Lost Planet 3 – Recensione


Il primo Lost Planet fu uno dei titoli chiamati a dare una forte spinta a Xbox 360 nel mercato giapponese, da sempre piuttosto “ostile” nei confronti delle console di casa Microsoft, e in fin dei conti anche uno dei primi videogiochi in grado di sfruttare come si deve la potenza di quella che, allora, era una macchina di nuova generazione. Come vogliono le leggi del mercato moderne, il titolo è passato anche su PC e PlayStation 3 senza mantenere tuttavia la medesima qualità del prodotto originale: colpa di conversioni scadenti che iniziarono a gettare ombre sul franchise.

Lost Planet 2 arrivò nel 2010 su tutte e tre le piattaforme, con un leggero ritardo su PC, rappresentando però quasi un taglio netto rispetto al predecessore, focalizzandosi di fatto sulle modalità multiplayer quando il primo episodio era al contrario particolarmente concentrato sulla storia e sul single player. Con Lost Planet 3 si è provato a riportare il franchise alle origini della serie: per la prima volta affidato a un team esterno, Spark Unlimited (Turning Point e Legendary: The Box), l’intento era quello di riprendere lo stile del capitolo originale. Ma se tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, Spark Unlimited ha trovato un vero e proprio oceano impossibile da superare. Soprattutto per colpe proprie.

A spasso su E.D.N. III
Lost Planet 3 racconta gli inizi della colonizzazione del pianeta E.D.N. III, qualche tempo prima gli eventi narrati nel primo episodio. Protagonista della storia è Jim Payton, operaio della NEVEC incaricato di esplorare il pianeta alla ricerca della misteriosa quanto utile Energia Termica che permette la vita in un mondo altrimenti inospitale per via delle glaciali temperature. La storia viene narrata attraverso classiche cut-scene, intervallate da dialoghi con i vari personaggi non giocanti in stile gioco di ruolo, ma a causa dei ritmi eccessivamente diluiti si fatica ad affezionarsi ai protagonisti, e sebbene sia presente qualche bel colpo di scena, è difficile venire catturati da quanto raccontato su schermo.

Anche perché quanto viene offerto gameplay alla mano finirebbe per rendere vana anche la trama più bella di sempre nella storia dei videogiochi. Il problema principale riguarda una evidente mancanza di direzione da parte dallo sviluppatore, palesemente confuso sul tipo di esperienza da offrire con Lost Planet 3. Sebbene le promesse iniziali parlassero semplicemente di un ritorno alla filosofia di Extreme Condition, bastano poche ore di gioco per capire che in realtà l’ispirazione più grossa è in realtà arrivata da Dead Space 3, persino imitato nella gestione dell’interfaccia utente. Una similitudine sciocca ma alquanto evidente, che però è evidente come non funzioni.
Ma sono attimi. Attimi in cui sembra di giocare Dead Space 3. Attimi in cui il gioco sembra trasformarsi in un emulo di Gears of War. Attimi in cui finalmente il gioco prova a essere un Lost Planet. Fallisce in tutti i casi. Perché se Lost Planet 3 non ha i momenti ad alta tensione di un Dead Space e la stessa qualità del gameplay di Gears of War, non ha neanche la grazia, la libertà d’azione e il tipo di esperienza ludica che Lost Planet sapeva offrire.
Se si volesse sintetizzare Lost Planet 3 in un concetto alquanto semplice si potrebbe raccontare di un gioco che richiede all’utente di prendere possesso dell’Utility RIG, una sorta di mech utile alla trivellazione e all’esplorazione del pianeta, recarsi sul luogo della missione, scendere, far strage di Akrid, completare l’incarico, tornare indietro. E spesso per tornare indietro si intende letteralmente…tornare indietro, perché Lost Planet 3 richiede molte volte di rifare il percorso al contrario per tornare alla base.

Spark Unlimited ha provato infatti ad applicare alla struttura un concept open world che di fatto si vede solo a tratti. Sebbene l’ambientazione di gioco sia potenzialmente molto grande, il tutto è diviso in piccole sezioni che richiedono peraltro ogni volta lunghi caricamenti prima dell’accesso. È snervante e una soluzione che spezza di netto il ritmo di un gioco che avrebbe bisogno magari non di azione continua, ma sicuramente non dovrebbe rendere l’esplorazione, uno dei capisaldi del primo episodio, una lunga, lenta e noiosa passeggiata poco fruttuosa.
E neanche fucile alla mano la situazione non migliora. Lost Planet 3 presenta infatti anche un grave problema con i controlli, affatto precisi, con un lag molte volte evidente e di certo non aiutati da movimenti del personaggio talvolta goffi e che rischiano di rendere difficili anche gli scontri più semplici. Sono presenti perlomeno diverse tipologie di avversari e anche enormi creature che rappresentano di fatto i boss della situazione, ma in tutti i casi le modalità per sconfiggerli sono sempre le stesse e il sistema si riduce alla noia in poco tempo.

A salvare parzialmente il prodotto sono di fatto il multiplayer e il comparto tecnico. Andando con ordine, le modalità multigiocatore competitive riescono a essere divertenti e di certo la parte meglio riuscita del gioco, con una sorta di modalità Orda che in realtà mette in competizione tra loro le squadre presenti e una modalità Scenario in cui due squadre devono risolvere vari incarichi lungo le mappe, paradossalmente più varie e meglio progettate rispetto quelle del single player.
Il comparto tecnico è impreziosito dalla presenza dell’Unreal Engine 3, al debutto nel franchise, che riesce perlomeno a offrire un impatto visivo soddisfacente in molti punti, con ambienti evocativi e anche qualche effetto niente male. Peccato solo per una ottimizzazione scadente: aldilà dei lunghi e continui caricamenti, bisogna mettere in conto anche un frame rate decisamente instabile, specialmente nelle situazioni più concitate. Bene complessivamente l’aspetto sonoro, tra un buon doppiaggio in italiano e discreti effetti e colonna sonora.

Commento finale
Lost Planet 3 strappa una risicata sufficienza grazie soprattutto alle modalità multiplayer, a un comparto tecnico tutto sommato buono e una seconda parte dell’avventura in singolo decisamente migliore rispetto le noiosissime prime ore.
Ma il pacchetto non convince. Spark Unlimited non è riuscita a dare identità al suo prodotto, confusa tra il voler offrire una esperienza simile a Dead Space, Gears of War e il primo Lost Planet, a cui si sarebbe unicamente dovuto ispirare.
Il risultato è un mix che non funziona, diverte solo per qualche raro momento riuscito e costringe il giocatore alla noia in diverse situazioni, soprattutto per via di soluzioni di level design alquanto discutibili che sembrano messe lì giusto per allungare forzatamente una longevità che, senza lunghe camminate a bordo del proprio Utility RIG, sarebbe stata probabilmente ridicola.
Lost Planet 3 rischia di essere di fatto la fine ingloriosa per un franchise che non è mai stato sfruttato al massimo delle potenzialità. Ricorderemo con affetto il primo, bellissimo e divertente Lost Planet: Extreme Condition, sperando che in futuro Capcom riesca a tornare davvero alle origini, magari affidandosi nuovamente a un team interno.

Ti è piaciuto l'articolo o hai perplessità?
Entra nel nostro gruppo Facebook o sul gruppo Telegram!

Articolo a cura di Redazione Player.it

Account redazionale di Player.it, con questo account verranno proposti editoriali, speciali e post condivisi dall'intera redazione, inoltre, in questo profilo c'è l'intero archivio di articoli di games.it

Assassin’s Creed 4: Black Flag – Anteprima

Bambino spara alla nonna: Take-Two risponde alle accuse contro GTA IV