Trackmania, la guida arcade che ci piace | Recensione PC

Quando un paio di settimane fa mi è stato chiesto di recensire “l’ultimo capitolo di una serie di giochi di guida, in uscita a Luglio”, i miei palmi già facevano scintille, pensando a quanto avrei goduto nel provare il nuovo F1 2020. Ma quando mi è stato detto di attivare la key su Uplay, ho percepito un inconsueto inarcarsi del sopracciglio sinistro. Capirete dunque la mia sorpresa nel trovarmi davanti la schermata di Trackmania, un titolo di cui avevo perso personalmente le tracce negli ultimi anni. Contento e sorpreso di vederlo ancora in vita, ho tirato fuori la t-shirt più adolescenziale che abbia trovato (e di cui non allegherò foto per decenza), e mi sono gettato in pista.

A tutto gas!

Come l’araba fenice, Trackmania risorge dalle sue ceneri più splendente che mai. Il feeling emotivo è lo stesso del titolo a cui chiaramente si ispira, ma il gioco si presenta con una grafica nuova ed estremamente pulita, che non impressiona per variazione ma che caratterizza a pieno ogni tipo di elemento decorativo, dagli ambienti alle automobili. Anche il feeling sul controller è notevole, con i tipi di terreno che restituiscono un feedback unico e preciso che aiuta tantissimo a gestire la guida senza risultare artificiali.

Calma prima della tempesta

Nonostante le varie modalità di gioco che vengono presentate, all’atto pratico Trackmania è sempre la stessa corsa: ci si butta in una delle piste a disposizione per qualche minuto, e si cerca di fare un tempo migliore degli avversari. Al limite, se proprio non ci interessa competere, potremo accontentarci di collezionare le medaglie per ogni circuito, così da avere un palmares degno di Lews Hamilton senza raccontare di essere arrivati 31esimi ogni volta. Lo vorremmo comunque sconsigliare, visto che in realtà la competitività su Trackmania non è un vero problema: capita spesso di girare per decine di minuti sulla stessa pista, cercando di capire dove è possibile tagliare e dove si può guadagnare tempo, e di prendere spunto dagli avversari, sempre disponibili come ghosts durante l’azione.

Il gioco offre tre diverse e visuali, sostituibili in ogni momento premendo un bottone: due classiche telecamere da dietro con diverso zoom, ed una interna al cockpit, a simulare la visuale di guida. Quest’ultima è particolarmente ben riuscita, anche se sembra quasi strizzare l’occhio alla VR, che non è però presente. E’ un peccato, visto che uno dei thumbstick non è utilizzato, che non sia possibile ruotare la visuale a piacimento. Questo è probabilmente la conseguenza della telecamera che viene parzialmente gestita dall’IA, soprattutto quando nelle prime due visuali ruota in base alla direzione della macchina. Capita che in certe situazioni, principalmente quando si guida sottosopra, la telecamera passi automaticamente alla visuale cockpit, per tornare in posizione una volta orizzontali. La scelta risulta fastidiosa, e sembra denotare la mancanza di capacità nel gestire la visuale esterna in quelle situazioni piuttosto che una feature per aumentare l’immedesimazione.

Sovrasterzo in uscita dalla cruva precendete, tocco di freno e dritto alla successiva. Che feeling il tracciato!

Giocatore si, giocatore no

A Trackmania interessa poco mettere il giocatore a proprio agio dietro al volante. Durante il primo avvio viene fatta segnare la regione di appartenenza, con un livello di dettaglio non omogeneo (In Italia ho potuto scegliere Toscana, mentre in India non ci sono differenziazioni) e con un tocco politico, vista la mancanza di paesi come Hong Kong o Taiwan e la presenza di Nord Corea e Bhutan. Scelto quello, si viene catapultati nel menù principale, senza indicazioni. Non si capisce cosa siano le varie voci, non si capisce quando un server è stato selezionato, non si capisce ogni modalità come funzioni esattamente. Dato che lo spazio in schermata è così abbondante da sembrar riempito a forza, utilizzarne un po’ per dare qualche informazione utile sul gioco e sulle sue modalità avrebbe giocato all’utente inesperto.

Di spazio ce ne sarebbe, tanto

Dal lato opposto, in maniera quasi bipolare, Trackmania un elogio lo deve ricevere per l’attenzione che ha verso l’utente, nell’accezione più umana del termine. Non solo si presenta all’inizio con un disclaimer per le persone con problemi di epilessia, una cosa che ogni gioco dovrebbe fare ma che viene spesso trascurata, ma sceglie anche di avere un linguaggio positivo e inclusivo. Ho adorato che, una volta tagliato il traguardo, ci chiedesse ve volessimo migliorare il tempo, non se volessimo giocare di nuovo. Sembrerà una sciocchezza, ma da una chiave positiva a tutto l’ambiente.

A proposito di attenzione per il giocatore, Trackmania è pensato per portare le persone insieme: il gioco infatti conserva la possibilità di avere un multiplayer locale, un qualcosa che avremmo tutti voluto avere in questi mesi di isolamento sociale e connessioni scadenti.

Macchine macchinose

Se la guida da delle sensazioni fantastiche, e una volta in pista il gioco merita solo lodi, è il resto del comparto tecnico a lasciare a desiderare. Il punto più debole dell’intera struttura è l’interfaccia, macchinosa, poco chiara e difficile da governare col controller. Inoltre, il sistema si prende i suoi buoni secondi per far capire se si stia entrando in un server, se si sia selezionato un livello, o semplicemente si stia aprendo un menù. Qualcosa di più si poteva fare. Anche il sistema sociale e di punti è rivedibile. Nonostante sul blog venga passato per intuitivo, una volta in game è difficile vedere chi ha quale grado. Forse perché nei primi giorni tutti avevano punteggio basso, ma se non lo avessi letto, neanche me ne sarei accorto.

Un discorso a parte lo merita il sistema di personalizzazione: creare skin e tracciati è molto semplice (almeno a livello superficiale) e divertente, il problema nasce quando essi vanno condivisi. Ho provato a scaricare una skin da uno dei vari Club formatisi in gioco, e di tutta risposta mi si è aperto un pop-up di windows che mi chiedeva dove avrei voluto salvare il file zip. Una cosa del genere non la vedevo da un decennio, e rende l’esperienza molto frustante. Nel 2020 è lecito aspettarsi di più, voglio poter cliccare e avere la skin pronta all’uso.

In tutto questo non ho ancora discusso il fatto che, per poter utilizzare skin custom e molte funzionalità social, è previsto un abbonamento annuale. Un vero autogol per un gioco che è campato grazie alla sua community, e che ora cerca di spremerla per ottenere, a prescindere dal prezzo.

In conclusione

Trackmania è un titolo che rende onore al suo passato, ma che sceglie in maniera incomprensibile di ereditarne anche molti difetti che sarebbero potuti essere facilmente limati. La grafica è tanto semplice quanto d’impatto, e l’esperienza di guida è piacevole, soprattutto per essere un gioco arcade. Non si possono però ignorare i passaggi a vuoto, soprattutto per la scelta di monetizzare in maniera così chiara la fan-base e l’UI poco esplicativa.

Nonostante tutto, alla fine a Trackmania si può solo voler bene, l’attenzione che ha per l’utente è lodevole, e dimostra che per fare un gioco difficile non ci sia bisogno di rendere l’esperienza miserabile. Probabilmente non diventerà il vostro gioco preferito, ma vi divertirete e ogni tanto ci tornerete, eccome se ci tornerete

Articolo a cura di Riccardo "The Gametist" Galdieri

Da bambino non riuscivo ad addormentarmi senza che mio padre si mettesse vicino a me a giocare al PC. Per forza di cose, negli anni, ho fatto mio questo amore, divorando tutto ciò che poteva stare su un Floppy. Crescendo, questo amore è diventato una professione: ad oggi sono un Freelance Game Developer (con esperienza nell'ambito della gamification legata ai beni culturali) e dottorando in Interazione Uomo-Macchina per ambienti virtuali immersivi alla Scuola Superiore Sant'Anna.

Quando non faccio follie come guidare una vecchia macchina da Londra alla Mongolia, vivo di videogiochi. Li creo, li studio, li recensisco.

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