In visita in una Boemia medievale tirata a lucido nella recensione di Kingdom Come: Deliverance per Xbox Series

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In visita in una Boemia medievale tirata a lucido nella recensione di Kingdom Come: Deliverance per Xbox Series (Player.it)

Kingdom Come: Deliverance II è stato uno dei titoli migliori del 2025: il titolo di Warhorse Studios è riuscito anche a strappare una candidatura nella categoria del Game of the Year durante l’ultima edizione dei The Game Awards dando seguito al successo, seppur molto chiacchierato, del primo capitolo risalente al 2018.

Molti giocatori hanno conosciuto la saga di KCD proprio dal secondo capitolo, il quale ha avuto più successo del predecessore anche mediaticamente, ma Warhorse Studios ha pensato bene di fare un ritorno al passato con un’edizione del primo Kingdom Come: Deliverance pensata appositamente per la next gen, ovvero PlayStation 5 e Xbox Series.

screenshto di kingdom come deliverence cavallo
Kingdom Come Deliverance: tutto sull’update next-gen (Player.it)

Kingdom Come: Deliverance “Next Gen Update” è appena arrivato, ma noi di Player abbiamo avuto l’occasione di provarlo in anteprima non solo per rivivere l’emozione di esplorare la Boemia ai tempi del XV secolo, ma anche e soprattutto per analizzare la nuova resa grafica e tecnica sulle console di nuova generazione.

Si riparte sempre da lì: la Boemia del XV secolo tra faide e sopravvivenza

La trama, chiaramente, non ha subito modifiche e il prologo è il medesimo: dopo la morte dell’Imperatore Carlo IV nell’est Europa inizia un periodo di guerre e carestia che porta alla distruzione di numerosi villaggi e faide tra popoli; in questo scenario non proprio semplice comincia l’avventura di Henry, figlio scansafatiche di un rispettato fabbro, nonché protagonista del gioco.

L’accuratezza storica, che si può trovare tanto nella storia quanto nei minimi dettagli in ogni angolo della mappa, è sicuramente il punto di forza di Kingdom Come: Deliverence che grazie all’upgrade tecnico e grafico ricevuto con il next-gen update aiuta a far immedesimare ancor di più il giocatore in un mondo che non ha mai vissuto e che è scritto sui libri di storia.

Medioevo a 360°, sia nell’accezione positiva che negativa del termine

Kingdom Come Deliverence è un RPG story-driven che prende vita in un mondo aperto praticamente sconfinato: questo aspetto è chiaramente un punto di grande valore per l’opera e l’ingegno di Warhorse Studios che ha saputo mettere in piedi un teatro delle azioni pienamente immersivo e questo si lega a doppio filo anche con un gameplay che fa del realismo il suo punto di forza.

Castelli, villaggi, duelli di spada, viaggi a cavallo, monarchi, nobili, campi sconfinati e molto altro ancora sono riprodotti in maniera eccellente e danno davvero l’idea di star vivendo nel XV secolo, ma questo aspetto si ripercuote anche sulle stesse azioni di Henry il cui gameplay sarà fortemente influenzato dal realismo di una vita effimera e irta di pericoli.

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Medioevo a 360°, sia nell’accezione positiva che negativa del termine (Player.it)

Se per alcuni aspetti questo sicuramente aumenta l’immersione, come la scala di difficoltà delle varie serrature da scassinare, la stamina, il limite di peso per il trasporto di oggetti, la compravendita con i mercanti e molto altro ancora, ma dall’altra possono risultare di certo alla lunga stucchevoli alcuni aspetti fin troppo tosti come il sistema di combattimento e, in generale, l’utilizzo delle armi.

Le differenze ci sono, ma non abbastanza per un gioco di 8 anni fa

Vi ricordiamo che quest’oggi stiamo analizzando un titolo uscito originariamente nel 2018 e di cui è stato fatto un porting per console di attuale generazione, ovvero PlayStation 5 e Xbox Series: per questo motivo in questa recensione non ci soffermeremo troppo sui contenuti del titolo, che sono già stati trattati in passato, ma un’analisi per capire se vale davvero la pena giocare KCD anche su queste console se lo avete già giocato sugli hardware delle passate generazioni.

screenshot di kingdom come deliverance
Le differenze ci sono, ma non abbastanza per un gioco di 8 anni fa (Player.it)

Per la recensione completa dei contenuti del gioco e dettagli su gameplay e storia vi rimandiamo alla nostra recensione di Kingdom Come: Deliverence su PlayStation 4; adesso la domanda che adesso ci si può porre: vale davvero la pena giocare KCD anche su PS5 o Xbox Series se lo avete già giocato in passato? E per chi non lo ha mai giocato quale versione è la migliore?

Il motivo principale per cui vale la pena giocare questo update è chiaramente il nuovo comparto tecnico in linea con l’hardware di riferimento, ovvero come annunciato dagli stessi sviluppatori: upscaling FSR e anti-alising, texture in alta risoluzione e supporto al 4K e 60 FPS su console.

Sicuramente nelle cutscene e nella profondità degli sfondi il comparto grafico-tecnico è migliorato visibilmente rispetto al 2018 e alle versioni old gen, ma sono ancora visibili sbavature nelle animazioni e in qualche texture non renderizzata a pieno, c’è comunque il sentore di star giocando a un titolo abbastanza vecchio nonostante le migliorie.

Conclusione

In conclusione possiamo tranquillamente affermare che l’update next-gen di Kingdom Come: Deliverence è sicuramente una spesa valida per coloro che hanno a disposizione una PS5 o una Xbox Series e non hanno mai giocato il titolo di Warhorse Studios, che resta una perla rara del mondo del gaming, ma sicuramente non vale la pena per chi ha già finito il gioco su PS4 o Xbox One.

L’update grafico e tecnico non è pienamente tangibile e vi consigliamo di provarlo solamente se avete amato alla follia KCD e volete rigiocarlo con delle texture migliori e con un framerate più alto e stabile; per la next-gen il consiglio principe è sicuramente quello di passare direttamente a Kingdom Come Deliverance II.

VOTO: 8