Recensione Sorgina: A Tale of Witches

Sorgina: a tale of witches
Sorgina: a tale of witches


Sorgina sono le sacerdotesse della dea Mari nella mitologia Basca e si dice abbiano costruito i megaliti. Non solo, è anche la parola in lingua basca con cui ci si riferisce alle streghe. Secondo la mitologia, si trasformano in gatti che cercano di convincere le giovani pulzelle ad andare con loro ai Sabba.

Sorgina
La protagonista, Pirulina.

Mitologia Mon Amour

Questo è il punto forte del gioco: il fatto che la storia sia ripresa dalla mitologia. A chi è interessato all’argomento, ovviamente, sarà d’accordo con me. L’unione tra mitologia e illustrazioni che sembrano appena uscite da un libro di fiabe per bambini rende il tutto ancora più suggestivo. Un altro aspetto positivo della storia ripresa da un mito è che non dobbiamo preoccuparci di capire chi sia il buono e chi il cattivo. Infatti, la storia è molto semplice:

Mari, una delle due divinità supreme nella mitologia basca, ha sempre accudito la Terra con molto amore e durante il suo regno c’era sempre stata pace e armonia. Purtroppo, un giorno, la tranquillità del regno viene compromessa dal malvagio Gaueko, il quale vuole portare l’oscurità sulla Terra grazie all’eclissi. Inizia così un’aspra guerra tra i sudditi di Mari e l’oscurità di Gaueko. Nel frattempo, la Dea stava preparando un potente incantesimo: quando fu pronta, chiamò a raccolta le sue aiutanti e gli donò il proprio potere. Il potere prende la forma di una carlina bianca (pianta erbacea perenne con grandi infiorescenze bianche). Usando quel potere, le vestali riuscirono a sconfiggere il malvagio signore dell’oscurità e a far tornare la pace.

Da quel momento in avanti, durante ogni solstizio d’estate, le Sorgina, incaricate di proteggere la carlina bianca si riuniscono durante i Sabba. Nei Sabba, diventa consuetudine che le Sorgina più giovani prendano il potere della pianta dalle loro maestre. Durante un solstizio, le donne commisero un errore: mentre si svolgeva la cerimonia, Gaueko attaccò di nuovo. Tutte le Sorgina vennero maledette e il potere della pianta scompare. Solo la giovane protagonista sfugge alla maledizione ed inizia così il gioco.

Poca illuminazione e tanto sonoro

Il gioco si pone obiettivi: raccogliere i fiori (non necessariamente, in realtà) e liberare le altre Sorgina dalla maledizione che le ha tramutate in goblin. Gli schemi del gioco sono abbastanza ripetitivi, a dire il vero, ma gli enigmi sono sempre freschi e di facile soluzione, in più, la musica aiuta molto ad instaurare un legame emotivo tra il giocatore, la protagonista e l’ambiente circostante. Parlando dell’ambiente circostante, la grafica non è granché. Ricorda moltissimo i primi capitoli di Harry Potter per PS1. L’illuminazione è ottima, ma il paesaggio, gli oggetti e gli edifici sono abbastanza spogli. Come se mancassero di profondità, eppure i poligoni si vedono benissimo. Aggiungo uno screen come esempio della povertà degli spazi.
Lo so che è un gioco Steam sviluppato da un’anonima compagnia, però certe cose bisogna dirle, anche se a me non importa niente della grafica. Per me contano solo i contenuti.

Sorgina
Sorgina, le cinque magie, e l’ambiente molto povero di dettagli

 La Via delle Sorginak… Forse?

Purtroppo, gli argomenti positivi finiscono qui. Se Sorgina fosse una visual novel, sarebbe stata una magnifica esperienza di imparare qualcosa di nuovo. Purtroppo, questo gioco cade sotto alla tipologia “avventura” e “platform”. Scrivo purtroppo perché il modo in cui funzionano le magie è terribile. Non sono precise. Il fatto che questo gioco sia indicato per le famiglie e i più giovani, non vuol dire che si possa essere grossolani per quanto riguarda le meccaniche.

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Sorginak in raccolta fra i megaliti durante il Sabba. Le illustrazioni presenti nel gioco sono meravigliose.


Durante Sorgina, impareremo 5 magie: potremo ingrandire, rimpicciolire, usare un raggio per spostare oggetti, congelare e far prendere forma (o toglierla) ad alcune piattaforme.

Per quanto riguarda le prime due, a volte succede che non funzionino. Passiamo il cursore sull’oggetto, lanciamo la magia e non succede niente. Fortuna vuole che, ogni oggetto con cui dovremo interagire, abbia un aura di colore diverso a seconda dalla magia che dovremo utilizzare. Quindi, non ci rimarrà che lanciare di nuovo l’incantesimo, sperando non fallisca. Il raggio di energia è ancora più strano. Normalmente, uno si aspetterebbe che il raggio si allungasse o si accorciasse a seconda delle evenienze. E invece no. Se il raggio deve alzare un oggetto molto in alto, prima di usare quella magia, dovrete allontanarvi parecchio, così che il fascio luminoso sia lungo. Secondo me, questo non ha molto senso. Essendo la magia una propagazione della propria energia interiore, la strega in questione dovrebbe riuscire a cambiare la lunghezza del raggio a piacere. L’incantesimo del congelamento è perlopiù stabile.

L’ultima magia… È davvero sfiancante. Soprattutto se si useranno i controlli della tastiera (si devono spingere contemporaneamente 3 tasti per saltare con la rincorsa). Durante la penultima mappa, questa magia servirà per materializzare delle piattaforme. Purtroppo, però, la prima piattaforma sparirà non appena la magia verrà lanciata su una seconda pedana, e così via. Quindi, non solo dovrete lanciare l’incantesimo, ma dovrete essere prontissimi per saltare il più velocemente possibile sulla nuova pedana. Altrimenti cadrete rovinosamente nel vuoto (o in acqua). Questo non sarebbe tanto un grave problema, se, ad un certo punto non mi fossi ritrovata davanti a delle piattaforme che giravano su se stesse, in un moto perenne circolatorio, dall’alto verso il basso.

Un altro problema che ho riscontrato è che, a volte, le magie passano oltre agli oggetti che intendiamo incantare, nonostante il cursore sia ancora sopra di essi. Accade lo stesso anche se ci sono due oggetti vicini: la magia sorpassa il vostro obiettivo e finisce per incantare l’altro oggetto.

Per assurdo, è più difficile usare le magie che completare gli enigmi. I puzzle proposti nel gioco sono acqua fresca, nonostante ci siano zero indicazioni o aiuti, ed è facile arrivare alle soluzioni. Quindi una domanda sorge spontanea: perché aggiungere una meccanica nel gioco che ti fa sentire frustrato, quando viene ampiamente specificato che il gioco è per i giovani e a scopo divulgativo? Non è un controsenso? Non sarebbe stato più facile lasciare che il giocatore si appassionasse alla trama e alla mitologia?

 

PRO

  • Basato sulla mitologia basca
  • Musica d’atmosfera
  • I disegni sembrano uscire da un libro di fiabe per bambini

CONTRO

  • Magie incontrollabili a tratti
  • Dura poco
  • Non è un’avventura grafica

 

CONCLUSIONI

È davvero raro trovare un gioco che possa insegnarti qualcosa e che abbia tutte le carte in regola per riuscire ad appassionare non solo i giovani, ma anche gli adulti. Spero facciano altre avventure del genere, ma che non decidano di trasformarle in un platform. Secondo me, sarebbe interessante un’avventura grafica, magari con più leggende raccontate in modo da sembrare un grande racconto.

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Si ringrazia Binary Soul per la partecipazione.

 

Trailer                                                                                                          Altre recensioni

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Articolo a cura di Redazione Player.it

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