Recensione Atomicrops | Quando il raccolto diventa atomico

Anteprima Recensione Atomicrops

Capita spesso che sviluppatori indipendenti decidano di miscelare alcuni generi videoludici che, in teoria, non hanno nulla da spartire tra loro. È ad esempio quanto accaduto ai ragazzi di Bird Bath Games, studio emergente che ci ha portato il suo originalissimo e coloratissimo Atomicrops, il figlio geneticamente modificato di Stardew Valley e The Binding of Isaac.

Saranno riusciti con questa sorta di Mostro di Frankenstein ad ottenere un raccolto più che abbondante in fatto di qualità e divertimento? Beh, non vi resta che scoprirlo nella nostra recensione. Occhio, però: alle piante piace mordere.

Tuta anti-radiazioni, fucile d’assalto, mangime per le piante carnivore…bene, sono pronto per una giornata all’orto!

 

Screenshot Atomicrops

La premessa di Atomicrops è semplice quanto geniale: inizieremo il tutorial nei panni di un giovane ragazzo di città che vuole abbandonare la sua vita e andare a coltivare ortaggi in campagna. Un vecchio contadino ci mostrerà quindi i comandi di gioco, come procurarci i primi semi, preparare il terreno dove piantare gli ortaggi e come annacquare le piantine. Tutto molto bello, idilliaco e rilassante, tranne per il fatto che dopo cinque minuti esploderà una bomba atomica che raderà al suolo la quasi totalità della razza umana.

Ed è qui che inizia il vero compito di Atomicrops: dovremo prenderci cura dell’ultimo pezzo di terra fertile rimasto al mondo, coltivare le nuove specie di piante geneticamente modificate e stranamente molto entusiaste all’idea di venir mangiate e sfamare uno degli ultimi avamposti abitato da umani, demoni ed oggetti antropomorfi. Facile, vero? Magari lo fosse…

Per “prendersi cura del campo”, in Atomicrops s’intende sparare a qualsiasi orda di conigli e insetti mutati dalle radiazioni che di notte tenteranno di occupare il campo per mangiarsi i frutti del sudore della nostra fronte. Come se non bastasse, se vogliamo sopravvivere alle notti più avanzate, avremo l’obbligo di esplorare i quattro biomi che circondano il campo coltivabile e sconfiggere i nemici locali per ottenere potenziamenti, oggetti e statistiche extra, che si azzereranno ad ogni nostra morte e cambieranno di posizione ad ogni nuova run.

Screenshot Atomicrops

Stranamente questo mix di Tower Defensing, Roguelike, Bullet Hell e Farm-Simulation riesce ad essere scoppiettante e tremendamente divertente, e sostituisce la tranquillità ed il time management relativamente rilassato e accondiscendente dei giochi d’agricoltura con uno assai più dinamico, urgente e senza pietà. In effetti, a volte Atomicrops potrebbe risultare fin troppo punitivo e difficile, non tanto a causa di un quantitativo gargantuesco di proiettili e nemici a schermo, quanto più per una mancanza di tempo e potenziamenti adatti a vincere le ondate più difficili.

Le prime run di Atomicrops saranno atroci e pieni di sofferenza, ma con la giusta dedizione e voglia di crescere questo gioco saprà regalarvi soddisfazioni inimmaginabili quando riuscirete, ad esempio, a vincere contro uno dei numerosi boss che vi hanno distrutto la run per almeno tre volte di fila. Come sempre, in questo genere di giochi, la conoscenza di nemici ed oggetti decreterà la vostra vittoria, perciò siate paziente e armatevi di tanto coraggio.

Pieno di nemici, piante e imprecazioni ma povero di contenuti

Screenshot Atomicrops

Le tempistiche del gioco, come già detto, non sono particolarmente generose: ogni giorno di gioco avremo circa cinque minuti di ore diurne per coltivare o esplorare le zone circostanti. Potremo piantare i nostri semi, allargare la zona coltivabile con l’utilizzo di appositi picconi droppabili dai nemici o acquistabili nella città, annacquare le nostre piante o concimarle. Le piante, molto varie tra loro e con rarità e bisogni diversi, hanno bisogno infatti di continue attenzioni per crescere abbastanza velocemente, ed è consigliato raccogliere ogni pianta prima del sorgere della Luna.

Se non abbiamo semi a disposizione, potremo sempre raccoglierli nei quattro biomi situati nelle direzioni cardinali. Alcuni saranno esplorabili fin dall’inizio, mentre altri necessiteranno di legname per poter costruire un ponte che ci permetta di raggiungerli. Anche qui molta varietà di nemici dalla difficoltà e dai drop diversi, tra cui troveremo sempre almeno qualche potenziamento passivo, degli animali da cortile che ci aiuteranno con vari compiti sul campo, delle pergamene attivabili con un tasto che fungeranno da magie di gioco e perfino dei trattori con un lungo tempo di recupero ma dagli effetti benefici devastanti.

Una volta debellate le orde di conigli mannari armati di fucili, dovremo per forza tornare in città. Qui avremo modo di spendere il denaro accumulato in semi, picconi e nuove armi, che però si romperanno a fine giornata. Oltre al denaro ci sarà anche un’altra valuta, le rose, che potremo coltivare nel campo e che permetteranno di aumentare il livello di affetto con due NPC, che a loro volta ci regaleranno ulteriori potenziamenti o cuori aggiuntivi.

 

Screenshot Atomicrops

Dopo 3 giorni ci sarà il festival del raccolto, dove a seconda di quanti ortaggi siamo riusciti a procurarci verremo ricompensati con statistiche aggiuntive, cuori e la possibilità di spendere i nostri risparmi in nuovi negozi limitati. Il problema di questo loop è che offre veramente poco in termini di varietà, e dopo una o due stagioni e l’esplorazione di tutti i biomi e gran parte delle magie e potenziamenti avremo già visto quasi tutto quello che il gioco ha per ora da offrire, sebbene l’aggiunta di nemici e boss sempre nuovi nell’ultima notte della stagione arricchisca un po’ di più il desiderio di avanzare.

Con un po’ di fortuna nei drop dei nemici, le giuste scelte in fatto di potenziamenti ed una strategia adeguata nello spendere i nostri risparmi, riusciremo in breve tempo a diventare degli incredibili agricoltori e combattenti. Ovviamente il tutto dev’essere accompagnato da una sana dose di riflessi e molta calma nel cercare di schivare i vari proiettili, che spesso a causa di qualche problema tecnico di collisione riusciranno ugualmente a colpirci.

Una cornucopia di colori e tanti contenuti in arrivo

Atomicrops screenshot

Oltre alla genialità dell’idea di base e del mix di generi, Atomicrops brilla anche nel comparto tecnico, specialmente nello stile artistico: la pixel art in stile 16-bit utilizzata per realizzare ogni elemento di gioco è coloratissima e pregna di carattere, con un design di personaggi, ortaggi e nemici incredibilmente cartooneschi e sopra le righe, molto memorabili e riconoscibili a vista d’occhio. Anche le musiche non sono da meno, con uno stile che mischia il country ed il tribale che si abbina decisamente bene con l’impronta cartoon di tutto il titolo.

Il gioco risulta inoltre incredibilmente leggero e privo di bug grafici o altri problemi tecnici, il che risulta notevole per un gioco che rimane comunque in Accesso Anticipato. Se avete dunque un PC con la potenza di calcolo di una patata, potete tranquillamente coltivare altre patate geneticamente modificate su Atomicrops.

Come se ciò non bastasse, la Roadmap costruita dagli sviluppatori sembra molto interessante: il primo update arriverà probabilmente il mese prossimo ed aggiungerà un personaggio giocabile, nuovi oggetti, nuovi nemici in tema Halloween.

In Sintesi

Atomicrops è un esperimento geneticamente modificato dalle radiazioni in fuga, in cerca di successo e con tanto valore da vendere. Divertente, originale, ma anche po’ difficile e sbilanciato,  è un Accesso Anticipato molto più riuscito e completo di tanti altri sul mercato. Se il gioco continuerà ad esser sviluppato e soprattutto riceverà un qualche tipo di bilanciamento per semplificare un pelo il loop di gioco, Atomicrops rischia di diventare un titolo dannatamente imperdibile per tutti gli amanti del genere Rogue-Like e dei Farming Games. Non sia mai che queste due tipologie di videogiocatori possano scovare un nuovo amore in un genere che non avrebbero mai pensato li potesse attirare… 

 

 

Articolo a cura di Riccardo Liberati

Classe 1997, cresciuto immerso dai libri, cartoni e videogiochi, ho sempre desiderato e provato fin dalla tenera età a creare storie fantasiose che rendessero un po' più brillante la mia vita monotona.

Ho trascorso l'infanzia in solitaria, giocando a quanti più titoli possibili, spaziando dai vecchi J-RPG di Square Enix fino ai più violenti sparatutto su PC, non disdegnando nel frattempo RTS, platform e giochi di corse automobilistiche.

Alle superiori riesco finalmente ad aprirmi e a trovare dei compagni con i miei stessi gusti e sogni, e capisco che non amo tanto i videogiochi, quanto la cultura ed i messaggi dietro di essi, gli stessi che ho sempre trovato nei libri, film e qualsiasi altro tipo di medium artistico.

Inizio a lottare per questo concetto scrivendo all'impazzata ed accrescendo la mia cultura ancor di più, sia attraverso la scuola che attraverso gli incontri e le persone d'ogni giorno. Questo bel sogno finisce con l'arrivo all'università, periodo peggio di qualsiasi film horror che abbia mai visto e che mi costringe a mollare tutto e rifugiarmi nella mia Fortezza della Solitudine per tre anni, perdendo interesse e linfa vitale per qualsiasi cosa.

Nel frattempo ho lavorato in numerosi settori, dall'aiuto vendita al libraio al tutor privato, e nel 2018 inizio a scrivere per Player.it, il mio primo incarico ufficiale come giornalista videoludico e che mi ha formato moltissimo sia nell'ambito dei videogiochi che in quello della scrittura basilare.

Oggi ho ripreso a studiare grazie alla scelta repentina ed irrazionale di iscrivermi alla Scuola Holden di Torino, luogo da cui vi scrivo, abbandonando casa per la prima volta ed il luogo natale di ogni mio piccolo successo e grande fallimento. La mia speranza? Quella di poter riuscire a trovare una strada ben delineata, facendo quello che mi piace fare senza dovermi sottomettere a nessuno

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