The Witcher: Monster Slayer | Recensione (Android)

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Giovedì, 22 luglio, Velen.

Il sole deve ancora sorgere, ma sono già sveglio: se devo andare a caccia, meglio evitare la calura. Non si caccia bene con il caldo, si rimane poco concentrati e non si segue adeguatamente la pista.

Ancora stanco per il cammino di ieri, sguscio fuori dal giaciglio, mi alzo a fatica, mi do una spolverata, mi bagno la faccia con l’acqua pura del ruscello a valle. Una colazione frugale accanto al fuoco di bivacco ancora caldo e raduno le mie cose, faccio fagotto, carico il cavallo. Non prima di aver dato un’oliata alle spade: mai farsi trovare con la ruggine sulle lame.

Così comincio a pulirle e… e niente, mia madre mi telefona.

“Ti ricordi che oggi devi andarmi a comprare quella roba?”

“Quale?”

“I ricambi, per la macchina”.

Okay… mi sa che questo The Witcher: Monster Slayer m’ha assorbito un po’ troppo negli ultimi giorni. Meglio buttar giù due righe su quel che penso, e appendere l’acciaio al chiodo per qualche tempo…

A caccia di mostri

Pochi altri brand videoludici sarebbero adatti a un gioco per smartphone basato sull’esplorazione tramite geolocalizzazione come l’universo di The Witcher.

Se ci pensiamo quella del mondo di Sapkowki e CD Projekt Red è una storia che parla di solitari cacciatori di mostri senza un tetto sulla testa e con l’unico scopo di affrontare sfide terribili per portare a casa la propria paga, il cui tema ricorrente è il viaggio, il vagare in lande selvagge e ostili affrontando anche uomini dal cuore di pietra. Fra i tanti pregi di The Witcher 3 c’era soprattutto questo, la possibilità di perdersi in un mondo coerente e affascinante per settimane.

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Questa filosofia funziona nel famoso “Pokèmon Go di The Witcher 3?”.

Risposta: certamente, soprattutto se siete appassionati del tipo di gioco.

È bene infatti sottolineare una cosa: va bene essere appassionati di The Witcher e della sua lore, ma Monster Slayer è un gioco “settoriale”, un gioco “estivo”, che vuole imporsi costruendo una community di giocatori viandanti pronti a battere palmo palmo le loro città in cerca di sfide.

Il risultato non è diverso da quello utilizzato da Niantic nel 2016 per la licenza Nintendo, ma cambiano alcune sfumature. Per esempio, Monster Slayer è a tutti gli effetti quel che potremmo definire un rpg in realtà aumentata, dato che possiamo scegliere diversi dettagli del nostro alter-ego virtuale: aspetto (ma non aspettatevi gran personalizzazione), equipaggiamento, skill, da far evolvere grazie alle risorse che troveremo nella mappa (tesori, bottini da depredare dopo uno scontro, ricompense).

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Da questo punto di vista, sappiate che Monster Slayer è un gioco costruito per assorbirvi completamente. Fra componenti alchemici o materiali da cercare e obiettivi da raggiungere, la crescita del vostro PG si caratterizza come un processo lento, graduale, che richiederà studio e volontà di costruire il vostro witcher in modo da renderlo il più performante possibile.

Persino gli incarichi-che si dividono fra sessioni di combattimento e di investigazione-hanno una loro volontà di restituire una parvenza di partecipazione a una storia coinvolgente, in cui emergono le atmosfere tipiche delle avventure di Geralt: personaggi carismatici, situazioni chiaroscure e persino la presenza di sfide particolari come enigmi rendono il gioco sì una “semplice” buona declinazione della filosofia Niantic all’universo di Sapkowski, ma non senza un guizzo di originalità e divertimento.

In questo mettiamoci la quantità di obiettivi, sfide e, come dicevamo prima, risorse da trovare. Aprire la mappa e trovare nuclei di mostri sparsi per la mappa, distanti anche chilometri, fa letteralmente venire voglia di muoversi, di giocare e passare la giornata fuori casa.

Quindi sì: se di The Witcher 3 avete amato l’elemento “eterno vagabondare in cerca di una sfida”, allora sappiate che quelle atmosfere torneranno con successo.

E gli scontri con i mostri? Sono in un certo senso la ciliegina sulla torta.

Sulla carta, il duello in Monster Slayer non è altro che una sezione di gioco dedicata in cui ci ritroviamo davanti un mostro pronto a divorarci, venendo chiamati a difenderci con le unghie e con i denti.

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Per farlo avremo a disposizione la nostra spada, che dovremo scagliare rapidamente sul PNG avversario tramite rapide pressioni del dito. Si tratta di un approccio estremamente basic e forse anche abbastanza caotico, ma tutto sommato capace di mettervi di fronte a scontri pericolosi e frenetici (credeteci: prenderci la mano non sarà facilissimo).

Se però questa struttura di gameplay sembra tutto sommato “già vista”, una declinazione in salsa Sapkowski di un modello già esistente, c’è però una cosa che eleva il tutto a un livello convincente, ed è qualcosa che riguarda tutto il lato tecnico/formale del gioco.

Una confezione di lusso

Il fatto è che The Witcher-Monster Slayer ha un impianto di grafico di altissimo livello.

Il suo gameplay “elementare”, la sua esigua varietà di sfide (comprensibile in un tipo di gioco del genere) e la leggera rozzezza del combattimento acquistano infatti una dimensione compiuta grazie alla volontà degli sviluppatori di creare uno scenario di gioco sontuoso.

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A parte l’interfaccia di gioco, semplice e accessibile come deve essere per un gioco del genere, a colpire di The Witcher-Monster Slayer sono per esempio i modelli dei PNG, che regalano un ottimo colpo d’occhio e si integrano molto bene ai fondali anche in modalità AR. Altri tocchi grafici d’impatto sono i veri e propri intermezzi da visual novel, che fanno la loro comparsa nei momenti topici del gioco.

Tutto, nel gioco, è molto gradevole e ben costruito, fatto per rendere l’avventura accattivante e piacevole, e al tempo stesso funzionale.

A questo aggiungiamo una soundtrack che affonda le radici in quella di The Witcher 3, con bellissimi pezzi slaveggianti che ci immergono a capofitto nel gioco.

Se vediamo questi elementi come parte di un disegno degli sviluppatori per costruire un gioco che porti le emozioni date dai giochi principali a un altro livello, non rinunciando tuttavia a giocare sui “topoi” più iconici e amati della serie, ci rendiamo conto che Monster Slayer è un titolo con un obiettivo davvero alto, che punta a restituire una versione “live” e continuamente alimentata di uno degli immaginari più amati degli ultimi decenni, “popolarizzandoli” ancora di più. Certo, come detto si tratta di un prodotto che potrebbe non incontrare i favori degli appassionati di lungo corso del brand, in quanto va a fare l’occhiolino anche a giocatori più casual, ma i temi e l’atmosfera, se ben sfruttati, potrebbero far sì che Monster Slayer vada a intercettare un pubblico di nostalgici, magari ancora affamato di avventure nei Regni Settentrionali.

E se così sarà, le potenzialità saranno davvero elevate.

The Witcher: Monster Slayer è un gioco che riesce a reinterpretare la formula vista in Ingress e nel celeberrimo Pokémon Go piegandolo all’universo di Andrej Sapkowski e CD Projekt Red. Si tratta di un titolo che potrebbe intercettare un pubblico già affezionato al brand, a patto di avere ben chiaro di aver a che fare con un free-to-play dominato da logiche peculiari come acquisti in-app e molta pazienza nella crescita del personaggio. Fatte queste dovute premesse, Monster Slayer si dimostra un titolo solido e piacevole, con un’ambizione e un obiettivo molto interessanti che, se ben supportato dai suoi sviluppatori, potrebbe dare molte soddisfazioni e creare una folta community nei mesi e negli anni che verranno.

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Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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