Fable 3: Recensione


Recensione di Fabiano “Deimos” Zaino

Fable 3 è uscito ieri ma noi di player.it, eravamo già da qualche giorno nella lussureggiante terra di Albion per scoprire e divertirci con le novità portate alla luce da questo terzo e forse non ultimo (come alcune voci direbbero) capitolo della trilogia iniziata da Peter Molyneux nel 2004.

VECCHIO E NUOVO
Le dinamiche di base al nuovo gioco di casa Lionhead, restano le medesime che abbiamo potuto apprezzare nei precedenti capitoli: abbiamo un eroe di sesso maschile o femminile, a scelta del giocatore, che dovrà correre da una parte all’altra del regno di Albion per completare una serie di quest principali o di missioni secondarie. Avremo poi modo di affrontare tutta una serie di problemi legati alla crescita del personaggio, alla vita sociale e, cosa davvero nuova, alla gestione del regno.

Alla base della storia, come magari i più sapranno, troviamo un eroe che è il figlio dell’attuale sovrano di Albion e cioè il vecchio eroe di Fable 2 che nel tempo è diventato un sovrano cattivo: questa situazione calza a pennello per chi come me si è giocato la campagna precedente in modalità cattiva dall’inizio alla fine.

Insomma, con il nostro Padre Sovrano uscito di testa, dovremo scappare dal castello alla ricerca di una o più alleanze atte a soverchiare il regime tirannico su Albion. Il tutto, ovviamente sempre condito da quel sano humor nero drammatico delle opere di Molyneux.

A SPADA TRATTA
Una delle prime impressioni che mi sono fatto è che Molyneux, abbia voluto far pressione sul giocatore con una serie quasi incessante di combattimenti. In Fable 3 ci si scontra ogni minuto sia con piccoli gruppi di persone, briganti o soldati che con vere e proprie fazioni del mondo di Albion.

Purtroppo però, se da una parte gli scontri si contano su tutte le dita di una mano, la loro semplicità di esecuzione risulta davvero sconcertante al pari che se nei primi due capitoli vincere gli scontri era facile, qui risulta ancora più semplice.

Questa semplificazione riguarda da sempre i titoli della saga di Fable ma qui sembra davvero esagerato e si ha quella sensazione di onnipotenza fin dalle prime battute del gioco.

Adesso, io capisco che forse questo fattore è stato pensato per le masse ma allora viene lecito aspettarmi di richiedere un menù in cui io possa determinare la  difficoltà del gioco da facile a difficile, come gran parte dei giochi sul mercato.

La vera bruttura di una manovra semplificata come questa, risiede nel fatto che il giocatore non sente davvero il peso dei combattimenti.

Stessa identica cosa per quanto riguarderà le scelte morali atte a costruire un regno “giusto” o “sbagliato”.

Il punto principale rimane che lo studio di programmazione andrà a premiare solamente alcune situazioni considerate giuste e non le scelte sbagliate che il giocatore potrebbe realizzare per il puro fine di vedere come andranno le cose.

Certo, se la base del gioco si basa su un Tiranno, mi sembra scontato che l’eroe agisca diversamente però si è persa anche quella voglia di “male” che contraddistingueva in maniera divertente Fable 2.

Fra le semplificazioni del gameplay, cito anche la sparizione di quasi tutti gli elementi a schermo che contraddistinguevano i precedenti capitoli.

Davvero doveroso aggiungere di come sia scomparsa anche la barra della vita, vera e propria moda degli FPS moderni. In pratica, quando saremo feriti gravemente (se ci si arriva), comparirà la possibilità di usare una pozione per tornare a pieno regime.

Anche l’inventario ha subito una leggera modifica dal precedente capitolo ma non di tanto: adesso per modificare gli attributi del personaggio, cambiarci o scegliere le armi, dovremo accedere ad una sorta si “santuario”.

Purtroppo, come detto poco sopra, tutte queste modifiche non hanno davvero giovato sul gameplay ma anzi sono riusciti a rendere Fable 3 un gioco affrontabile anche da un bambino di tre anni. Nulla per cui ci si possa offendere, sia ben chiaro anzi, ma quella sensazione di facilità vi rimarrà addosso dall’inizio alla fine dell’avventura.

SGARGIANTE E COLORATO
Albion è sempre stata colorata e sgargiante ma qui più che mai, le limitazione del motore grafico si scoprono in maniera ulteriore.

Correre da una parte all’altra del regno continua ad essere divertentissimo ma rendiamoci conto che si parla sempre di pareti e confini invisibile che non ci permetteranno di esplorare liberamente le zone di gioco.

Questa frustrazione la si sente in maniera crescente durante tutti i viaggi per Albion in cui il giocatore si imbatte in panorami mozzafiato che non possono essere raggiunti perché non ci è permesso nuotare fino all’altra riva o non ci è permesso arrampicarsi in una salita di pochi passi. Poco dinamismo dunque che si va prepotentemente a scontrare con sezioni di mappe da cartolina, il tutto condito con effetti di luce e con una modellazione generale davvero eccellente sia per quanto riguarda tutti gli edifici che i personaggi in gioco.

L’esplorazione resta comunque un tassello importante alla ricerca di centinaia di oggetti nascosti o di tesori sottratti e scopribili solo grazie al fiuto del nostro fidato amico a quattro zampe.

SEI DIVISO DUE UGUALE 3
Fable 3 esce dopo sei anni di gestazione, sulle spalle di due giochi precedenti davvero belli ma ricchi di limitazioni estetiche e di gameplay.

Purtroppo, anche in questo caso, l’avventura non riesce davvero a decollare sotto molti punti di vista, banalmente semplificati non si sa per quale motivo o per quale target di giocatori.

Eppure il gioco diverte e anche tanto ma bisogna inquadrarlo in un contesto poco dinamico e molto scanzonato perché di difficile in Fable 3 non c’è davvero nulla.

In poche parole, si potrebbe dire che Fable 3 è un grosso DLC del secondo capitolo: aggiunge qualcosa di nuovo ma senza davvero elevarsi in nulla.

Purtroppo però, questo fantomatico DLC, è in verità venduto come un gioco stand alone con un terzo numero davanti al nome originale.

Votazione finale: 8/10

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Articolo a cura di Redazione Player.it

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