Stardew valley: da indie game di successo a gioco da tavolo il passo è breve

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Stardew Valley, famoso “simulatore di fattoria” indie, non è più soltanto un videogioco, ma anche un gioco da tavolo cooperativo sviluppato nel giro degli ultimi due anni dal responsabile della versione digitale Eric Barone e dal designer Cole Meideros.

Progettato per partite da uno a quattro partecipanti, Stardew Valley mira ad adattare le varie componenti del gameplay (come l’estrazione mineraria e la coltivazione) alle logiche da gioco da tavolo.

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L’obiettivo del gioco è il completamento degli “Obiettivi del nonno” e quelli del Centro Sociale, esattamente come nella controparte digitale. I giocatori, seguendo una logica di piazzamento, portano a termine i compiti e raccolgono risorse posizionando a turno le loro pedine sul tabellone e impegnandosi in un’attività di loro scelta: estrarre risorse nelle miniere, pescare sulla spiaggia, e, naturalmente, coltivare i campi nella fattoria. Non manca neanche l’avanzamento delle stagioni in ogni turno, il che significa che il tempo e le risorse disponibili cambiano durante la partita.

Nel post di annuncio sul suo blog, Barone sottolinea che la versione il regolamento del gioco da tavolo di Stardew Valley è stato progettato per essere profondo e complesso. “È facile da giocare una volta che si imparano le regole, ma non è un gioco breve e dominato da dinamiche “casual””, ha infatti scritto. Ha anche fornito il manuale delle regole, in modo da poter cominciare a prendere dimestichezza con le varie meccaniche.

Anche se il gioco da tavolo sembra più “cervellotico” del videogioco su cui è basato, la quantità di dettagli di questa versione di Stardew Valley fa venire davvero voglia di provarlo.

È possibile acquistare Stardew Valley: The Board Game sugli store online per 55 dollari, ma al momento non abbiamo idea di quando o se arriverà mai in Italia.

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FONTE The Verge

Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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