Benvenuti al quarto episodio della nostra rubrica, intitolata Backlog, a ricordare ad ogni giocatore che, per un gioco entusiasmante in uscita, ce ne sono due (se non tre) che ci si è persi per strada, per un’accoglienza fredda da parte della critica, preconcetti personali o, semplicemente, mancanza di tempo.
Il tempo sa essere gentiluomo, però, e non è mai troppo tardi per recuperare, spesso con costi minimi, i più meritevoli tra i giochi che abbiamo lasciato indietro: una volta a settimana, allora, analizzeremo titoli dimenticati troppo in fretta, che invece meritano di intrattenerci per qualche ora.
Oggi andremo alla scoperta di un JRPG tra i più innovativi e sottovalutati degli ultimi anni: The Last Story, originariamente uscito per Nintendo Wii.

Sakaguchi vuol dire qualità

Poche settimane e saranno tre anni pieni dall’uscita europea di The Last Story, figlio del papà di Final Fantasy, Hironobu Sakaguchi e di Mistwalker, il team di sviluppo da egli stesso fondato dopo la fuoriuscita da Square Enix: dopo il decimo capitolo della saga , da molti considerato l’ultimo degno di nota, Sakaguchi ebbe divergenze inconciliabili con i vertici della società nipponica, secondo voci di corridoio proprio riguardo alla direzione che la saga dei cristalli avrebbe preso da lì a poco.
Il buon Hironobu, nel frattempo, non aveva affatto perso il suo tocco e la capacità di dar vita a storie memorabili e sistemi di combattimento altrettanto entusiasmanti, e il risultato fu questo action rpg decisamente peculiare, per il quale il team di lavoro scelse una piattaforma altrettanto originale, qual era Wii, vicina al pensionamento e, nella concezione dei più, più adatta ai party game che ai giochi di ruolo.
La scelta, che all’epoca poteva definirsi coraggiosa, con il senno di poi è probabilmente tra le cause dell’insuccesso di vendite del gioco, che, dopo i più che buoni risultati ottenuti in patria, non riuscì a sfondare in occidente e rimase confinato nel limbo dei giochi applauditi dalla critica (se pure con qualche riserva) e ignorati, o quasi, dal grande pubblico.
The Last Story racconta la storia di un gruppo di mercenari, caratterizzando egregiamente ognuno dei personaggi del party e lasciando che il giocatore si affezioni ai loro rapporti e ai loro caratteri: così, anche un plot che non raggiunge mai un climax sorprendente riesce ad appassionare e ad emozionare, soprattutto per i temi trattati e per la meticolosità nel proporci personaggi a tutto tondo.
La linearità è il prezzo da pagare per godere di questo affresco: suddiviso in capitoli, con pochissima libertà di scelta lasciata al giocatore, The Last Story si lascia leggere come un romanzo, e, una volta riposto nel cassetto, tenterà di tornarci tra le mani innumerevoli volte, proprio come ogni storia ben raccontata.
Il merito, ovviamente, non è solo dell’impalcatura narrativa, ma anche di un gameplay coraggioso, innovativo, che potrebbe non piacere ai giocatori di ruolo più tradizionalisti ma che concentra ritmo, spettacolarità e profondità tattica come pochi altri hanno saputo fare nel corso della scorsa generazione di console.

Si combatte, ci si guarda intorno ammaliati e si combatte ancora

Se durante le primissime ore di gioco saremo chiamati ad impersonare il solo Zael, protagonista della vicenda, presto saremo al comando di un party eterogeneo e ben bilanciato, mosso da un’intelligenza artificiale di ottima fattura: se ci concentreremo sul nostro personaggio, potremo apprezzare a pieno le dinamiche da action rpg, con un controllo diretto delle mosse del nostro alter ego e il focus prepotentemente sull’azione.
Alla pressione di un tasto, però, la visuale si alzerà a volo d’uccello, richiamando la pausa tattica del primo capitolo della saga di Dragon Age: con il tempo fermo, sarà allora possibile impartire ordini minuziosi ad ognuno dei membri della nostra squadra, sfruttandone punti di forza e abilità, così da avere ragione di nemici sempre in grande superiorità numerica.
L’alternanza tra azione adrenalinica e gestione tattica delle battaglie funziona egregiamente, e ci si sorprende quando si pensa che nessun altro prodotto proveniente dal Sol Levante abbia adottato questa soluzione in tempi recenti: se a questo si aggiunge la possibilità di sfruttare le coperture, quasi fossimo in un third person shooter, e quella di interagire con l’ambiente durante gli scontri (facendo crollare un soffitto in testa ad un nemico, ad esempio), ecco che ogni battaglia diventa un piacere da giocare e da guardare.
A proposito di guardare, l’altro aspetto in cui The Last Story eccelle è sicuramente quello grafico, soprattutto grazie ad una direzione artistica di alto livello: il comparto tecnico, piagato dai limiti intrinseci della console ospite, prono a rallentamenti e sporadici fenomeni di pop up, riesce comunque a brillare grazie alla cura certosina riposta in ogni disegno, in ogni espressione dei volti, in ogni animazione.
La palette di colori, poi, esalta le limitate capacità di Wii, restituendo un mondo di gioco colorato e vivido, che sarei stato curioso di rivedere, in alta definizione, su una delle console concorrenti.
Anche così, comunque, The Last Story va a posizionarsi al vertice delle produzioni per la bianca console di casa Nintendo, solo un gradino sotto al canto del cigno costituito da Skyward Sword: non male, considerando che l’uscita originaria del gioco era antecedente a quella europea di oltre un anno.
La scarsa longevità generale (una trentina di ore saranno sufficienti a vedere i titoli di coda) è ampiamente controbilanciata non solo dalla qualità di quelle ore ma anche dalla possibilità di intraprendere una Nuova Partita +, che innalza considerevolmente il livello di difficoltà.
Chiosa finale per la colonna sonora: poetica e dolce, adrenalinica e ipnotica, sa accompagnare ogni scena nel migliore di modi, disegnando momenti di grande tenerezza e scene dal forte impatto emotivo.

Prezzo e reperibilità

La scarsa distribuzione del gioco e l’aura che lo ha circondato (non apprezzato dalle masse e idolatrato dai fan del genere) rendono il titolo Mistwalker di difficile reperimento: la splendida Limited Edition, con un booklet e un design ricercatissimi, è reperibile solamente online, comprandola da privati che difficilmente chiederanno meno di 70-80 euro.
Discorso parzialmente diverso per l’edizione “liscia”, che, con un po’ di fortuna, potreste trovare sugli scaffali di uno dei maggiori retailer: anche in questo caso, però, non aspettatevi di spendere meno di trenta euro, anche se, va detto, il gioco li merita tutti.
La piena compatibilità con Wii U esalta il comparto artistico del titolo, ampliando notevolmente il ventaglio di opzioni a livello di sistema di controllo, e va a colmare un buco nella line up ruolistica dell’attuale ammiraglia Nintendo, fin qui davvero desolante.

Commento finale

Nel marasma di titoli per la famiglia e offerte ludiche casual, la libreria Wii nasconde almeno una ventina di titoli meritevoli di essere giocati, e tra questi The Last Story è sicuramente uno dei migliori, grazie ad una combat system rapido ed avvincente, un cast di personaggi cui è molto facile affezionarsi, una direzione artistica d’autore ed una colonna sonora memorabile.
A parte coloro che non amano il genere dei giochi di ruolo e quelli che non riescono ad a immergersi in un mondo di gioco se non hanno la libertà di esplorarne ogni pertugio, non v’è una categoria di giocatori a cui questo lavoro di Hironobu Sakaguchi non si adatti bene: il consiglio è quello di recuperarlo, giocarlo senza fretta, riporlo e poi, due anni dopo, tornarci e affrontare il New Game Plus.

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