EA: “Non faremo gli stessi errori con le microtransazioni”

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EA non vuole commettere gli stessi errori

Gli ultimi mesi per EA non sono stati semplici a causa di scelte aziendali non poco discutibili. Patrick Söderlund di EA ammette che la polemica attorno a Star Wars: Battlefront 2 e alle microtransazioni ha avuto effetti sulla compagnia e sulla sua immagine.


Non si tratta di conseguenze economiche, infatti, EA è un’azienda assolutamente florida da quel punto di vista, ma la sua immagine agli occhi dei giocatori ne è uscita un po’ malconcia. Patrick Söderlund, che in precedenza era a capo degli studios di EA, è stato nominato Chief Design Officer e ha voluto chiarire la posizione della società a riguardo.

Dopo le recenti controversie sull’uso di microtransazioni e loot box in Star Wars: Battlefront 2, Söderlund ha ammesso, rispondendo alle domande di The Verge, che EA abbia fatto degli errori, ed è responsabilità del management correggerli.

Ti mentirei se dicessi che quello che è successo con Battlefront e con tutto ciò che è inerente alle loot box non abbia avuto un effetto su EA come azienda e un effetto su di noi come management. Di conseguenza, la gestione della società cercherà di non ripetere questi errori e ciò inizierà con i meccanismi di monetizzazione approvate per i giochi in arrivo.

Abbiamo intrapreso delle iniziative importanti come compagnia per rivedere il nostro sistema di monetizzazione, le loot box e altre cose presenti nei nostri giochi prima di immetterli sul mercato.

Söderlund ha aggiunto per gli errori commessi non si ripeteranno in Anthem e Battlefield:

Per i giochi che arriveranno in seguito, come Battlefield o Anthem, abbiamo ben chiaro il fatto che non possiamo permetterci errori del genere, e non li commetteremo.

Söderlund promette inoltre di cambiare ciò che i giocatori non amano, ma è anche consapevole di come i giocatori vedano EA oggi. “È chiaro che i giocatori vedono l’azienda in modo diverso da noi”.

In questa situazione, come membro del team esecutivo, come colui che gestisce tutti gli studios, devo prendere sul serio ciò che pensano i giocatori.

È chiaro che l’inclusione della meccanica pay-to-win in Star Wars: Battlefront 2 sia tornata indietro come un boomerang in un modo che nessuno avrebbe potuto prevedere.

Queste cose fanno arrabbiare sempre i giocatori, ma la questione legata alle loot box ha creato scompiglio anche sul piano politico e giuridico. Molti paesi, infatti, si sono interrogati sul legame tra casse di bottino e gioco d’azzardo. I legislatori degli Stati Uniti si sono proposti di impedire la vendita di giochi contenenti loot box a chiunque abbia meno di 21 anni.

Ricordiamo che Battlefront 2 ha riattivato le microtransazioni con una patch rilasciata prima del fine settimana. Queste però sono limitate agli articoli cosmetici e DICE ha rimosso del tutto gli oggetti contenuti in loot box casuali, il che significa che i giocatori pagheranno solo per quello che desiderano.


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Articolo a cura di Michele Longobardi

Laureato in Lettere moderne, scopro la passione per il giornalismo quasi per caso. I videogiochi sono il mio più grande amore e così decido di coniugare le due cose. Il giornalismo videoludico diventa la mia forma finale.

Per me i videogiochi sono una forma d'arte e guai a dirmi il contrario.

Appassionato di tutto ciò da cui sgorga sangue: cinema horror (registi preferiti Argento e Romero), letteratura gialla e dell'orrore (autori preferiti Christie, Poe e Lovecraft) e ovviamente i videogiochi del genere (Silent Hill e Resident Evil sopra ogni cosa).

Il mio videogioco preferito di sempre è Fahrenheit che ho finito un numero non precisato di volte, da lì scaturisce la mia ammirazione per tutti i lavori di David Cage.

La mia "carriera" videoludica è segnata da un marchio da cui non sono mai riuscito a staccarmi: PlayStation! In circa 20 anni di gaming, ho completato più di 600 titoli.

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