Recensione di Gianluca “DottorKillex” Arena

Dopo aver sputato sangue per un’ottantina di ore, equamente divise tra la prima e la seconda run, pensavo di aver vissuto in prima persona tutti gli incubi partoriti dalla geniale (ma, a suo modo, anche contorta) mente di Hidetaka Miyazaki, e, alla fine della seconda run, avevo lasciato Yharnam con un misto di nostalgia e sollievo.
Beh, a quanto pare mi sbagliavo: gli incubi non erano affatto finiti, e con essi le sfide, le notti insonni e quel sottile piacere masochistico che spinge a ritentare ad ogni game over.
Questa è la storia di come mi sono perso nell’Incubo del Cacciatore e di come ho affrontato la prima (ed unica) espansione di Bloodborne, The Old Hunters.



Ebbro di sangue

Il circolo vizioso di divertimento e bestemmie ha avuto inizio, ancora una volta, da Yharnam centrale, visto che non avevo altri salvataggi se non quello successivo al completamento del gioco: The Old Hunters necessita di un particolare oggetto per essere sbloccata, e quest’oggetto è rinvenibile nel Sogno del Cacciatore solo dopo aver sconfitto in battaglia il Vicario Amelia, quarto boss incontrato durante la campagna principale di Bloodborne.
Dopo essermi fatto strada molto faticosamente, passando anche sul cadavere del sempre affettuoso Padre Gascoigne, ho ottenuto quanto volevo, e, teletrasportatomi a Cathedral Ward, sono stato rapito da una delle figure lovecraftiane che popolano il mondo malato partorito da Miyazaki e la sua cricca, per ritrovarmi all’interno dell’Incubo del Cacciatore, una versione speculare (e ancora più oscura) della Yharnam che avevamo imparato a conoscere negli scorsi mesi.
Coloro tra  nostri lettori che non hanno avuto l’accortezza di salvare su una chiavetta USB un salvataggio precedente allo scontro con il boss finale di Bloodborne, quindi, saranno costretti a ripercorrere le fasi iniziali dell’avventura prima di poter godere dei contenuti di questa espansione, scelta che potrebbe far storcere il naso a qualcuno, ma che è pienamente in linea con il recente passato di From Software.
Il trauma, piuttosto, colpisce il giocatore non appena messo il naso fuori dalla cappella iniziale, visto che, dovunque si volti, ci sarà un cacciatore pronto a fargli la pelle: armati di un fucile ad ampio raggio e di una frusta che arriva praticamente dovunque, questi personaggi mettono subito in chiaro cosa ci attende.
Nonostante il personaggio con cui è stato effettuato il test sopravanzasse il livello consigliato (che è di 65) di una ventina, dopo un paio di morti ho preferito darmela a gambe, tornando sul luogo del delitto solo in un secondo momento, così da attirare i cacciatori uno alla volta per porre fine alle loro sofferenze: già questa situazione di gioco esemplifica bene quella che è forse la debolezza maggiore (nonché l’unica) di questo DLC, ovvero l’eccessiva quantità di nemici posizionati in pochissimo spazio, che tende a creare situazioni in cui il giocatore, per quanto abile e ben equipaggiato, si vede costretto a soccombere o a fuggire.
L’intenzione, probabilmente, era quella di offrire un livello di sfida adeguato anche a coloro che hanno trascorso centinaia di ore a rafforzare il proprio personaggio, ma il risultato è che, in The Old Hunters, la fuga, differentemente dalla campagna principale, rappresenterà spesso la soluzione migliore.

Un passo dentro la follia

Procedendo a tentoni, come un ladro in un museo, ci si addentra, sempre di più, nel parto di una mente tanto malata quanto geniale, popolato di creature orripilanti, che popoleranno gli incubi del giocatore molto dopo aver portato a termine l’espansione: aracnoidi di osso con delle sacche di sangue, giganti dai capelli tentacolari, dobermann mutati e cacciatori fuori di senno sono solo alcune delle deformità che incontreremo nel giro delle prime due ore di gioco.
La sopraffina cura nel design e nel comparto animazioni di queste entità abiette non sempre fa il paio con un set di mosse inedite, se è vero che molti dei nemici non sono altro che versioni potenziate o leggermente modificate di mostri che abbiamo già incontrato nell’arco della campagna base: cionondimeno, il loro soverchiante numero e un’intelligenza artificiale  quantomai aggressiva bastano ed avanzano per rinculare gli attacchi anche del più abile tra i cacciatori.
Affrontare più di un cacciatore alla volta, in particolare, si rivela da subito un’impresa impossibile, e, tanto quanto il gioco sembra ricorrere a qualche mezzuccio per mettere il giocatore al centro di situazioni mortali, quest’ultimo finisce con l’ingegnarsi per “fregare” l’IA nemica, appostandosi a debita distanza dai nemici o colpendoli alle spalle di soppiatto, solo per poi allontanarsi e ripetere l’operazione, fino alla loro morte.
Alcune di queste dinamiche erano presenti in determinati scorci di Bloodborne, ma qui la frequenza è decisamente maggiore, nonostante al giocatore vengano forniti nuovi ed attraenti pezzi di equipaggiamento, dalla sega a girandola alla mitragliatrice, passando per il martello esplosivo, che aggiunge danni di fuoco a quelli fisici.
I più bravi con gli equilibrismi, poi, metteranno le mani anche sulla Divisa da Agente, una nuova armatura che potenzia (e non di poco) le difese contro il fulmine e la bestialità e che si rivelerà particolarmente utile durante una delle boss fight inedite.
A proposito di queste, non posso che dirmi molto soddisfatto, sebbene manchi un po’ di inventiva: due dei quattro combattimenti richiamano prepotentemente lo scontro con uno dei boss principali di Bloodborne, tanto per l’aspetto del nemico quanto per i pattern d’attacco, mentre le altre due si rivelano particolarmente ostiche, soprattutto quella conclusiva.
Come nel gioco base, in ognuno di questi combattimenti contano la capacità d’osservazione, la pazienza, la velocità di pensiero e di mano, alla ricerca di un costante bilanciamento tra la possibilità di sfruttare un’apertura e la necessità di non azzerare la barra dell’energia.
In questi frangenti, quando il giocatore si trova a dover affrontare compiti improbi, ma pur sempre possibili, The Old Hunters offre il meglio di sé, offrendo combattimenti tirati, sanguinosi, a tratti perfino frustranti, che però, al completamento, regalano soddisfazioni incredibili ed esultanze degne di un Mondiale vinto.
L’impressione generale, comunque, è che nessuna delle armi e delle nuove locazioni rimarrà nel cuore degli appassionati più di quelle già viste o modificherà sostanzialmente l’end-game del titolo, ma, nonostante questo, nessun cacciatore che si rispetti vorrà perdersi questa ulteriore discesa nell’incubo, tanta è stata l’eco (e la portata) di uno dei titoli migliori degli ultimi anni.

Patch 1.07

In accoppiata con il Dlc arriva, (chiaramente per tutti e non solo per gli acquirenti di quest’ultimo) la patch 1.07, che giustifica dimensioni monstre (oltre 9 giga di dati!) con l’introduzione di The League, della Old Hunter Bell e il miglioramento dei tempi di caricamento.
La prima è una confraternita di cacciatori legati da un giuramento, e consente di prestare il proprio aiuto online per togliere le castagne dal fuoco ad altri giocatori, scalando nel contempo le posizioni di una classifica globale: l’ottima notizia è che potranno interagire tra loco sia coloro che possiedono The Old Hunters sia quanti abbiano solo il gioco base.
La Old Hunter Bell, invece, consente di evocare alcuni tra i cacciatori che hanno preceduto il nostro nel vano tentativo di salvare Yharnam, ma solo in dati punti della mappa, distribuiti non solo nelle location inedite ma anche in quelle già visitate in passato dai giocatori del titolo base.
Non sempre i cacciatori evocati si rivelano un aiuto efficace, ma la loro capacità di attirare l’attenzione avversaria è impagabile, perché lascia al giocatore sufficiente libertà di movimento per risolvere a suo favore anche le situazioni più intricate.
Chiudo la disamina segnalando che, sebbene ancora abbastanza intensivi, i caricamenti sono stati sensibilmente accorciati rispetto al passato, garantendo un’esperienza di gioco più fluida, in vista delle decine di morti che vi attendono in The Old Hunters.

Commento finale

The Old Hunters merita l’investimento sia economico sia di tempo di tutti coloro che hanno speso decine di ore tra i sudici vicoli di Yharnam, sebbene non proponga novità sostanziali né a livello di gameplay né in quanto a mostri totalmente inediti.
Il fatto, poi, che il titolo ricorra ad un considerevole aumento di densità dei nemici per mettere in difficoltà i giocatori la dice lunga sul livello medio della campagna base e sulla bontà del lavoro fin qui svolto per offrire sempre una sfida stimolante.
Se quello che vi aspettavate era “semplicemente” un’altra fetta della torta chiamata Bloodborne, allora siete capitati nell’incubo giusto.


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