Nasce la HushCrasher Classification System (HCS), sistema di classificazioni che punta a stabilire, in maniera quanto più oggettiva e precisa possibile, quale gioco possa considerarsi un indie e quale no.
Un gioco come Clair Obscur: Expedition 33, arrivato dal nulla e in grado di battere ogni record di statuette ai The Game Awards, non è certamente qualcosa che può passare inosservato. In tanti non hanno visto di buon occhio il trionfo “erga omnes” dell’opera prima di Sandfall, ritenendo determinati titoli decisamente più meritevoli. C’è chi però si è spinto oltre, ritenendo che il titolo non avrebbe nemmeno dovuto gareggiare in determinate categorie.

Le due categorie che hanno fatto maggiormente storcere il naso sono state quella di miglior gioco Indie e miglior Indie di Debutto. In entrambe ha trionfato Clair Obscur, portando molti a chiedersi dunque, cosa si intenda effettivamente per “gioco indie“, data l’estrema eterogeneità dei titoli ivi presenti. Per evitare che l’interpretazione dei singoli corresse fin troppo veloce, un team di ricercatori indipendenti sta tentando di sviluppare un sistema di valutazione basato su criteri solidi e oggettivi.
Esistono vari livelli di indipendenza
Per riuscire a trovare una risposta definitiva all’annosa quaestio:“cos’è un gioco indie?”, dei ricercatori hanno dato vita all’HushCrasher Classification System (HCS). Si tratta di un sistema di classificazione che punta a creare una “cornice interpretativa”, basata su due criteri granitici per stabilire il grado di indipendenza di un videogioco: lo spazio occupato su disco e numero di sviluppatori riportati nei crediti di gioco. Si farà ovviamente un distinguo tra chi ha lavorato attivamente al gioco e chi rientra semplicemente tra ringraziamenti speciali e playtester.
Il sistema utilizzato per dare vita al sistema, ha richiesto una ricerca che è partita dalla raccolta di dati di tutti i giochi pubblicati su Steam a partire dal 2006. Per l’elencazione dei crediti, si sono affidati a Mobygames “un database collaborativo sui videogiochi e sulle persone che li hanno realizzati”. Una prima classificazione ha riguardato caratteri di possibile ampiezza di un gioco, dalla lunghezza e dalla varietà dei crediti allo spazio su disco fino alle lingue disponibili e tanto altro; infine, tramite un algoritmo di clustering sono state identificate varie categorie di giochi.

Sono state inquadrate 4 categorie di giochi cui far riferimento. I giochi Kei sono quelli a “sviluppatore singolo come Undertale, Papers, Please o il nostrano Citizen Pain. Sono accettati anche titoli con pochi sviluppatori (due, tre), d’altronde il termine “Kei” indica dimensioni ridotte, rifacendosi al celebre marchio d’auto giapponese; giochi Midi sono quelli realizzati da studi piccoli e medi, con titolo come Hades o Valheim giusto per dirne un paio.
Si continua con i giochi AA, sviluppati da team decisamente corposi, che contano centinaia di persone esclusi i collaboratori esterni e possono vantare già budget milionari; si chiude con i giochi AAA, categoria che include praticamente tutti i grandissimi titoli, con budget fuoi dall’umana concezione e team giganteschi sparsi per il globo. Si tratta di un primo sistema, che gli stessi autori definiscono come una sorta di “versione 1.0” ma che rappresenta una risposta fortissima al pastrocchio a cui i TGA hanno ormai abituato il pubblico.
