La più antica e potente emozione umana è la paura,
e la paura più antica e potente è la paura dell’ignoto.
– H.P. Lovecraft

Una metropoli decadente, dalla cupa architettura vittoriana, ricca di pennellate oscure che nascondono orrori che, forse, un tempo erano umani.

Bloodborne è, per certi aspetti, la trasposizione videoludica più di successo per quanto riguarda le tematiche e le atmosfere lovecraftiane. Ci immergeremo insieme nella torbida relazione tra Bloodborne e Lovecraft, nel corso di questo secondo appuntamento della tana dell’Orso: il rifugio per giocatori asociali burberi, dedicato alla cosmogonia, alla teogonia, alle leggende e alla mitologia nei videogiochi.

Bloodborne Yharnam
Excuse me, sir?

L’orrore cosmico e la paura di essere insignificanti

Uno dei punti focali della letteratura di H.P. Lovecraft consiste nella traumatica scoperta, da parte dell’indagatore curioso, di quanto sia insignificante l’esistenza della specie umana. Convinti per millenni di essere in cima alla catena alimentare, un viaggio weird nell’occulto e nel mistero porta alcuni mediocri rappresentanti della specie a scoprire che, in realtà, l’umanità più o meno se la gioca con le amebe.

No, non siamo la specie dominante: questa credenza è diffusa solo a causa della nostra abissale ignoranza. Quando la conoscenza inizia appena a sollevare il velo che ci protegge dalla terribile verità, la nostra mente semplicemente non riesce a gestire la rivelazione, e quindi la follia ci avvolge come una calda e rassicurante coperta.

Questo accade anche in Bloodborne. Vediamo insieme in che modo.

Il rapporto tra Bloodborne e Lovecraft

Non è un segreto che l’ideatore di Bloodborne, Hidetaka Miyazaki, si sia ispirato alle opere dell’oscuro narratore di Providence; la sorpresa, invece, risiede tutta nei livelli di lettura che possiamo dare a questo -riuscitissimo- rapporto tra il gioco e le opere letterarie dello scrittore solitario.

Primo livello: mostri e ambientazioni

Creature mostruose e orripilanti, giganti dotati di tentacoli, umani degenerati, orrori alieni e Grandi Esseri (Antichi): i riferimenti sono talmente palesi da fare male.

Ebbene, è tutto qua? Un po’ di grafica horror, due tentacoli qua e là [ah, i giapponesi…], qualche occhio in più del consueto e qualche nome impronunciabile?
Neanche per sogno. Letteralmente.

Bloodborne castello di Cainhurst
Il castello di Cainhurst. O del Conte Dracula, volendo.

Secondo livello: cosa c’è dietro

In maniera limitata e occulta anche nella prima parte della trama, ma in modo decisamente più palese dopo la metà del gioco, iniziamo a capire che forse c’è qualcosa che ci sfugge: c’è qualcosa di più strano di quanto sembri.

Accumulando punti intuizione, infatti, potremo iniziare a sbirciare dietro il proverbiale velo, e inizieremo a scorgere qualcosa oltre la follia, la paranoia, la ferocia e le viscere: i primi contatti con gli antichi orrori (Eldritch Horrors in lingua originale), araldi della violenta follia causata dal terrore cosmico che attanaglia la città.

Più guadagneremo punti intuizione, più saremo vulnerabili alla follia e rischieremo di perderci nell’antica, oscura quanto onirica metropoli di Yharnam.

Proseguendo nel gioco e sconfinando del DLC The Old Hunters, quando il Sogno del Cacciatore diventa l’Incubo del Cacciatore, incontreremo perfino gli iconici uomini-pesce di The shadow over Innsmouth, uno dei più celebri romanzi di H.P. Lovecraft: gli ibridi discendenti di Pth’thya-l’yi, l’ittica sposa di Innsmouth che venerava Padre Dagon e Madre Idra e che, in Bloodborne, presta il nome all’antica civiltà Pthumeriana.

Bloodborne e H.P. Lovecraft
Andiamo a pesca di Abitatori del Profondo?

Terzo livello: cosa c’è dentro

Eccoci arrivati al nocciolo: il vero terrore non è esterno, ma è dentro di noi.

La terza chiave di lettura è più intima e profonda, ma è anche la più tremenda: la volontà umana di ergersi al di sopra delle proprie possibilità, sfruttando il Sangue Antico o altri mezzi, rende noi stessi i veri abomini, i veri orrori antichi.

Corrompiamo tutto quello che tocchiamo, siamo sempre attanagliati da un qualche tipo di fame –avidità, desiderio, sete di potere o, più letteralmente, sete di sangue, antico o meno– e siamo sempre più spesso oggetti di accessi d’ira, che ci portano a compiere atti malvagi e, spesso, inesplicabili.

Chi genera più orrore, quindi, la bestia assopita nel cuore degli umani o un’entità cosmica che, magari, non è nemmeno a conoscenza della nostra breve quanto volubile esistenza?
E non è il male interiore anch’esso un’entità cosmica dinanzi a cui siamo più o meno inermi?

Cacciatore Bloodborne
Badass.

Il nostro Cacciatore, così come noi sciocchi mortali, può solo andare avanti e cercare di sopravvivere, compiendo una scelta dietro l’altra e continuando a chiedersi come sarebbero andate le cose se avesse scelto diversamente, magari in preda a un diverso tipo di emozione.

Per concludere: Lovecraft sì, Lovecraft no

Grandi Antichi, regressioni bestiali, mescolanze genetiche, culti segreti –o, nel caso del gioco, palesi e ufficiali-, surrogati umani, foreste proibite, uomini-rettile e uomini-pesce, ma anche potenti entità cosmiche, umani degenerati, rune antiche e impronunciabili, riti oscuri, dimensioni oniriche, antiche civiltà, e soprattutto isolamento e perdita del controllo sulla realtà e su noi stessi: sono tutti temi che ricorrono pesantemente, sia negli scritti del padre della weird fiction, sia in questo titolo firmato FromSoftware e pubblicato da Sony Computer Entertainment nel 2015.

Sebbene le similitudini siano molteplici e disposte su più livelli, a differenza delle opere lovecraftiane in questo gioco è possibile vedere, combattere e perfino abbattere alcuni degli orrori cosmici che, lentamente ma inesorabilmente, ci trascinano con loro verso il demente abbraccio della follia. Per il vecchio H.P., invece, quando si arriva anche solo a intravedere questo tipo di entità, è già troppo tardi.

Inoltre l’empia e pagana religione, stavolta, non si diffonde tra popolazioni isolate, superstiziose e incestuose, come spesso scrive Howard Phillips: in Bloodborne è il culto ufficiale di Yharnam. O, per essere più precisi, i culti, almeno dopo lo Scisma.

Bloodborne Astral Clocktower
Un’occhiata all’Astral Clocktower.

Nonostante questo, Bloodborne è uno dei videogiochi più lovecraftiani che io abbia mai visto, e non soltanto in-game: anche nel nostro mondo la sete di sangue si fa sentire, tant’è che è o era possibile ottenere una copia di Bloodborne in cambio di sangue, grazie alla collaborazione con l’equivalente danese dell’Avis.

Se non avete ancora giocato questo titolo, o se -come me- nutrite ancora la speranza che ne venga realizzata una versione per PC, leggete intanto la nostra recensione di Bloodborne, la recensione del DLC Bloodborne – the Old Hunters, o le nostre guide per Bloodborne.

Vi ringrazio per aver letto queste parole, scritte a notte fonda e a lume di candela.
Vi do appuntamento per la prossima settimana, per un altro tuffo nella mitologia.

 

5/5 (6)

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