#FreeFortnite: lo spot di Epic Games ha fatto arrabbiare Ridley Scott

Ridley Scott, Fortnite, Fortnite-Apple, Epic Games-Apple, Fortnite vs Apple, Epic Games vs Apple, 1984 spot

La diatriba fra Epic Games e Apple in merito alla rimozione di Fortnite dallo store Apple (ne avevamo parlato qui) è stata senza dubbio la vera storia videoludica di agosto grazie anche alla straordinaria campagna comunicativa di Epic, ma proprio quest’ultima rischia di coinvolgere il colosso in nuove polemiche.

Avete presente lo spot/parodia del video 1984 di Ridley Scott (celebre e meravigliosa pubblicità Apple che omaggiava le atmosfere del romanzo distopico di George Orwell)? Ebbene, a quanto pare il regista inglese non ha gradito la citazione.

Ad aver creato disappunto nel regista (conoscete Ridley Scott, vero? Qualche titolo: Alien, I Duellanti, Thelma e Louise, Il Gladiatore…) è stata quella che lui definisce una banalizzazione del messaggio che voleva dare all’epoca da parte di Epic Games.

“(…) mi sono complimentato per il fatto che abbiano riproposto il mio spot inquadratura per inquadratura, peccato che il messaggio sia così ordinario, quando avrebbero potuto parlare ci concetti come democrazia o cose profonde” ha infatti commentato il cineasta.

C’è da dire che lo stesso intento di Scott all’epoca era comunque commerciale/propagandistico, con l’obiettivo di far apparire un’azienda-Apple-come la resistenza contro lo strapotere di IBM, all’epoca sua potente avversaria.

Cosa ne pensate? Credete che il buon Ridley abbia ragione? Oppure la sua posizione vi sembra un po’ esagerata?

Ti è piaciuto l'articolo o hai perplessità?
Entra nel nostro gruppo Facebook o sul gruppo Telegram!
FONTE IGN

Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

Ary and the Secret of Seasons | Recensione (PC)

Surgeon Simulator 2 | Recensione (PC): chirurghi per caso