setting che, se da un lato ci dà la possibilità di portare avanti una vicenda del tutto originale, dall’altra difficilmente avrà chiari punti di contatto con i romanzi e i film.

Ed è un bene, per più motivi. Anzitutto perché giocare in un’altra epoca del Mondo Magico ha il suo gran potenziale narrativo e ci permetterà di evitare facili deja-vù che potevano derivare dall’ambientare i giochi al giorno d’oggi o comunque temporalmente vicini agli eventi dei sette romanzi di JK Rowling.

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Avventurarsi all’esterno potrebbe non essere una passeggiata…

D’altro canto, il nuovo setting ha il pregio di poter dare al giocatore dei nuovi tasselli per comprendere di più del mondo di Harry & co., magari proprio scavando nel passato della scuola e della società dei maghi. Che la main quest riesca a farci scoprire risvolti inediti? Certo, la  notizia di un non-coinvolgimento della Rowling nella produzione potrebbe dare alla storia minor rilevanza e forza a questo aspetto, ma forse la produzione ha già le idee chiare in merito.

D’altro canto il titolo del gioco, Hogwarts Legacy, lascia sperare in una trama ricca di misteri e, perché no, anche con qualche chicca per i fan.

3) Il sistema di combattimento dei primi giochi di Harry Potter

Chi scrive, in realtà, non ha una grandissima cultura di videogiochi di Harry Potter, anzi se torno indietro con la memoria di una ventina d’anni mi rendo conto di aver giocato solo al primissimo titolo della serie, Harry Potter e la Pietra Filosofale, tratto dal primo libro/gioco della saga canonica.

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I corsi dell’accademia potrebbero essere straordinarie occasioni per introdurre quest o far crescere il PG

Che mi ricordi la versione PS1 non era così interessante quanto quella per PC, tuttavia aveva un elemento che personalmente vorrei rivedere in Hogwarts Mistery, ovvero la necessità di lanciare incantesimi attraverso una serie di combinazioni di tasti del pad, un modo perfetto per simulare la difficoltà di un’operazione complessa come il lancio dell’incantesimo.

Questa dinamica, assieme all’esplorazione e alla nostra necessità di far progredire il personaggio e gestire le sue diverse caratteristiche, potrebbe dare a determinate parti del gameplay una bella profondità.

2) Una campagna che abbracci un intero anno scolastico

Il “formato narrativo” della campagna di un gioco di HP con queste ambizioni potrebbe dare origine a un titolo davvero memorabile qualora riuscisse in un obiettivo coraggioso: come nel caso dei romanzi della saga, vorrei infatti che la nostra avventura a Hogwarts si sviluppasse in un lungo e tipico anno scolastico, con tanto di trama “action/mistery” su cui indagare (ovvero la quest principale) e di piccole quest laterali costituite anche soltanto dalle singole lezioni (come diremo fra poco).

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Le modalità di spostamento del Mondo Magico sono davvero tantissime e lasciano intravedere una marea di possibilità di viaggio, come cavalcare un possente ippogrifo

In tutto questo, per i fan nostalgici potrebbe essere una chicca anche la divisione dell’avventura in vari “segmenti temporali” (l’autunno con l’arrivo a scuola, il periodo di Halloween, qualche incursione fuori dalla scuola durante le vacanze di Natale e così via), esattamente come accadeva nei romanzi originali, fatto che darebbe un tocco davvero interessante all’avventura.

A parere di chi scrive, una delle scelte migliori che gli autori possano fare nella gestione di un progetto del genere.

1) Una personalizzazione del PG profonda

Infine, la chiave di volta di tutta l’operazione: se le promesse di Avalanche di dar vita a un vero e proprio action rpg col quale scrivere la storia di un personaggio del tutto originale e “nostro” verranno mantenute, probabilmente l’obiettivo di creare l’esperienza videoludica potteriana definitiva sarà raggiunto.

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Aw, civette <3

Creare un nostro studente, con una sua personalità, aspetto, delle sue skill, ci darebbe la possibilità di sfruttare al meglio il setting, di assaporarlo, di esplorarlo in profondità.

Per non parlare dell’opportunità straordinaria di mettere prendere parte alla vita scolastica di Howarts, partecipando a corsi di Difesa contro le Arti Oscure o di Alchimia (leggi: archi di quest secondarie dalle potenzialità molto notevoli), partite di Quidditch (altri archi di quest secondarie) e magari piccole dispute contro bulli o professori strambi.

Infine a stuzzicare è il sistema di evoluzione del personaggio che potrebbe derivare anche solo dall’appartenenza a questa o quella casata o partecipazione a un corso.

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Vogliamo parlare della quantità di creature letali che potremmo ritrovarci davanti come avversari?

Parliamoci chiaro, si tratta di obiettivi altissimi e non abbiamo visto altro che qualche sequenza scriptata, quindi occhio con entusiasmi o troppe analisi.

Tuttavia, se la possibilità di avere davvero fra le mani qualcosa di anche vagamente simile alla whishlist che state leggendo si avverasse potremmo avere non solo il gioco definitivo di Harry Potter, ma potenzialmente anche un rpg dall’ambientazione innovativa per il genere, persino in grado di avvicinare i più giovani (certo, occorre sempre vedere a che costo, se parliamo di difficoltà e accessibilità).

L’uscita di Hogwarts Legacy è lontana e noi abbiamo poco in mano, scaldarsi non serve, ma sognare nel nostro piccolo di giocatori bibliofili non costa nulla.

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Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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