Bravely Second End Layer – Recensione


Recensione di Gianluca “DottorKillex”Arena


Dopo la nostra prova diretta della corposa demo rilasciata la scorsa settimana sullo shop digitale di 3DS, ecco giunto il momento del giudizio finale, dopo tre settimane trascorse in compagnia di Bravely Second End Layer, sicuramente uno dei prodotti più attesi del 2016 per tutti i possessori della console stereroscopica di mamma Nintendo.
Come avrà reagito Square Enix all’inatteso successo del predecessore?Quanto pesa aver giocato il prequel per chi volesse imbarcarsi nell’impresa?Quali sono le novità di questo secondo capitolo?
Per le risposte a queste ed altre domande, non vi resta che leggere la nostra recensione.

Ritorno a Luxendarc

Nel tentativo di garantirsi continuità narrativa con il primo capitolo, ma con il rischio di alienare quanti non lo avessero giocato, il team di sviluppo che fa capo al director Nakahara ha ambientato le vicende di questo seguito nello stesso universo che ha fatto da sfondo a quelle del precedente episodio, non facendosi scrupolo di riutilizzare personaggi, luoghi e situazioni che coloro i quali hanno amato Bravely Default non potranno non apprezzare.
A conti fatti, gli unici due personaggi veramente inediti, perlomeno nel ristretto cast di protagonisti, sono rappresentati dal timido Yew Geneolgia, erede di una delle casate più nobili di Gathelathio, cittadina costiera ad est di Eternia, alter ego del giocatore, e da Kaiser Oblivion, il misterioso uomo mascherato visto nei trailer diffusi nei mesi scorsi, che vestirà i panni del villain.
Nonostante qualche cliché di troppo nella caratterizzazione del personaggio di Yew, in particolare durante il primo quarto dell’avventura, il lavoro di scrittura rimane molto buono, anche se, a mio avviso, un gradino sotto quello dell’eccellente capitolo d’esordio: qui i dialoghi si fanno più numerosi e più consistenti, l’esposizione è talvolta eccessiva e i continui rimandi ad avvenimenti e persone di Bravely Default non sempre verranno colti dai neofiti della serie.
L’intreccio in sè, come spesso accade, è banale, visto che il cattivone di turno rapisce Agnes Oblige, divenuta nel frattempo somma sacerdotessa del Cristallismo, e semina distruzione indifferentemente sia tra le fila dei credenti sia tra quelle di Eternia, storica rivale della religione dei cristalli, con la quale solo alla fine del primo episodio sembrava aver sancito una tregua.
Dopo un inizio lento, comunque, non mancheranno colpi di scena, cammei graditissimi e svolte inaspettate, per una storia che, nel complesso, tiene alto l’interesse per la cinquantina abbondante di ore necessarie a vederne la conclusione.

Un ritocchino veloce

Nessuna delle dinamiche di gioco che avevano caratterizzato il titolo originale è stata rivista, con il team di sviluppo che ha preferito ampliare, aggiungere ed affinare piuttosto che tagliare qualche ramo secco: i due cardini rimangono ancora il battle ed il job system, che consentono al giocatore di modellare l’avventura a suo piacimento.
L’aggiunta di dodici nuove classi, tra cui spiccano lo Stregone, il Cocchiere e l’Esorcista,  consente una libertà di personalizzazione pressoché infinita, responsabilizzando, nel contempo, il giocatore, visto che determinate combinazioni si riveleranno più efficaci di altre, soprattutto in occasione dello scontro con i boss.
Si può cambiare classe in ogni istante, senza alcuna penalizzazione, mantenendo le abilità primarie e secondarie che si sono imparate con le altre classi precedentemente selezionate, così da creare personaggi a tutto tondo, esperti nella magia quanto negli attacchi fisici, e che non disdegnino l’utilizzo dell’arco, giusto per fare un esempio.
Se, per bilanciare la creazione di personaggi potenzialmente onnipotenti, il primo capitolo proponeva un livello di sfida sostenuto, comunque scalabile, questo secondo episodio ammorbidisce la difficoltà, quantomeno al livello Normale, confermando l’intenzione degli sviluppatori di aprire il brand ad un pubblico più ampio possibile.
Tutte le aggiunte, a ben vedere, vanno in questa direzione: il Bravely Second, una mossa speciale che congela il tempo e permette di infierire sui nemici immobili, semplifica notevolmente alcune boss fight, i venditori sparsi per le mappe consentono adesso di riposare come qualsiasi locanda, permettendo di recuperare tutti i punti vita e quelli magici a ridosso di uno scontro campale, e, come se non bastasse, di quando in quando è possibile imbattersi in volpi, potendo usufruire di una tenda improvvisata, e, con essa, di un recupero totale.
Il consiglio per i veterani, quindi, è di iniziare la partita al livello Difficile, perché questo corrisponde, grossomodo, a quello normale di Bravely Default.
Per il resto, la struttura di gioco è quasi immutata: la possibilità di usare le abilità Brave (più turni in sequenza) e Default (rinunciare al turno, ponendosi sulla difensiva) aggiungono ancora un livello di strategia notevole ai combattimenti, mentre i dungeon, ricchi di strade secondarie e bivi che portano a scrigni contenenti equipaggiamento e oggetti, sono ancora graziati da un buon level design, che si farà sempre più complesso di pari passo con l’incedere dell’avventura principale.
La sacra triade dei JPRG (dungeon-città-dungeon) non viene sconvolta, ma piuttosto vivacizzata da uno stile di gioco flessibile, user friendly, che reinterpreta in chiave moderna molti degli archetipi classici del genere di appartenenza.

Stato dell’arte

L’eccellente direzione artistica e la bontà del comparto tecnico del primo capitolo tornano splendere in questo seguito: mantenendo intatti il character design, i fondali ricchi di particolari, la palette cromatica ampia e sempre vivida, Square Enix confeziona uno dei titoli più belli da vedere dell’intera libreria della console ospite, che pure è giunta all’ultimo terzo del suo onorato ciclo vitale.
Il set di animazioni è stato ulteriormente arricchito, rendendo i movimenti dei personaggi (anche non giocanti) sempre più fluidi e credibili e tutta la colonna sonora, pur debitrice rispetto a quella del prequel, una continua carezza per le orecchie dei videogiocatori, soprattutto di quelli che si muniranno di un paio di cuffie di qualità.
Al di là dei gusti personali e della risoluzione non ottimale, giocato su New Nintendo 3DS, Bravely Second rappresenta uno dei giochi di ruolo giapponesi più belli tra quelli approdati su un device portatile, compresa PSVita, ben più performante della macchina Nintendo, e questo la dice lunga sulla bontà del lavoro svolto dal team giapponese e da Silicon Studio.
Difficilmente, infine, verrete a capo di questo titolo prima di una cinquantina di ore abbondanti, a seconda di quante delle missioni secondarie deciderete di intraprendere: il mio consiglio è di non perderne nemmeno una, perché ognuna di queste sblocca una classe altrimenti non disponibile.

Commento finale

Sebbene non così splendente come il suo diretto predecessore, Bravely Second End Layer è un diamante di rara bellezza, dotato di un sistema di combattimento e di uno di classi che funzionano come orologi svizzeri, e garantiscono al giocatore un livello di personalizzazione incredibile.
Peccato, allora, per il riutilizzo di un gran numero di asset, personaggi e location del capostipite e per una narrativa che fa troppo affidamento su dialoghi prolissi, ma, nonostante questi peccati veniali, l’ultima fatica del binomio Silicon Studio – Square Enix merita l’attenzione di tutti gli amanti dei giochi di ruolo giapponesi tra i possessori di 3DS.

Articolo a cura di Redazione Player.it

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